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La Scacchiera della Vita
Scritto da Cleopa
Categoria narrativa, genere altro
Scritto il 15/09/2007, pubblicato il 15/09/2007, ultima modifica il 15/09/2007
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La Scacchiera della Vita

La scacchiera era stata toccata, ma da chi e come?

L’avevo nascosta a tutti, posizionandola in un posto inaccessibile, chiusa tra le pareti di una stanza che non aveva ne porte e ne finestre, e allora chi mai era potuto entrare, come, quando?

Quante domande a cui non poter dare risposta, e quanta rabbia ora mi attanagliava il cuore, quella scacchiera mi era cara, cara come può esserlo la vita.

L’avevo preservata dalle volubilità del tempo, l’avevo pulita con minuziosa attenzione, pezzo per pezzo, re, regina, pedine e fanti, quanto mi erano cari tutti i suoi pezzi, avevo assegnato ad ognuno un posto, e da quel posto solo la mia mano li avrebbe potuti muovere, perlomeno lo avevo creduto sino ad attimo prima. Ora era di nuovo tutto sottosopra, il re e la regina erano stati spostati, le pedine e i fanti erano in posti che non mi sarei mai sognata, neanche lontanamente di mettere.

Era un giorno funesto questo, non lo avrei dimenticato per il resto della mia vita, non solo la scacchiera era stata rivoluzionata con mosse che a me apparivano insensate, ma cosa ancora più grave, qualcuno aveva violato la mia stanza dei segreti, e quand’anche fossi riuscita a riportare equilibrio nella scacchiera, quel qualcuno ormai conosceva la strada e avrebbe potuto mandare all’aria tutte le mie fatiche nello spazio di un secondo.

Dovevo capire, chi era e come aveva fatto, di quella stanza nessuno ma proprio nessuno ne conosceva l’esistenza, il non aver creato accessi tipo porte e finestre, sino a quel momento mi aveva fatta sentire al sicuro, mentre adesso…angoscia, rabbia, insensatezza mi avevano imprigionata dietro le loro galere.

Quale mano e poi la mano di chi, aveva rivoluzionato la mia scacchiera, ma poi perchè?

Decisi di appostarmi lì, ed attendere che l’autore di questo disastro, facesse di nuovo la sua apparizione, e per spingerlo ad uscire allo scoperto riportai ordine nella scacchiera, rimettendo ogni pezzo al suo posto.

Il re ora era al suo posto, così la regina, cosi i fanti e le pedine, tutto era ritornato in ordine, un senso di tranquillità mi rasserenò:

Ecco così doveva andare, ora sono felice.

Dissi tra me e me, mi accomodai tranquilla in un angolo della stanza dicendo ad alta voce, con un moto interiore di minaccia rivolto a chi aveva portato scompiglio nella mia scacchiera:

Da qui devi passare?

Il giorno trascorse senza particolari eventi, ma del resto io di giorno la stanza la piantonavo con la mia continua presenza, quindi nessuno avrebbe potuto mettere le mani sulla scacchiera senza che lo cogliessi in fragrante, evidentemente il fattaccio era accaduto di notte, quando il sonno mi portava via dalla coscienza.

Ma questa notte non avrei ceduto al sonno, avrei atteso che la trappola scattasse per incastrare l’indesiderato e confusionario manipolatore di scacchiere.

La notte era lunga da trascorrere, mi avvicinai alla mia scacchiera, era bellissima, in puro cristallo, ogni pezzo brillava come il sole, ci avevo messo anni per realizzarla, era fatta interamente a mano e su ogni pezzo ci avevo perso notti e notti di lavoro. Avevo dimenticato di dirvi che ero io l’artista che aveva disegnato e scolpito ogni pezzo di questa preziosa scacchiera, ed ora la osservavo colta da profonda emozione, come se l’avessi vista per la prima volta.

Il silenzio della notte mi aveva sempre terrorizzata, perciò lasciavo che il sonno mi catturasse portandomi via nelle sue notti stellate, tutto pur di non guardare in faccia il nero e triste manto delle mie notti buie, ma questa situazione esigeva la mia presenza e la notte avrebbe dovuto aspettare per spaventarmi, ora aveva al suo cospetto la guerriera e non la piccola creaturina dall’animo fragile che da sempre avevo protetto.

Improvvisamente una sorta di fruscio attrasse i miei pensieri, voltai lo sguardo dalla scacchiera per cercare di capire da dove provenisse il rumore, proveniva dall’alto alzai lo sguardo e con terrore vidi che il tetto della stanza non c’era più, al suo posto potevo distinguere nettamente il cielo stellato di una notte luminosa, e una voce mi raggiunse dicendo:

Stai sognando!

No! No!

Mi apprestai a dire con forza, e nel dirlo mi diedi anche due pizzicotti sulle braccia, per dimostrare a me stessa e alla voce che ero sveglia, anzi SVEGLISSIMA.

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