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Il ritorno dell'anticristo
Scritto da vecchioautore
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 08/11/2018, Pubblicato il 08/11/2018 21.44.45, Ultima modifica il 08/11/2018 21.44.45
Codice testo: 8112018214444 | Letto 44 volte

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Nota dell'autore vecchioautore:
La sorpresa horror, sta tutta nella coda. Buona lettura.

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Il ritorno dell’anticristo

Il pretino gli si fece incontro tenendo le mani intrecciate appoggiate all’altezza del ventre. «Buona giornata, dottor Masturbi.»
«Non sono un dottore» grugnì prontamente l’uomo, con il suo solito tono da perenne incavolato. «E se mi avete chiamato, presumo non sia neanche una buona giornata… almeno per voi!»
Il pretino rimase un attimo sconcertato. «Come desidera essere citato… Quale titolo ritiene più consono alla sua professione?» domandò con un filo di ecclesiale ironia subito dopo.
L’uomo ci pensò un attimo. «Uhm… Sono un detective privato. E visto il cliente che ha chiamato per richiedere le mie “divine prestazioni” … mi chiami pure: detective di Dio!» rispose a tono.
«O Gesù… Non sia blasfemo. Certe battute fuori luogo, veda di non usarle qua dentro» lo redarguì bonariamente il pretino, facendosi il segno della croce.
Lo sguardo burbero dell’uomo si aprì per la prima volta al sorriso. «Vedrò se mi riesce di accontentarla» disse grattandosi la barba incolta.
«Perlomeno davanti al vescovo, cerchi di riuscirci. Andiamo, la sta aspettando» ribatté il pretino, piegando il capo e indicando con la mano la porta in fondo al lungo corridoio dell’arcivescovado.

*****************************************

Cosa ci facesse il detective privato Benito Masturbi dentro l’arcivescovado, e perché il vescovo Donato Banderuola lo avesse chiamato; è presto detto.
Sette anni prima, esattamente nel duemila-ventitré, quando lo scandalo dei preti pedofili stava sconquassando la credibilità della chiesa Romana; Donato Banderuola, allora segretario particolare del vescovo della diocesi meneghina, per soffocare, oltre allo scandalo il nocumento che un processo ai molti, troppi casi di pedofilia, avrebbe causato alla credibilità delle sacre istituzioni presso i fedeli, aveva escogitato un piano, che se non fosse per la persona che lo aveva ideato non avrei remora alcuna a definire diabolico, per mettere il silenziatore all’intera faccenda prima che lo scandalo tracimante portasse allo scoperto inconfessabili segreti.
Il piano, di una semplicità elementare, consisteva in questo: Benito Masturbi doveva pedinare i religiosi indicati dal vescovo, raccogliere le prove della loro colpevolezza e, con queste in mano, invitarli, con le buone o con le meno buone, a dismettere l’abito talare senza fare troppo casino. Ovvero: sparire dal radar dei media e andarsi a cercare un’occupazione il più lontano possibile dai luoghi dove avevano esercitato, diciamo soltanto “incongruamente”, per carità cristiana, la loro missione pastorale.

****************************************

«Eccellenza» fece Benito, dopo che il pretino lo aveva condotto al cospetto dell’alto prelato.
Il vescovo alzò lo sguardo dalle carte posate davanti a lui sulla grande e lugubre scrivania. «Si sieda, signor Masturbi» gli intimò col vocione baritonale, indicando la poltroncina davanti alla scrivania.
Benito si accomodò, volse lo sguardo sulla libreria che incombeva alle spalle del vescovo. “Tutto in stile sacrestia… niente di allegro, qua dentro”, pensò arricciando le labbra.
Il vescovo prese una cartella dal cassetto e la posò sulla scrivania. «Qua dentro, c’è del lavoro per lei» esordì mettendo i palmi delle mani sulla copertina.
«Altri preti bricconcelli da sistemare, presumo» pronosticò Benito, indicando la cartella con l’indice.
«Presume male!» esclamò il vescovo. «Si tratta di roba seria… molto seria» aggiunse abbassando il tono.
«Perché, la pedofilia cos’era? Un giochino di società?» gli scappò detto.
Il vescovo gli regalò uno sguardo dritto come una lama, carico di disapprovazione. «E’ sempre pronto a usare battute fuori luogo, eh?»
Benito scrollò le spalle. «E’ nella mia natura.»
Il vescovo sbuffò. «Beh, in tal caso ci tengo a informarla che la chiesa giudica la pedofilia un gravissimo peccato. E su questo, non ci trovo nulla da ridere» replicò piccato.
«Mi hanno assicurato che è pure un gravissimo reato per la legge degli uomini, eccellenza… e su ambedue le questioni, visti i miei trascorsi a lei ben noti. Mi sento autorizzato a riderci sopra» ribatté a tono.
Il vescovo serrò i pugni, trasse un lungo respiro. «Quello che mi piace di lei… è la sua sfacciataggine. Non riesce a farmene passare una, neanche per sbaglio… si può sapere come fa?» disse con tono pacato.
Benito tirò fuori la punta della lingua, la sfiorò con l’indice e rispose: «Con questa.»
Dopo un attimo di silenzio, la risata roboante del vescovo fece vibrare anche i vetri legati a piombo della libreria alle sue spalle. «Lei è straordinario!» fece, ricomponendosi. «Ma ora veniamo alle cose serie» aggiunse aprendo la cartella.
Trasse un foglio sopra il quale, oltre ai dati anagrafici e il percorso vitae, c’era appuntata, tramite una graffetta, la fotografia del soggetto in questione. «E poi, in quanto a scrupoli, se non uguali siamo molto simili» aggiunse passandogli il documento.
«Sicuramente, simili, non uguali. Lei, se mi è concesso dirlo, è molto peggio di me!» ricambiò il complimento Benito, prendendo il foglio che il vescovo gli porgeva.
«Peggio… in senso buono, spero?» fece il vescovo sorridendo, passandogli un secondo documento.
«Dipende dai punti di vista» sospirò Benito, posando il primo foglio sulla scrivania, mentre con le dita dell’altra mano pinzava il secondo.
Il vescovo scosse la testa, prese un terzo documento simile ai primi due dalla cartella e, porgendoglielo, concluse: «Questo è l’ultimo… legga le relazioni, poi mi dica cosa la incuriosisce.»
Benito posò i fogli uno accanto all’altro sulla scrivania e iniziò a far scorrere lo sguardo da uno all’altro. Mentre il vescovo, intrecciando le mani sopra la scrivania, osservava in religioso silenzio.
Benito lesse e rilesse con interesse crescente le tre relazioni e, dopo una breve riflessione, espresse il suo parere: «Tre giovani preti, morti in circostanze tragiche, in luoghi e date molto distanti fra loro… non dovrebbero dar adito a nessun sospetto.» Indicò le date impresse sui fogli. «Ma se i tre soggetti in questione… sono nati lo stesso giorno, mese e anno. Direi che ci sono buone possibilità che la loro prematura dipartita, non sia affatto frutto del caso.» Notando lo sguardo soddisfatto del vescovo, gli sovvenne di chiedergli: «Di cosa si tratta? Una specie di resa dei conti all’interno della curia?»
«Un specie» rispose il vescovo, facendo ondeggiare la mano davanti allo sguardo di Benito.
«Quel gesto» indicò la mano del vescovo con gli occhi «significa che ci sono andato vicino?»

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