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L'importanza del setting nella relazione educativa
Scritto da MarPed
Categoria: Altro
Scritto il 09/02/2018, Pubblicato il 09/02/2018, Ultima modifica il 09/02/2018
Codice testo: 922018144242 | Letto 172 volte

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Nota dell'autore MarPed:
L'importanza del setting nella relazione educativa

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È possibile parlare di educazione senza far riferimento a un preciso contesto? O si tratta di due elementi inscindibilmente legati, tali per cui uno non esiste senza l’altro?
Se si vuole analizzare un qualsivoglia fenomeno è infatti necessario partire dal contesto perché, come ci insegnano le varie discipline (tra queste, la psicologia della Gestalt risulta predominante), uno stesso fenomeno può assumere significati diversi a seconda dello sfondo nel quale si manifesta. Non è, tuttavia, solo una questione di percezione e contrasti: la valenza del processo educativo per la piena realizzazione del Sé, anche in rapporto all’Altro, inizia, e necessariamente prosegue, da una elaborazione degli stimoli provenienti dall’ambiente circostante, dal momento che una mancata o errata lettura di esso influisce sulla validità delle strategie educative da applicare. Esperienze diverse generano input diversi: per questo il setting assume un ruolo centrale, affinché sia possibile studiare cause ed effetti in risposta a date situazioni, sempre in mutamento e mai aprioristicamente vissute come compiute.
Cos’è dunque ciò che rende un contesto davvero pedagogico? Si offre a tal proposito uno schema, che non ha la pretesa di essere esemplificativo del complesso mondo dell’educare ma che vuole rendere l’idea di alcuni dei fattori che concorrono alla formazione di un luogo di pedagogia “attiva”, intesa come motrice di sviluppo dell’individuo nella sua concezione olistica:

• Le caratteristiche fisiche: un ambiente caldo, accogliente, colorato è il segno di un ambiente pensato e pre-parato. L’organizzazione degli spazi, delle mobilie, degli oggetti favorisce una comunicazione aperta e libera da eventuali distrazioni, interne ed esterne. Gli aspetti “fisici”, dunque, contribuiscono notevolmente alla creazione di un clima sereno e armonioso;

• Le caratteristiche temporali: perché un ambiente possa dirsi davvero pensato è necessario che siano precisate le azioni compiute (in funzione preventiva) e da compiere (in itinere e successivamente) all’interno dello stesso. Gli aspetti temporali sono indici della qualità di un processo educativo;

• Le caratteristiche legate all’organizzazione: sia in termini gestionali che in termini logistici. Queste sono fondamentali per garantire l’utilizzo delle strategie metodologiche-didattiche più adeguate allo sviluppo delle potenzialità individuali e di gruppo, cogliendo le necessità e i bisogni della popolazione di riferimento. Si ricorda che le attività devono comunque essere funzionali al dosaggio dei tempi richiesti e, altresì, di quelli necessari a un recupero delle energie da spendere nell’esecuzione di compiti o da dedicare al processo di comunicazione.

• Le caratteristiche legate ai materiali: ogni azione educativa deve essere commisurata all’obiettivo prefissato. Questo vuol dire che gli strumenti vanno pensati, analizzati e valutati per offrire un servizio confacente alle attese reali e non a quelle desiderate (rimanendo comunque in una posizione di apertura mentale verso l’inaspettato). Gli stessi strumenti devono risultare fruibili, cioè alla portata di tutti e devono tener conto delle condizioni fisiche e mentali del fruitore. Anche il dialogo, di per sé pensato come elemento astratto, può manifestarsi come materiale privilegiato per entrare in sintonia con l’Altro e conquistare la sua fiducia, elemento indispensabile per la costituzione di una relazione paritaria (condizione necessaria e sufficiente in ogni processo educativo);

• Le caratteristiche legate agli attori sociali: l’efficacia di un’attività educativa non può prescindere dalle competenze e dalla professionalità di chi la progetta. È dunque di fondamentale importanza che chi si occupa di progettazione in équipe sia coeso nel raggiungimento di un obiettivo comune. La cooperazione risulta funzionale alla comprensione delle difficoltà incontrate e alla ricerca di azioni atte a motivare e rendere partecipi i soggetti interessati. L’aggiornamento professionale rappresenta, in questo senso, una risorsa per approfondire le dinamiche legate al cambiamento del contesto in cui si opera.

È possibile, ora, rispondere alla domanda posta inizialmente, asserendo che è l’insieme di questi aspetti a concorrere alla formazione di un contesto attivamente pedagogico. Preme precisare che si tratta di caratteristiche che costituiscono solamente la base concettuale di un più ampio lavoro strutturale che ha a che fare con la relazione educativa tout court. Si può dunque partire da essa per poi modellarla e svilupparla in seguito ad un’attenta e accurata analisi dei bisogni “in gioco”, legati al contesto preso in esame (scuola, azienda, counselling ecc.). Quest’ultimo, infatti, può fungere da guida per la definizione della situazione, così come per stabilire obiettivi, organizzare tempi, spazi e materiali. E ancora, per ricercare gli interventi e le strategie più adatte. Di conseguenza chi opera con e per questi fini deve tener conto del contesto e considerarlo prima di ogni azione educativa. È indispensabile che la figura pedagogica possieda quindi quelle skills relazionali e comunicative che fungano da facilitatrici nella realizzazione in un buon lavoro educativo.

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