I miei primi 40 Kilobytes

scritto da Claudio
Scritto 18 anni fa • Pubblicato 18 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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I miei primi 40 Kilobytes
- Nota dell'autore Claudio

Testo: I miei primi 40 Kilobytes
di Claudio



La storia che sto per raccontare può sembrare a prima vista fantastica, oppure solo frutto della mia fantasia, ma è in realtà una storia vera che ci crediate o no.
E' la mia storia, da quando fui ideato ad oggi.
Il mio nome è GESTIMA 6.0 e sono un programma di gestione magazzino.
In realtà quando fui progettato per la prima volta non mi chiamavo così, bensì GESTIMA 1.0, da allora ne ho fatta di strada.
Tutto cominciò nell'autunno del 1991, quando fu assegnato a mio padre, un giovane programmatore di nome J. B. Walker, l’incarico di realizzare un programma per la gestione magazzino di un supermercato.
J. B. si mise subito all'opera, non che io nacqui immediatamente, diciamo che ci fu un periodo di gestazione, dove J. B. mise tutto su carta, primo fra tutti il flowchart o diagramma di flusso, poi alcuni appunti e i primi comandi su un quadernone a righe bianche e azzurre, il tutto contornato da discussioni, riunioni e consigli d’amici e colleghi.
Passato questo breve periodo di gestazione emisi il mio primo vagito. Era il 12 maggio dell'anno successivo.
Per prima cosa J. B. mi diede un nome mettendo GESTIMA 1.0 sulla barra del titolo della mia finestra.
Finalmente avevo un'identità, un nome ed in futuro un incarico molto importante.
Essere un programma come me, vuol dire avere grosse responsabilità, non come quei giochi che rimbambiscono i grandi e rendono epilettici i bambini. Un lavoro come il mio comporta impegno, precisione e affidabilità, come avviene in un programma bancario.
La cosa mi eccitava moltissimo, i miei primi BIT cominciavano a prendere vita, ma quello che più di tutto mi rese euforico, fu il comando successivo.
J. B. mi aveva dato da gestire tutto lo schermo.
Il linguaggio di programmazione che J. B. usava era un misto tra il Basic e il Pascal integrato con altri comandi stranissimi.
Stranissimi per i non addetti ai lavori, ma elementari e comprensibili per uno come me, anzi li conoscevo ancora meglio di J. B. e ogni tanto gli mandavo un messaggio d'errore, lui in compenso mi rimandava qualche maledizione.
J. B. continuò il suo lavoro e cominciò ad arredare la mia finestra, anzi sarebbe meglio dire il mio ufficio, visto che è lì che io lavoro.
Cominciò col mettere una barra di comandi e subito sotto una di pulsanti, una griglia e qua e là qualche pulsante aggiuntivo con opzioni su opzioni.
Con tutte quelle cose nel mio ufficio, vedevo molte prospettive per il mio futuro.
Poi, all'improvviso fui colto da una paura interna.
Tutto quello che avevo, dal nome all'arredamento non era ancora stato salvato, se ci fosse stato un calo d’energia avrei perso tutto in un attimo.
Fortunatamente questa paura venne anche a J. B. , infatti, subito dopo ricevetti il comando di salvataggio.
Ormai ero salvo l'Hard-Disk aveva ricevuto i miei dati e li aveva messi al sicuro.
Dovete sapere che per noi programmi l'Hard-Disk è come per voi umani L'Assicurazione sulla vita, forse anche meglio.
Subito dopo avermi salvato J. B. decise di farmi conoscere la C.P.U. , così mi mandò in esecuzione.
A quel comando i miei BIT erano in fibrillazione, non riuscivo più a trattenerli, si misero a correre ordinatamente uno dietro l'atro per raggiungere la C.P.U.
Il microprocessore usato a quei tempi da J. B. era un 486 DX ed aveva una memoria estesa di 16 Megabyte.
La C.P.U. era molto scrupolosa nel suo lavoro, appena mi vide mi fermò subito, guardò la mia carta d’identità, ovvero la mia barra del titolo e mi controllò molto attentamente. Poi disse
- Un'altro nuovo.
- Nato ora ora.
Risposi con orgoglio.
- Scusa per tutti questi controlli severi, ma con tutti questi bachi in circolazione la prudenza non è mai troppa.
- Bachi ??
- Si, bachi, virus, pirati informatici, chiamali come vuoi. Ma tu sei giovane e ancora non li conosci. Sono terribili un vero flagello. Buon per te se riuscirai ad evitarli.
Detto questo cominciò a smistare i miei BIT. Chi era inviato alla memoria, chi indirizzato allo schermo, chi al mouse e chi alla tastiera.
Ed ecco che finalmente J. B. mi vide per la prima volta.
L'essere per la prima volta faccia a faccia con il mio creatore fu per me un'esperienza indimenticabile.
Vi sembrerà strano e forse non mi crederete, ma non pensate d’essere solo voi a vedere noi, perché in effetti anche noi riusciamo a vedervi e a sentirvi, quando siamo in esecuzione i nostri pixel sono puntati su di voi e sul vostro ambiente di lavoro, i nostri sensori, riescono a percepire ogni parola, ogni sillaba e ogni rumore proveniente dalla stanza, vi controlliamo e vi giudichiamo secondo i nostri parametri.
Il nostro ovviamente è un giudizio logico e matematico, senza errore, preciso al cento per cento.
Come dicevo, J. B. mi stava guardando tutto soddisfatto ed io con tutti i miei pixel ben aperti guardavo lui.
Era un ragazzino di diciotto anni, alto e magro, i capelli corti e leggermente ondulati avevano il colore del rame (un colore che io conosco molto bene), sulla faccia le lentiggini spiccavano come grossi sassi in un prato.
Davanti ai grossi occhi, di colore verde chiaro, stavano due lenti enormi, sostenute da una montatura spropositata per quel viso.
La bocca sottile e sorridente metteva in mostra l'apparecchio odontoiatrico che ingabbiava quei denti ribelli.
Portava dei vestiti casual, nel senso che indossava la prima cosa che gli capitava sotto mano. Con la mano destra agitava freneticamente il mouse, mentre la sinistra era appoggiata sulla tastiera.
Parlando sinceramente, non era un gran bel ragazzo, ma aveva una mente molto superiore alla media.
Il suo Q.I. superava di gran lunga quello dei suoi coetanei.
J. B. se ne stava seduto su una di quelle sedie moderne con le rotelle, sopra la scrivania oltre al monitor (che per ovvie ragioni non potevo vedere ), vi era un po' di tutto. Subito sotto la tastiera, alla sua destra il mouse, poi vi era una cosa cui ero molto interessato la stampante, per noi a quell'epoca era quasi l'unico mezzo per far uscire i nostri dati fuori dal computer.
Trovavano posto infine uno scanner e un modem.
Fogli di carta erano sparsi da tutte le parti, una tazza di caffè era appoggiata vicino alla tastiera e un pennarello con alcune penne se ne stavano tranquillamente appoggiate sulla stampante.
Il sole artificiale di una lampada da tavolo illuminava a giorno il tutto.
Sulla parete di fronte potevo vedere uno scaffale pieno di libri, cartelle e pezzi di ricambio per P.C.
Un vaso conteneva una piantina a testa bassa per la mancanza d’acqua.
Nel resto della stanza il disordine era sovrano.
In cuor mio ero veramente orgoglioso di avere al contrario un ufficio ben ordinato e pulito, con tutto quello che serve al posto giusto.
J. B. controllò che tutti i comandi che mi aveva dato funzionassero, poi mi chiuse e prosegui con il suo lavoro.


********

I giorni passavano e io diventavo sempre più grande e più potente. La simbiosi che c'era tra me e la C.P.U. era perfetta.
Io ricevevo i dati dall'esterno, che regolarmente spedivo alla C.P.U., la quale li elaborava e mi mandava i risultati. Tutto andava a gonfie vele.
Ogni tanto J. B. mi faceva fare operazioni impossibili, oppure mi dava dei comandi sbagliati:
- Error number divide by zero
- Porca miseria !
- Syntax Error
- Cribbio !
Ed i giorni intanto passavano tranquilli.
Un brutto giorno la C.P.U. gli lancio un messaggio inquietante:
- Memoria insufficiente per avviare il programma !
- Accidenti !
Questo tipo di messaggio, era per J. B. un colpo basso.
Provò nuovamente a farmi partire.
Quando raggiunsi la C.P.U. mi disse:
- Ci siamo ragazzo.
- In che senso ? Scusa.
- Nel senso che è entrato un virus. Quel brutto figlio di pirata mi è sfuggito e adesso se non lo si ferma in tempo, chissà cosa mi combina.
- E non si può fare niente ?
- Noi no ! Speriamo solo che J. B. se n’accorga presto e che faccia partire l'antivirus.
- L'antivirus ?
- Si un programma cacciatore di taglie, analizza la memoria e tutti i file alla ricerca d’eventuali intrusi e li elimina. Si chiama Mac 3.
- E che tipo è ?
- E' un vero duro, quando sarà il momento lo vedrai, verrà a trovare anche te, nulla gli sfugge.
Lasciai la C.P.U. al suo lavoro, che riportò sullo schermo il solito messaggio:
- Memoria insufficiente per avviare il programma !
J. B. non era un pivello, si accorse subito che qualcosa non andava. Prima analizzò l'intero sistema. Sembrava a prima vista che tutto funzionasse correttamente, quindi come passo successivo avviò, da un disco esterno, Mac 3.
Mac si mise subito al lavoro. Come aveva detto la C.P.U. cominciò con la memoria controllandola scrupolosamente, poi passò ai file controllandoli uno ad uno, in breve me lo trovai davanti.
Mac aveva veramente l'aria da duro, in fondo doveva esserlo, era un killer professionista e sapeva far bene il suo lavoro. Infatti mi diede solo un'occhiata e mi disse.
- Come immaginavo. Anche tu!
- Cosa vuol dire anche tu ?
- Vuol dire che anche tu sei stato contaminato dal baco !
- Io contaminato ? Ma se non mi sono mai sentito così bene !
- Aspetta un millesimo di secondo e vedrai !
Mac rovistò nel mio file e subito mi fece vedere qualcosa che non avevo mai visto prima.
- E quello cos'è !
- E' lui il virus. Si chiama Jamping, è la seconda volta che entra nel sistema. Ormai ci conosciamo bene, Vero Jamping?
- E ora cosa ne farai di lui ?
- Lo elimino, come ho eliminato gli altri. Sono ordini che arrivano direttamente da J. B.
Mac partì come il fulmine per concludere la sua opera.
In breve l'intero sistema fu ripulito, con grande sollievo di tutti noi e di J. B.
Quando mi venne dato il via, potei finalmente apparire sullo schermo.
In quell'istante vidi J. B. armeggiare con una mano sotto la scrivania, quando la ritirò aveva in mano un floppy disk.
Finalmente avevo capito dove era situato il P.C.

********

Erano ormai passati alcuni mesi, ed il più grosso del lavoro era stato fatto.
Potevo caricare il materiale di magazzino e lo potevo scaricare, potevo avvisare quando la scorta era ad un certo limite e fare l'ordinazione, potevo gestire l'intero magazzino come volevo, anzi per meglio dire, come mi dicevano di fare. Mancava solo una cosa, non potevo ancora collegarmi alla stampante.
E' un po' frustrante per un programma, poter fare l'ordinazione del materiale e poi non poterlo spedire ai fornitori.
Un giorno, mentre ero in funzione, sentii J. B. che diceva ad un suo amico:
- E se anziché alla stampante, mandassimo i dati direttamente sui computers dei fornitori attraverso il modem.
- Non è detto che tutti i fornitori siano collegati a un modem. Io farei l'una e l'altra cosa.
- Hai ragione. Così il programma sarà più completo.
Mi fece un po' arrabbiare il fatto che J. B. mi avesse chiamato programma, in fondo io non l'ho mai chiamato l'umano.
La cosa però passò in secondo piano, perché il fatto di essere collegato sia alla stampante sia al modem, mi portò al settimo cielo.
Non ci mise molto a darmi tutte le istruzioni per i due collegamenti.
Ormai ero un programma completo, avevo i mio file che sarebbe stato compilato e poi reso eseguibile, potevo condividere altri file con altri programmi (anche se alcuni di questi erano di classe inferiore alla mia, avevano certi driver che mi occorrevano per il perfetto funzionamento).
Ora vi chiederete cosa vuol dire di classe inferiore.
Ebbene dovete sapere che noi ci siamo divisi in varie classi, il tutto e stato deciso tramite regolari votazioni democratiche.
La classe a cui io appartengo è la più alta, classe A. Questa comprende programmi di gestione, grafica, comunicazione, elaboratori di testo, bancari e culturali come enciclopedie, dizionari e altri programmi per l'educazione.
Poi vi è la classe B, quella chiamata relax, contenente giochi con le carte, scacchi, cruciverba e gestione musicale.
La classe C, contiene invece quei giochi stupidi di salta salta, corri corri, e altre stupidaggini per grandi e piccini.
Infine quelli di classe D, quelli che noi avremmo voluto ripudiare, ma che il mercato richiede, cioè quei videogiochi che contengono violenza gratuita.
Tutti gli altri sono Off-Limits.
Come stavo dicendo, ormai ero un vero programma collegato al modem e alla stampante, mancava solo la ciliegina sulla torta che arrivò quasi subito.
Venni avviato centinaia di volte, e tutte le volte funzionavo regolarmente. Cosi J. B. prese la decisione e mi mandò alla compilazione.
Il programma addetto in un attimo mi compilò e poi mi rese eseguibile. Finalmente anch'io avevo l'ambita estensione .EXE .
Ora, mio caro linguaggio di programmazione posso fare anche a meno di te, sono autonomo al cento per cento, viva la libertà.
J. B. fece il fatidico doppio Clik sulla mia icona ed io in un attimo mi presentai al mio creatore. J. B. era sempre sorridente e ora, a maggior ragione lo era ancora di più, non solo sorrideva con le labbra, ma sorrideva anche con gli occhi, sembravano due stelle di colore verde chiaro.
Ne fece subito due copie che mandò al suo datore di lavoro.
Da qui la storia è uguale per tutti noi, venni controllato e ricontrollato infine venni approvato. Mi spedirono in una fabbrica dove cominciarono a mettermi su centinaia di floppy e CD, mi infilarono nelle scatole con tanto di manuale, di lì mi spedirono nei vari negozi di informatica, dove me ne stavo appoggiato su grandi scaffali a tenere compagnia ad altri programmi, in attesa che qualche acquirente mi portasse a casa e mi caricasse su un computer.
Poi di tanto in tanto, i signori della mia casa produttrice, mi rispolveravano, aggiungevano qualche funzione nuova e mi cambiavano nome.
Ne sono passati di anni da allora, ora sono un potente programma che viaggia via internet tradotto in molte lingue e che gestisce centinaia di magazzini sparsi in tutto il mondo.
Il merito ovviamente non è mio, ma di un giovane ragazzino diciottenne, con i capelli color del rame.
E grazie a lui e a quelli come lui che macchine stupide come i computer, diventano intelligenti e preziose, se noi non fossimo lì dentro, voi avreste solo della ferraglia da buttare via.
Questa è la mia breve storia che ci crediate oppure no!



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I miei primi 40 Kilobytes testo di Claudio
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