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Una cinquecentesca beffa a un mio concittadino
Scritto da Antonio Terracciano
Categoria: Altro
Scritto il 09/08/2018, Pubblicato il 09/08/2018 14.05.40, Ultima modifica il 18/08/2018 20.17.21
Codice testo: 98201814540 | Letto 36 volte

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La mia cittadina, Pomigliano d'Arco, si trova esattamente a metà strada tra Napoli e Nola (nonché tra Capua e Avellino, al chilometro quaranta della strada statale "7 bis" - o "Appia bis" - , lunga ottanta chilometri) .
E' vissuta per secoli nell'orbita di Nola, della cui diocesi ha sempre fatto parte, ma da prima della metà del secolo scorso, dopo l'installazione nel suo territorio di un paio di importanti industrie, ha sotto certi aspetti preso il sopravvento su Nola (l'ha superata per numero di abitanti, ad esempio) , ed ora tra le due cittadine esistono dei rapporti paragonabili, seppure in scala alquanto ridotta, a quelli tra Pisa (come Nola) e Livorno (come Pomigliano) .
Nel Cinquecento, però, le cose stavano parecchio diversamente, se Giordano Bruno, nella sua commedia "Candelaio" , sentì il bisogno di ambientare proprio a Pomigliano una beffa ai danni di un oste locale, ordita da un Napoletano (ma sarebbe potuto essere anche un Nolano come Giordano... ) , un certo Barra, che impersona in parte la filosofia del Bruno (le lodi a Dio non si rendono con l'uso del latino o con vuote citazioni da Aristotele, bensì con la manifestazione della propria intelligenza, che a volte può sfociare anche nella furberia... )
Barra racconta all'amico Marca una sua avventura, che riporto integralmente, copiando le pagine 82 e 83 del "Candelaio" (Einaudi, ristampa dell'edizione del 1964) :

"L'altr'ieri, venendo da Nola per Pumigliano, dopoi ch'ebbi mangiato, non avendo tropo buona fantasia di pagare, dissi al tavernaio: 'Messer osto, vorrei giocare' . 'A qual gioco' , disse lui, 'volemo giocare? cqua ho de tarocchi' . Risposi: 'A questo maldetto gioco non posso vencere, perché ho una pessima memoria' . Disse lui: 'Ho di carte ordinarie' . Risposi: 'Saranno forse segnate, che voi le conoscerete. Avetele che non siino state ancor adoperate? ' Lui rispose de non: 'Dunque, pensiamo ad altro gioco' . 'Ho le tavole, sai? ' 'Di queste non so nulla. ' 'Ho de scacchi, sai? ' 'Questo gioco mi farebbe rinegar Cristo' . Allora, gli venne il senapo in testa: 'A qual, dunque, diavolo di gioco vorrai giocar tu? proponi' . Dico io: 'A stracquare a pall'e maglio' . Disse egli: 'Come, a pall'e maglio? vedi tu cqua tali ordegni? , vedi luoco da posservi giocare? ' Dissi: 'A la mirella? ' 'Questo è gioco da fachini, bifolchi e guardaporci' . 'A cinque dadi? ' 'Che diavolo di cinque dadi? mai udivi di tal gioco. Si vuoi, giocamo a tre dadi' . Io gli dissi che a tre dadi non posso aver sorte. 'Al nome di cinquantamila diavoli' , disse lui, 'si vuoi giocare, proponi un gioco che possiamo farlo e voi ed io' . Gli dissi: 'Giocamo a spaccastrommola' . 'Va' ' , disse lui, 'ché tu mi dai la baia: questo è gioco da putti, non ti vergogni? ' 'Or su, dunque' , dissi, 'giocamo a correre' . 'Or, questa è falsa' : disse lui. Ed io soggionsi: 'Al sangue dell'Intemerata, che giocarai! ' 'Vuoi far bene' , disse, 'pagami; e si non vuoi andar con Dio, va' col prior de' diavoli! ' Io dissi: 'Al sangue delle scrofole, che giocarai! ' 'E che non gioco? ' , diceva. 'E che giochi? ' dicevo. 'E che mai vi giocai? ' 'E che vi giocarrai adesso? ' 'E che non voglio? ' 'E che vorrai? ' In conclusione, comincio io a pagarlo co le calcagne, 'ideste' a correre; ed ecco, quel porco che poco fa diceva che non volea giocare, e giurò che non volea giocare, e giurò che non volea giocare, e giocò lui, e giocorno dui altri suoi guattari: di sorte che, per un pezzo correndomi a presso, mi arrivorno e giunsero... , co le voci. Poi, ti giuro, per la tremenda piaga di S . Rocco, che né io l'ho più uditi, né essi mi hanno più visto. "

Per non pagare, dunque, l'astuto Barra rifiuta i giochi più comuni e propone quelli più strani, beffando infine l'oste pomiglianese mettendosi a correre velocemente.
(Credo anch'io che le migliori lodi a Dio si rendano usando la propria intelligenza, anche se non fino al punto di farla sconfinare nell'ingiusta furbizia. )

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