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Passione senza tempo
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 12/06/2018, Pubblicato il 12/06/2018 13.53.21, Ultima modifica il 12/06/2018 13.54.29
Codice testo: 1262018135321 | Letto 105 volte

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“Si può fare l’amore anche senza spogliarsi?” pensò tra sé Milena, seduta sopra uno sgabello del bar di un modesto albergo di periferia. Teneva tra le mani le chiavi della stanza numero quindici.
Bevve un sorso di vino bianco e notò gli occhi tristi della donna dietro il bancone, poi pensò a lui, alla prima volta che si erano incontrati durante la presentazione del suo ultimo romanzo.
Ricordava quel giorno come fosse ieri, la sua voice calda e suadente che l’aveva affascinata, il suo aspetto fisico che sprigionava dolcezza e mascolinità allo stesso tempo. Aveva capelli neri e radi, espressivi occhi marroni e un sorriso accattivante.
Alla fine della presentazione del libro si era avvicinata a lui porgendogli la sua copia per farci incidere una dedica.
Quando lei gli aveva detto il suo nome, lui le chiese : “C’è qualcosa di particolare che vorrebbe che le scrivessi?”
“Si, di poter trascorrere del tempo con te, da soli” disse, con un pizzico di malizia nella voce che non sapeva nemmeno di possedere.
Lui la guardò fisso, colpito. Milena ricambiò il suo sguardo. Sentiva che c’era qualcosa che li legava, qualcosa di molto profondo.
Uscirono insieme dalla libreria, le braccia di lui intorno alle spalle di lei. Si erano dati appuntamento per il giorno seguente, in un albergo di Roma.
Quando Milena tornò a casa e aprì il libro, trovò una dedica speciale e inaspettata: “Sento anch’io quello che stai provando anche tu, quest’intimità tra di noi. Chissà, forse ci siamo conosciuti in un’altra vita, forse ci siamo follemente amati.”
La sua mente si risvegliò da quei pensieri. Il bar era ormai vuoto e lei cominciava a sentirsi un po’ a disagio. Sembrava una prostituta in attesa del suo cliente.
Cominciò ad attorcigliare nervosamente una ciocca di capelli fra le dita, quei capelli neri ramati e lisci come la seta che tanto facevano impazzire il suo ex, quei capelli che lui amava tanto definire da sirena.
Strinse il suo bicchiere di vino mentre l’ansia la stava letteralmente fagocitando. Guardò l’orologio che portava sempre al polso: era giunta l’ora.
La camera era la numero quindici. Si trovava al secondo piano. Aprì lentamente la porta e accese la luce. La richiuse. Lui era li, seduto sul letto.
“Non sai da quanto tempo aspettavo questo momento” disse lui, alzandosi e avvicinandosi lentamente a lei “sento una gran sintonia tra noi. Si, sono sicuro che ci siamo amati in un’altra vita”
“Non è che dici la stessa frase a tutte per rimorchiarle?” disse lei con un pizzico di provocazione nella voce.
Lui sorrise. Un sorriso beffardo, elegante, enigmatico. Milena ne rimase colpita, quasi ipnotizzata. Sentiva dentro di sé un disperato bisogno di toccare la sua pelle, voleva essere posseduta da lui, lo voleva ora, voleva che fosse veloce, ma allo stesso tempo lento e dolce. Il suo corpo era pervaso da un brivido di piacere sempre più intenso, sempre più prepotente, un brivido che non riusciva più a controllare.
“Che cosa mi hai fatto, oh mia dolce sirena” disse lui, accarezzandogli dolcemente la schiena e sussurrandogli al suo orecchio con voce carica di desiderio.
“Ti ho fatto una piccola magia” rispose lei poggiandogli una mano sul petto e ascoltando così il battito accelerato del suo cuore.
In un attimo lui la sollevò. Si ritrovò appoggiata al muro, fra di loro solo i vestiti come ostacolo al loro piacere. Lui aveva grandi mani, mani che la stringevano forte mentre la baciava avidamente sulle labbra.
Adesso non era più possibile mantenere il controllo per nessuno dei due. Lui le entrò dentro in modo dolcemente violento. Adesso erano uniti in un intenso e prolungato piacere.
Nella forza dell’amplesso, all’unisono dei loro gemiti, rivissero tutte le loro passate esperienze, il loro fare l’amore in luoghi diversi, con corpi differenti ma sempre con la loro stessa anima.
Milena si sentì rinascere dentro di sé, morire e poi rinascere ancora mentre esplodeva di piacere insieme a lui.
Si lasciarono scivolare a terra, esausti. I vestiti stropicciati e appiccicati al corpo. Milena guardò oltre le sue spalle e vide il riflesso di loro due nello specchio sulla parete di fronte. Ciò che vide la sconvolse: era l’immagine di lei vestita con un busto color azzurro e i capelli sciolti sulle spalle e l’immagine di lui con un vestito nero e una parrucca bianca legata con una coda.
“Ora devo andare” disse lui, abbracciandola dolcemente “Sai, a casa…”
“Non aggiungere altro, ti prego” disse lei, appoggiandogli un dito sulle labbra. Non voleva assolutamente sapere chi l’aspettasse a casa.
Lo guardò rivestirsi e poi lo vide mentre tirava fuori un biglietto dalla sua tasca.
“Questo è per te. Tra un mese. Stessa camera. Stesso albergo.” Aprì la porta “Ci sarai.” E non era una domanda.
Chiuse la porta. Milena guardò di nuovo l’immagine riflessa nello specchio. Sorrise. “Si, ci sarò.”.

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