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E' ora di cena
Scritto da Leo1962
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 07/10/2018, Pubblicato il 07/10/2018 00.07.54, Ultima modifica il 02/12/2018 22.26.36
Codice testo: 71020180754 | Letto 276 volte

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E’ ORA DI CENA

..."Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono". (La Sacra Bibbia, Apocalisse 14.13)
"Silvia, rimembri ancor, quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendeva negli occhi tuoi, ridenti e fuggitivi?...." (G.Leopardi , A Silvia)

Non sempre le amministrazioni comunali abbondano di cervelli funzionanti.
Le conseguenze delle loro scelte vanno da noiosi disagi fino al danno colposo: e possono andare dal far costruire un ponte fra due rive note per franare allegramente, al far tracciare strade inutili e financo pericolose, ad alte varie cosucce che insomma, a noi clienti/utenti dell’Amm.ne Pubblica creano solo grane e spese.
La chiesetta dei SS Cosma & Damiano è assai antica. E’ composta da un insieme di quei tozzi edifici, massicci ed tetragoni agli insulti del tempo distruttore: la Chiesa, la Casa Parrocchiale, ed integrate in quest’ultima ci sono le cantine, situate nel sottosuolo.
Già questo è indizio di quanto narravo nelle prime righe. Seppur vada detto che 6/700 anni fa le leggi erano diverse , i Giureconsulti non erano diversi dai politici attuali: ladri, disonesti, ed intenti ad una gestione nepotistica di quel ridicolo potere che si può avere amministrando poche centinaia di anime in un paesino lacustre.
Ai molti sfuggirà il perché non più permesso seppellire i morti nel sagrato della Chiesa, che aveva una forma diversa essendo in sostanza un terrapieno a scarpata, né (almeno, lo fu per lungo tempo dall’editto di ST Germain) avere un cimitero adiacente al luogo di culto ove lo stesso si trovasse in città. All’epoca, 1806, le fosse erano quali poco o quali correttamente profonde, a seconda dell’umore degli addetti al faticoso scavo; le bare dei comuni mortali non zincate, e così si pensò di “emarginare” i campisanti fuori dalle mura o confini cittadini o paesani che fossero. Detto per inciso, Napoleone impose anche l’anonimato ai morti, che venivano gettati in una enorme fossa comune al centro dello spazio recintato. La motivazione era duplice: sociale, rendendo tutti i defunti eguali privandoli di vistosi monumenti, e sanitarie, dato che i mal realizzati e sovrappopolati cimiteri cittadini emanavano spesso miasmi disgustosi.
Le cose poi cambiarono: furono riammessi ovvero conservati i cimiteri cittadini, e circa quelli di periferia si imposero delle blande servitù cimiteriali tutt’attorno al manufatto. Si tornò alle fosse singole, e ciascuno riebbe una decente sepoltura, come avviene oggi. Norme di polizia cimiteriale stabilirono profondità e dislocazione dei sepolcri, quanto potessero essere alti i monumenti ed i vegetali posti a perenne ricordo dei trapassati. Altresì, si impose la cassa interna in piombo o zinco anche ai meno abbienti, che prima venivano addirittura avvolti in un lenzuolo e gettati in pochi decimetri di scavo. Con la metà dell’8oo le norme del 1806 erano quindi sorpassate.
Col famoso Editto, anche il cimitero della chiesetta dei Santissimi fu smantellato e posto giusto sulla collina che strapiomba sulla chiesa e sulla strada (che Napoleone non vide nel suo assetto attuale, asburgico), per precipitare infine con pittoreschi giochi di rocce rientranti e sporgenti fin dentro il Lago.
Finito in disgrazia come sappiamo il Bonaparte, si tornò allegramente a seppellire sia nel dismesso spazio che nel nuovo camposanto che è lì, pochi metri più sopra: anzi, i due comunicano attraverso un cunicolo pieno di loculi fino ad una scaletta che riporta alla luce, più sotto, fuori dal quel posto così “mal frequentato”. C’è ovviamente anche il cancello monumentale, ma quello è più in alto e vi si accede in auto e/o…..col carro funebre. Insomma, il “cimitero nuovo” è separato dal cimitero “dimenticato” solo dal proprio muro di contenimento.
Ora ci tocca tornare alle zucche vuote: non solo dei pubblici amministratori, che fino al 1806 non disponevano, né gliene fregava, di idonee leggi cimiteriali, ma anche alle altrettanto vacue zucche dei prelati e della Curia in epoche ormai lontanissime.
La Canonica come detto ha anche cantine sotterranee. Esse si stendono sotto l’edificio e non solo: anche sotto al “camposanto vecchio”. Saranno state tombe poco profonde, e le cantine scendono per metri sotto al suolo…..ma addentrarvisi sapendo di avere sopra la testa, fortunatamente protetta dalla volta in muratura, i morti…..beh, non ispira un senso di sicurezza…..
E per non parlare di ciò che percolava da questi antichi sepolcri, dove molti giacevano senza bara, e le bare stesse non potevano garantire una tenuta stagna. Così, i Prevosti e le Perpetue, i campanari, gli ospiti a vario titolo della Parrocchia posso dire che forse, spero di no, abbiano mangiato prosciutti e formaggi con un “condimento” indesiderato ed imprevisto.
Sta di fatto che nessuno ne fece mai cenno: vuoi il potere della Chiesa nei secoli andati, vuoi l’omertà dei parroci, il fatto di avere le cantine della canonica scavate sotto al cimitero non suscitò attenzioni particolari. Come detto, le volte di sostegno sono spesse e ben costruite.
Finita l’asfissiante influenza del papato dopo il 1870, finite le smanie socio/sanitarie dei giacobini, attorno alla chiesa ed alla canonica ricominciarono a fiorire anche eleganti esempi di arte musiva ottocentesca. La cantieristica e l’industria dell’olio, il primo timido accenno di turismo crearono famiglie abbienti volenterose di eternare in un monumento funebre “alla propria altezza” (eh!...che diamine!) la propria memoria e la fama del casato. Inquietante la piramide stretta e tronca della famiglia C******, dove si narra che si aggiri, in uno stato di non-morte, un appartenente alla casata che strinse, sempre si narra, un patto col Diavolo per non morire mai.
Già questo avrebbe dovuto, anche se considerato dai più colti un “fenomeno culturale tipico”, mettere un po’ di buon senso negli amministratori locali.
La strada asburgica del 1831 e l’avvento dei piroscafi portarono, come si disse allora, “la civiltà ed il progresso” nei nostri paesini, emancipandoli da un secolare semi isolamento. Fu eretto un poderoso muro di contenimento anche per la Chiesa, che incombe sulla Statale, ancora recentemente risistemata. E fu durante questi lavori, consistenti nella realizzazione di un parcheggio in un rientro della rupe accanto alla chiesa, che abbattendo alberi e distruggendo cespugli ed erbe selvatiche, che venne fuori quanto vasto fosse il “vecchio cimitero” rimesso in funzione dopo la fine di Napoleone. Centinaia di monumenti a forma di urna, di ara sacrificale, di piccolo obelisco, circondano il luogo di culto per 3/4. .
Il parcheggio fu comunque realizzato: certo, abbattendo la maggior parte dei monumenti. C’è chi ci impiantò anche tre box prefabbricati, previo consenso comunale. Ora, solo nella parte più erta si salvano sempre numerose tombe, proprio nel terreno della Parrocchia. Su quello che era stato esso pure, prima di Napoleone, terreno consacrato a camposanto vennero realizzati una cinquantina o forse più di posti auto, separati da graziose aiuole con alberelli che ormai si avviano ad essere imponenti.
Ma, si dicono molti in Paese, i più anziani che, negli anni ’60 avevano 25/30 anni : li hanno poi spostati anche i morti?
Nessuno lo sa. Nessuno andrebbe oggi a scavare nel polveroso archivio comunale. Nessuna famiglia ha reclamato per la distruzione della tomba di un lontano antenato ed ormai la gente di oggi non ha più quel senso delle “radici” che risiede nel culto dei trapassati. Ditemi, o cari lettori, chi di voi ricorda le generalità precise o qualche aneddoto sui bis-tris nonni e sui loro padri o nonni?
Passa il tempo, e nei locali a pianterreno degli edifici a ridosso della chiesa fu aperto addirittura un bar ristoro per quelli che si avventuravano su, oltre il “camposanto nuovo”, a scalare i sentieri e le vecchie mulattiere.
Per il “camposanto vecchio” suonò la campana a morto (scusate il gioco di parole). La Chiesa del Concilio Vaticano 2° è quella di oggi, calata nella realtà paesana, che realizza grigliate, che offre ove possibile spazi per i giovani, campi di calcetto ecc. ….. La nostra, offre solo lo spazio dell’ormai gremito camposanto di cui sopra. Arrivarono così di nuovo le ruspe, e rimase alla fine la schera di monumenti sul lato scosceso verso il parcheggio. Le lapidi furono in gran parte incementate nel muro di cinta ed in quello di contenimento lato monte. Così, si ottenne uno spazio trapezoidale con in più un altro riquadro assai grande dietro l’abside.
E’ lì che ho visto gran parte delle lapidi, in gran parte consunte e illeggibili: assieme ai pochi monumenti, è quel che resta di centinaia di sepolture. Di memorie, di affetti, di azioni compiute, di decantate lodi incise sul marmo ormai consumato. Sulla parete dell’abside altre ve ne sono, e mi colpisce, anche perché ottimamente conservata con una grossa foto, quella di un alto ufficiale dell’esercito morto certo prima della Grande Guerra: è su, al riparo della sporgenza del tetto.
E i morti? Il Generale, le varie Mariarosa o Mariapia “spose fedeli e prodighe”, i vari esempi di “padre amoroso, marito devoto, lavoratore instancabile….”, sono come credo (“spero”) nell’ossario comune, su al “nuovo camposanto”?
Lo spero, sarebbe il minimo, il giusto e quanto prescrivono le leggi.
Ma le leggi in proposito sono degli anni Settanta, dal ’75 in poi.
E prima, che si faceva? O cosa “non” si faceva, di quelle povere e indifese spoglie?
Lo sa solo Dio, lo sanno gli operai addetti alla rimozione delle tombe (o solo del monumento?), il parroco e gli amministratori pubblici di allora……di 60 anni fa. Ormai, sono anche loro trapassati: oppure, al solito, ormai centenari, non parlano.
Senza perdere la sua natura di rustico ritrovo, il ristoro al pianterreno della canonica ormai in disuso ha cambiato proprietari e denominazioni, anzi, non ne aveva avuto mai nessuna fino all’attuale: Albatross.
Nell’interno, dalle pareti perlinate fino al soffitto, oggetti che rimandano al mare, e se ben ricordo , anche un grosso pesce imbalsamato. E’ un abituale centro di aggregazione per giovani e meno giovani. Fuori, all’aperto, vengono sistemate panche con tavoloni montati su cavalletti, in occasione di ricorrenze, sproloqui di politici locali e non, e c’è pure una grande griglia in muratura e acciaio.
Non si può non fermarsi, quando è ora di cena….!
L’Albatross offre già del suo ottimi panini con ogni cosa si desideri. C’è una cucina che prepara grigliate di carne o pesce, ed infine birra o vino a volontà.....sistemata nelle volte site sotto l'area che fu cimiteriale. Poi si esce…e ci ritrova in mezzo alle lapidi che costellano i muri di cinta e contenimento.
Particolare commozione mi fece il monumento di una diciottenne, come molti a quell'epoca morta di tifo o colera, che funestarono le nostre contrade fino alle massicce campagne di igienizzazione e vaccinazione dell'epoca giolittiana. Io non posso soffrire si faccia male alle ragazze, figuratevi pensarle malate in balìa di medici volenterosi ma privi di mezzi, che scotevano sconsolati il capo, inermi e battuti dal morbo. Un paio di volte le ho messo dei fiori. Sono un sentimentale, e allora?
Scendo lungo il Lago in moto. Il potente bicilindrico romba ed al comando del gas che si chiude, con una specie di sordo ruggito rallenta. Eccomi all'Albatross. Ho fame: e qui fanno dei panini "poderosi". Voglio anche tracannare, alla faccia delle norme stradali, due grossi boccali di birra, e perché non tre?
Metto il BMW nel parcheggio, lo incateno debitamente (siamo tutti onesti fino a prova contraria!), ficco il casco nel baule e mi avvio, con le spalle larghe sotto il giaccone di cuoio, lungo il pericoloso bordo strada e quindi su dalla strada a scalette che divide i due cimiteri. Entro nel terreno di pertinenza della Chiesa: lunghi tavoli, gente che mangia a quattro ganasce, beve generosamente, belle donne in leggeri abiti estivi che fanno intravedere molte cose interessanti, bambini scassa maroni che si lamentano per chissà cosa. I ragazzi del locale fanno la spola, c'è anche chi si serve dentro e poi porta fuori la cibaria.
Il Generale li guarda severo da lassù. Cinzia Mariarosa chissà cosa pensa chiusa nella sua urna in mezzo agli sterpi: come vorrebbe, nei suoi giovani diciotto anni, esser lì a ridere e scherzare, magari strizzando pudicamente l'occhio a qualche prestante giovanotto (ad esempio, io....ma come sono modesto!).
Faccio un cortese cenno alla procace padrona del posto, chiedo se posso sedermi e quindi ordino un panino alla carne cruda ed il primo dei miei boccali di birra,
Il sole è pronto a scomparire dietro i monti. L'aria è leggera e profumata. Da sotto, arriva attutito il rumore del traffico.

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