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FALCO
Scritto da Nigel Mansell
Categoria: Recensione
Scritto il 14/06/2018, Pubblicato il 14/06/2018 10.11.44, Ultima modifica il 14/06/2018 10.11.44
Codice testo: 1462018101144 | Letto 107 volte

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Un austriaco un giorno mi disse: la sostanziale differenza tra noi e i nostri cugini tedeschi è che noi beviamo il vino.
E' il millenovecentottantadue. Noi siamo sul tetto del mondo, grazie a questa Nazionale indimenticabile. C'è l'idea, forse non proprio giustificata, di essersi finalmente lasciati gli anni peggiori della Repubblica alle spalle. La Milano da bere, con i suoi miraggi ricchi di effetti speciali, inizia ad inebriarci, illudendoci di essere diventati tutti degli yuppies: finalmente tutti ricchi, come tanti americani di Manhattan!
E invece Dalla Chiesa finisce i suoi ultimi cento giorni, abbandonato dallo Stato a Palermo e le BR falliscono l'eclatante rapimento dello yankee in divisa. E si piazzano ancora bombe in centro a Roma: ma intanto ci illudiamo che le nebbie che dissimulano la Cupola e la P2 inizino a dissolversi.
Io inizio le scuole superiori. Non ricordo bene i motivi per cui finì in quell'Istituto, a studiare stenografia e dattilografia, ormai archeologia didattica, che però ancora mi tornano in mente: è probabile che tuttora impegnino irrimediabilmente parecchi file della mia sempre più esigua disponibilità cerebrale.
Ci andavo con quegli autobus arancioni, dove eravamo stipati come su carri bestiame: odore di sudore ed afrore di testosterone nei primi tentativi di fuga libera; brufoli e varie pelurie in ordine sparso sopra le labbra; le tute fruste in maglina, decine di zaini finto militare tra i piedi e i primi Invicta. Come un naufrago, sono in balia nella mia personale tempesta ormonale, irresistibilmente attratto, ma altrettanto inevitabilmente disorientato, dall'incomprensibile universo femminile.
Nel frattempo gli inglesi si riprendono quelle isolette dell'Atlantico, sancendo definitivamente che si deve chiamarle Falkland e non Malvine e di fatto mettendo fine alla Guerra Sucia.
E muoiono Gilles Villeneuve e pure Grace Kelly, entrambi in auto, in ambiti diversi, ma tutti e due stupidamente; ci lascia pure la Bergman. Si massacrano i profughi a Sabra e Shatila.
Fu in questo contesto che Der Kommissar irrompe dirompente, facendosi largo tra le canzonette allora in voga: all'inevitabile impatto, invecchiano immediatamente, schiantandosi miseramente! E' una musica rap, ma le parole sono in tedesco e io assolutamente non potevo capirle, sono come sputate da una mitragliatrice. Solo il ritornello, non poteva essere più chiaro: Der Kommissar, oh oh...
Fino a quel momento, il Der Kommissar, per noi era sempre e solo stato l'Ispettore Derrick di Monaco di Baviera, interpretato dall'imperturbabile ed algido Horst Tappert.
Il cantante è Falco, uno sconosciuto. Un austriaco in mezzo a tante popstar inglesi ed americane, ed è in effetti pure l'anno dell'ineguagliato Thriller di Michael Jackson; eppure il crucco funzionò maledettamente bene, ed infatti fece il botto.
E' un ruvido rap fatto di veloci parole, inanellate senza soluzione di continuità da questo strano e curioso Falco, con la sua sintassi tutta teutonica. Sputate direttamente su di uno spigoloso tappeto, intessuto con un ossessivo giro di chitarra, alquanto incazzata. Pauroso! Non puoi stare fermo, non puoi non cantare: Der Kommissar, oh oh!
C'è anche un video a supporto della hit, che impazza sulle televisioni. Ma è veramente semplice, quasi artigianale, con effetti speciali degni della più scalcinata delle televisioni private del tempo.
C'è questo tipo, un bel uomo in vero. E' Falco appunto, che corre in maniera disarticolata. Dietro di lui scorre un video di auto della polizia con i lampeggiatori dardeggianti, che forse nell'intento degli sceneggiatori dovevano dare l'idea di inseguirlo. Il risultato è posticcio, ma è proprio per questo che nessuno lo dimentica.
Indossa un abito grigio, niente camicia ma una T shirt chiara, come usava ai tempi: in seguito Don Johnson contribuì a far diventare quest'uso un must in quel di Miami. E poi capelli all'indietro, carichi di gel con occhiali tipo ray ban a goccia, scuri: non è assolutamente possibile scorgere gli occhi.
Eppure ti prendeva! Cazzo se arrivava: spaccava, e fece breccia, tra tutti i giovani dell'epoca.
In un attimo è primo in classifica.
Falco, nel mondo, di Der Kommissar ne vendette sette milioni di copie, ed in totale, dei suoi dischi finì per smerciarne settanta milioni.
In realtà si parla di dischi e musicassette, perché il primo CD fu lanciato sul mercato proprio quell'anno, e tardò un po' a diffondersi.
Questo interessante e sconosciuto austriaco, in realtà era Johann Hans Hölzel.
Decise di chiamarsi Falco in onore di Falko Weißpflog un saltatore di sci della DDR. Il vecchio Hansi, il suo nomignolo infantile, non esisteva più. Da allora ci fu solo Falco.
Musicista e cantante capace, dissacrante e anticonvenzionale nei testi, con abiti che non passavano inosservati, prima con il suo gruppo e poi solo, iniziando dalla Germania (allora un po' più piccola), partì alla conquista del mondo.
Ma come sempre, forse è più facile arrivare in cima che restarci. Dopo la parentesi di Rock me Amadeus, iniziò il declino.
La separazione dalla moglie e la scoperta di non essere il padre della figlia, alla quale comunque destinerà un lascito; la difficoltà di intercettare nuovamente, come una volta, l'apprezzamento del pubblico; il denaro improvvisamente giunto copioso; magari altri fantasmi... o chissà cos'altro, lo tirarono giù.
Ed allora la Repubblica Dominicana, fuggire per ritrovarsi... E forse poteva essere la via giusta. Riesce a ritrovare un moderato successo nei paesi di lingua tedesca, i suoi fans comunque non lo dimenticano.
Sicuramente quando acquistò una Mitsubishi Pajero pensò che fosse un'auto molto robusta, ma non bastò: il 6 febbraio 1998 morirà travolto da un bus condotto ad alta velocità.
Verrà riportato in patria da un aereo della Lauda Air, Niki era suo intimo amico. Il jet era già stato battezzato Falco.
Al funerale, stracolmo di gente, furono i motociclisti del video di Rock me Amadeus a portare la bara.
Falco non superò i quarant'anni, ma diventò una star planetaria

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