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Il bacio galeotto
Scritto da Lapis
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 16/05/2018, Pubblicato il 16/05/2018 14.08.50, Ultima modifica il 16/05/2018 18.13.48
Codice testo: 165201814849 | Letto 81 volte

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Nota dell'autore Lapis:
La stessa cosa sogno di farla con una poetessa del sito.

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Ernesto chiuse gli occhi, e avvicinò le sue labbra a quelle di Caterina. Era in uno stato di ebrezza sessuale, e gli girava la testa. Capì che se non avesse avuto conferma del fatto che il desiderio che lo avvampava era anche quello di lei, si sarebbe vergognato a morte.
Sentiva un vuoto allo stomaco, come quello che può provare chi si trova in bilico su un precipizio.
Passarono alcuni istanti, e quando ormai la sfiducia si era impossessata di lui, sentì sul labbro inferiore come un piccolo morso di farfalla. Allora si fermò, e quando avvertì il calore delle labbra di Caterina sulle sue, si abbandonò al piacere.
La lingua dell'amata, calda e umida, premeva dolcemente sulle sue labbra chiuse, e dava l'impressione di voler forzare il pertugio per entrare nell'avida bocca di Ernesto. Allora lui aprì le labbra, ed appoggiò la sua lingua arsa di desiderio, a lungo coltivato, su quella di lei.
I due piccoli organi del gusto iniziarono a sondare i rispettivi sapori, ma l'estasi impediva di assaporare le salive di entrambi al pari di un sensore chimico. Piuttosto era evidente l'inganno del piacere a lungo represso e, così come un assetato che trovi nel deserto un bicchiere di acqua fresca e in quel liquido agognato riesca a sentire sapori e profumi vitali oltre il lecito del vero, così i due amanti andavano assaporando sensazioni che trasformavano i retrogusti salini in vere e proprie armonie voluttuose.
Ora la lingua di Ernesto appariva più avida e spingeva decisamente per entrare nella bocca di Caterina, umida, calda, accogliente. I due corpi si avvicinarono e il petto di lei, prosperoso, ansimava, quasi a cercare ossigeno vitale necessario a prolungare l'amplesso. Nel movimento si gonfiava, premendo su quello di lui che ne traeva un piacere mai provato. Le mani di Ernesto iniziarono a frugare nella camicetta, delicatamente ma in maniera decisa, quasi frenetica. La donna emetteva gridolini, sospiri, miagolii, come una gatta in calore, ed Ernesto non riusciva più a trattenersi, tanto a lungo era stato represso il suo desiderio.
I due corpi ardevano, e ben presto si ritrovarono spogliati, l'uno dalle mani dell'altra, e viceversa. Adesso il contatto epidermico dava nuova vitalità alle lingue, che si cercavano con foga, premendo, cliccando, saltellando nelle bocche, roteando sulle labbra e sulla superficie dei denti.
Il bacio chiedeva ai due amanti di essere prolungato fino allo sfinimento, e per farlo la respirazione doveva giocoforza avvenire per via nasale. Le vibrazioni dell'aria in quell'ansimare rendevano l'atmosfera ancor più eccitante.
Le bocche non riuscivano più a staccarsi; labbra, lingue ed umori risultavano ormai fusi nello stesso intreccio. Ernesto cominciò a risucchiare la lingua di Caterina perché la voleva dentro la sua bocca, e la stessa cosa faceva lei.
« Ti voglio » riuscì a miagolare la donna senza staccare le sue labbra dalla bocca dell'uomo. Un filo di saliva aveva inumidito l'angolo della sua bocca e colava fino al mento. Lui la leccò avidamente e, parlando senza capirne il senso, disse:
« Anch'io ti voglio. Prendimi »
Allora Caterina si decise. Appoggiò le sue cosce su quelle dell'uomo e con le mani cercò l'asta di Ernesto, che avvertì turgida ed umida, pronta per l'amplesso. La portò sull'ingresso della sua fessura e con delicatezza si sedette sopra di essa. Il bacio prolungato era diventato galeotto, e da quel momento i due corpi entrarono in una simbiosi perfetta, abbandonando la volontà dei due amanti per concludere degnamente quell'atto d'amore.

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