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Racconti vari
Scritto da Fillo
Categoria narrativa, genere
Scritto il 16/10/2017, pubblicato il 16/10/2017, ultima modifica il 17/02/2018
Letto 295 volte

Commenti (2) Riconoscimenti Condividi Altri testi di Fillo Codice testo: 16102017122349
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Nota dell'autore: Racconti vari

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Titoli:
Le inquietudini del Signor X
Ultimo ma non troppo
Il salto della quaglia
Un potere svantaggioso
Le pulizie di Sora Checca, quando Berta Filava
Peste ne colga
Le opportunità
Temporaneo è il giubilo e il travaglio
La scuola più pazza d’Italia scuola più “scuola” del mondo
Il Paese dei Sogni
Libertinaggi
I Maratoneti
L'appartenenza
................................................................

Le inquietudini del Signor X

Ancora una volta, solo una. Guardando quelle foto, lo avrebbe capito, se ciò che stava facendo era giusto o no. Su di esse, volti. Visi femminili. Ma non solo facce colte nei primi piani. Stavano figure intere, in pose naturali, per niente affettate, perché colte come brani di vita fermata dall’inganno del tempo, tempo a sua volta ingannatore. Erano persone amiche, ma non ancora conosciute tanto da non risultare anche piacevolmente misteriose. Erano le amiche che vivevano qualche chilometro dalla sua casa, ma non tanti che non fosse abbastanza facile rincontrarsi, in una piccola città. Lui se n’era quasi innamorato. Quasi, forse, o forse certamente. Non era facile spiegare l’amore, cosa fosse, dove risiedesse, quanto fosse forte nel suo generoso espandersi nei cuori. E il suo era un cuore debole, che faticava a esprimere alla mente i propri moti convulsi, tanto che era impossibile per lui distinguere le emozioni che contavano da quegli spasmi passeggeri che in ogni vita ritmavano i giorni in minuti ed ore. Guardò le foto per capire se provasse qualcosa per una di loro. O per entrambe, se era possibile.
Lui era malato di love addiction, e di sex addiction. Ma malato era una parola che non era giusto affibbiargli. Sarebbe come stato dirgli: mostro. Come fargli convincere che lui stesso si stesse divorando, come uno stomaco che imbizzarrito rifiutasse d’accontentarsi del cibo per attaccare l’intestino e digerire tutto quanto fino all’ultimo periferico capillare. Lui aveva questa propensione per le donne, le amava tutte, o quasi. E si poteva dire amare? Era amore, quello spingersi per ogni dove alla ricerca di donne, con cui sarebbe stato difficile scambiare anche solo due parole. Eppure questo faceva. Perché quelle del suo passato non gli avevano dato abbastanza. Erano spesso già le fidanzate di qualcuno. E scoprirlo dalla loro stessa ammissione, quando gli pareva di esserci già molto interessato, spesso gli aveva fatto male, talvolta molto male. Per un attimo, gli era pesato come un macigno, come se non ce ne fossero tante altre attorno a lui. Quindi, accortosi dell’errore, dopo un breve periodo di stasi in cui pareva non interessargli cercare qualcuno, ripartiva, con questo suo gioco della caccia alla femmina. (Che cosa lo distingueva dai predatori sessuali? Il fatto di potersi definire un buono? O il fatto che non ci arrivava mai, a prenderle, ad afferrarle, a tenerle fra sé, e probabilmente anche una sua impotenza a farlo, una remora, un non sapere a fondo le regole di quel gioco, da lui inventato, così infantile eppure tetro).
- Ora ti dico quel che penso. Ma tu non mi ascolti.-
- Dimmi.-
- Credo che sia già andata via, ma tu non ti accorgi che lo ha fatto per fuggire da te, perché sei oppressivo.-
- Io? Ma come? Se non la cercassi, se stessi a casa con le mani in mano, sarei io colpevole della mia solitudine. Invece esco, vado, cerco, perché vada come vada almeno ci provo, a vivere, io.-
- Come a dire, tu e noi no.-
- Ma è che a voi non frega.-
- Anche a noi piacciono le donne.-
- Sì, ma sapete stare a lungo senza.-
- Anche tu lo fai.-
- Sì, ma non ho altra scelta, non è che avviene questa cosa piacendomi. Neppure però posso scendere, fare ambarabà ciccì e coccò e scegliere la prima che passa per la via, come fosse un oggetto...-
- Perché tu non le tratti come oggetto, le tue donne, - disse l’amico, e dicendo tue marcò la parola in modo ironico, ma d’una ironia che non faceva ridere, quasi con la nota di un sarcasmo disperato.
- Io no. Se arrivassi a loro, forse sì. –
- Ma tu ti fermi prima.-
- Non io, loro a volte. Più spesso, veniamo fermati entrambi. Io da me stesso, da lei, dall’euforia che mi interrompe invece di spingermi sino ad una fine. Loro da loro stesse, non certo da me, e da una paura, che tu dirai è paura di me ma non lo è, è timore per la conseguenza di quelle azioni, che non essendo previste non sono in una lista delle cose possibili, accettabili, non sono il menù tollerato dei gesti per quella giornata, che deve andare più o meno così, e non altrimenti, e in cui io che vengo dal nulla, non posso avere spazio.-
- Tu sei incorreggibile.-
- Può darsi.-
Accadde poi un fatto che non si poteva spiegare. Le donne presero a inseguirlo, fino a vedere solo in lui la persona da raggiungere. Iniziarono quelle sue amiche. Quelle delle foto. Quindi, le loro amiche. Poi seguirono le donne di quelle vie, attorno alla sua casa, e quelle delle vie circostanti. Tutte a circuirlo, a stargli addosso, in semicerchi e cerchi. Tutte ferme quando le loro braccia chiedevano di andare un poco oltre, per prenderlo, per portarselo via.
- Chi siete! Cosa volete!- gridò una volta. Per spaventarle. Per liberarsi.
Si spaventarono, le tipe. Alcune allora corsero via, altre si allontanavano a passo lento. Ma quando il giorno dopo lo rivedevano, l’assedio si ripeteva, con le stesse protagoniste accompagnate estemporaneamente da chi si trovasse là con loro. La cosa andò peggio quando lui urlò a squarciagola:
- Basta!- una volta che fu esasperato.
Nessuna di esse si ferì tanto da quel grido da piangere. Però lo allontanarono come se fossero lupi mannari che si rendessero conto solo allora di stare per pasteggiare con uno di loro, e non con la bramata carne umana...Da quel momento, non vide più donne se non nelle foto. Dovunque andasse, neanche l’ombra. Sparite. Le commesse dei negozi, erano state sostituite da colleghi maschi! Ovunque! Che cosa era successo? Dovevano essersi coalizzate per un gesto di vendetta... La cosa non gli piacque affatto, perché l’assurdità era fin troppo kafkiana. Fu allora che finì con lo smettere di cercare le donne. Perché ovunque andasse, non le trovava. Interrogò un giorno il migliore amico, ma non sapeva che consigli dargli, e nello stesso tempo non sembrava che il fatto lo stupisse tanto, come se non cogliesse l’anormalità di quell’evento paradossale. La fuga delle donne era una punizione che la vita gli somministrava per fargli capire quanto fossero gravi i suoi errori? Dove erano finite, tutte quante?

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