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Le sabbie mobili
Scritto da EhGià
Categoria: Altro
Scritto il 14/05/2018, Pubblicato il 14/05/2018 16.11.45, Ultima modifica il 14/05/2018 16.11.45
Codice testo: 1452018161144 | Letto 137 volte

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Io sono una, ma nella mia testa siamo tre: io, capitan criceto, e un tarlo di nome "nunmenevadomancosemepaghi".
Non siamo sempre d'accordo e nei momenti di grande confusione, capita che il tarlo abbia la meglio, i desideri e le priorità vengono sovvertite, ti ritrovi in movimento mentre lui sussurra la meta.
Davvero poco originale come idea, è solo un tentativo per rivederti, magari nunmenevadomancosemepaghi ha addirittura qualcosa da dire, basterebbe giusto un pò di buona sorte. Come esperienza insegna, il caso non sempre collabora, avevo bisogno di un'altra possibilità, ormai iniziavo ad apprezzare la veemenza di quell'amico troppo spesso trascurato e che oggi chiedeva il conto, dovevo cambiare le carte in gioco.
Mi appellai alla fantasia e forzai le regole. Probabilmente se ci fosse stato qualche allibratore nelle vicinanze, mi avrebbe dato per perdente, magari mi sarei demoralizzata abbastanza per non proseguire per questa via.
Per colpa di un passo che risultò troppo temerario, mi ritrovai nelle sabbie mobili.
Come è noto ogni movimento in quelle circostanze può risultare letale, e poichè viviamo di banalità, ovviamente i fremiti scuotevano ogni centimetro del mio corpo.
I gesti inespressi, chiesero di uscire tutti insieme, nel classico momento meno adatto.
Chiaramente il signor tarlo aveva messo tutti i suoi averi nella sua piccola valigia e se n'era andato,
lasciandomi sola, ma almeno libera da quei folli pensieri, che al momento non posso che valutare come assurdamente ironici.
Ad ogni respiro m'inabissavo, mai naufragar fu più agrodolce, perchè per quelli dolci c'è bisogno del mare, e da queste parti non si vedeva.
La vita a questo giro non ha offerto nemmeno i limoni, ma solo una valanga di sabbia, peccato, quasi volevo organizzare un business di limonate, si vocifera che in America c'è chi si sia arricchito.
Con una marea di sabbia tutto attorno hai poche possibilità di salvezza, credo convenga puntare sull'arrivo provvidenziale di un cammello.
Mi risultò difficile mantenere la speranza viva, mentre inziarono ad arrivare i primi granelli negli ingranaggi del cervello, sarà forse che anche il capitan criceto al comando della ruota motore, lasciò il comando per andare a comprare un telo da mare, voleva prendere il sole nella piccola spiaggia che si stava formando sotto le sue zampette.
Ormai ero sola, di nuovo io al timone, e non avevo più voglia di correre.
Smisi di ballare questo scomposto swing con la sabbia, per cederle, divisa tra la gioia di non averti raggiunto, era solo una pessima idea, e l'avvilimento, per quella che ormai era divenuta una sicurezza, di non poter più fare nulla nemmeno per me.
Ma come spesso ho detto, il caso per quanto avverso ha sempre la sua tendenza all'equilibrio, può mettere una pezza almeno sui bisogni primari.
Per quanto lo sconforto m'avesse presa, decisi comunque di tenere un braccio alzato per la piccola speranza che sopravviveva, e si nascondeva proprio nell'indice all'insù che i più romantici penseranno stesse puntando il cielo, per chi è un più realista mi rendeva solo un prototipo umano di razzo mezzo affondato.
Non so da dove arrivò nè se compresi realmente ciò che accadde, ma per come la ricordo io, un cammello prese la mia mano in bocca e mi tirò fuori.
Credo che svenni, poichè quando alzai la faccia dalla sabbia non c'era forma di vita nelle vicinanze, avevo solo il segno di vari morsi sulla mano sinistra, deve essere stato complicato per lui salvarmi, gli sono ancora immensamente grata.
Ero un po stanca, mi faceva male la mano, ed ero palesemente spaesata, nemmeno ricordavo come ci fossi finita nel deserto, ma ero ancora viva e ad ancora lì, capitan criceto si era abbronzato abbastanza per tornare al comando della ruota.
Senza sapere bene dove andare m'incamminai nuovamente, per scoprire il luogo in cui questa disavventura m'aveva portato, senza il pericolo di morire, iniziava anche a piacermi.
Addirittura trovai una piccola oasi, in cui trovai nunmenevadomancosemepaghi che bivaccava, a quel punto chiesi a capitan criceto dove avesse rimediato il suo telo da mare e se ne avesse uno anche per me. Decidemmo di riposarci tutti all'ombra di una palma, con la consapevolezza, che sarebbe potuta andare nettamente peggio e con la speranza d'incontrare di nuovo quel cammello per ringraziarlo.

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