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Te ne sei andato
Scritto da Ippi
Categoria: Altro
Scritto il 10/12/2012, Pubblicato il 10/12/2012, Ultima modifica il 10/12/2012
Codice testo: 1012201220943 | Letto 996 volte

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Nota dell'autore Ippi:
Te ne sei andato

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Sei andato via 16 ottobre 2011
Mi volto e guardo il posto accanto a me, in macchina, perfettamente vuoto,
comincio a raccontarti un pensiero, un fatto e tu non ci sei. Ti faccio la linguaccia nella speranza che tu mi spinga, mi sorrida ,ma sento che sei andato via.
Meglio così, diresti tu, meglio così, dico anche io.
Era solo suggestione, pericolosa, mi dici tu, parlare con te, come se tu fossi accanto, parlarti, scherzare, chiederti consiglio su ogni cosa, e mentre parlavo con uomini e donne, girarmi e vederti seduto di lato, nel mentre sorridi oppure fai segno di stare zitta, di non parlare, di aspettare.
Ma cosa è stato non so definirlo, tu dici il virtuale, mi dici che a tutti succede così, prendono per vero un sogno, un legame .
Ma io lo sai non ho mai sognato, io vivo di già al di là del reale, non ho mai pensato se c’eri o non c’eri, per me eri solo la possibilità di un vero reale parlare e parlare con un essere umano, reale, vivente, non letterario, un uomo diverso dai tanti avvocati, ingegneri architetti che vedo ogni giorno per necessità.
Avrei mai parlato ad un collega quaggiù?
Io penso di no, non l’ho fatto mai, per me gli uomini, i miei colleghi, erano squallidi, senza spessore, erano uomini grigi e spenti, oppure boriosi e prepotenti.
Ad uno di questi io feci una nota, sul registro di classe, proprio come un alunno.
Lui, urlò per un po’, disse che ero una pazza, che mai nessuno si era permesso, che io non potevo, ma poi i colleghi ne furono felici, l’avevo punito per tutti e lui capì ed ora dopo tanti anni, quando mi incontra, mi saluta quasi con un inchino, è diventato un racconto, una leggenda ,nella sua stori a, nella mia storia.
Ad un altro scrissi una lettera di rimprovero, non ne potevo più, i ragazzi mi venivano dalla palestra sudati, bagnati, lo scrissi, dopo aver tanto parlato.
Ma poi sono buona, sono affettuosa e gli stessi colleghi ai quali a volte urlavo gli orrori che loro facevano, che facevo anch’io, capivano e stavano zitti.
Mi apprezzavano, io ero diversa, arrivavo la prima, prima degli stessi bidelli, con libri quaderni, fogli, giornali, cadevano fogli e loro, mentre salivo in classe, mi raggiungevano, mi porgevano frasi ,parole, pensieri che avevo lasciato volare sulle scale.
Poi questo anno sei arrivato tu, uno scrittore, un uomo velato, un uomo fissato, peggio di me.
Ho sempre pensato, ma guarda che scrive!, ed ho preso a scriver ,a scrivere, senza strappare, su Paolo e Diana, e su Taormina.
E quando a maggio ho ripreso a scrivere volevo sapere se avevi finito un racconto iniziato, e quando a maggio ho detto vediamo chi c’è aldilà del muro, dello schermo piatto, non mi sono delusa, perché lo sapevo, io lo sapevo che quel che era strano non era il virtuale ma l’essere umano che pian piano svelavo.
Ho fatto di tutto, ho pensato di tutto, di tutto di più, ho trascorso un’estate in un romanzo, in tanti romanzi, ed ora,lo vedi?,vado ad un convegno ,proprio sul romanzo, Lo vedi???
Tutto ha un senso, niente si perde, se tocca il nostro sentire più vero ,tutto si perde se non ci interessa.
Ed anche se ora sei andato via, e per casa non posso più offrirti un caffè, posso però completare un romanzo ,curare le bozze, leggere gli scritti che mi manderai, curare davvero una biografia, che per quanto riguarda noi soli, inevitabilmente riguarda noi tutti, prodotti di un ‘epoca inquieta, indecente, di un’epoca stanca e in disfacimento.
Ma quel che ci da il rispetto e l’orgoglio del nostro vissuto è quel sentirsi diversi, diversi davvero, da un semplice atto di sopravvivenza.

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