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Javier e Isabel Sorinas, una coppia di settantenni, stavano portando i loro nipotini, Hugo e Paula, al Luna Park quando Javier fermò bruscamente la macchina apparentemente senza alcun motivo. La moglie gli rivolse uno sguardo tra il costernato e lo spaventato, per poi accorgersi che l'inattesa frenata era dovuta a un gatto nero che gli stava attraversando la strada.
Non che vi fosse mai stato un reale, seppur remotissimo, pericolo di investire il gatto; Isabel conosceva abbastanza a fondo sia suo marito che i gatti per escludere questa eventualità, specie alla moderata velocità con cui stavano procedendo. Oh no! Lei sapeva bene che tutto ciò era dovuto al peggiore difetto di suo marito, ossia quello di essere eccessivamente superstizioso e credente nell'occulto.
Isabel rivolse a Javier uno sguardo che esprimeva un misto di disapprovazione, rabbia e delusione. Oh sì, anche delusione, nonostante lei conoscesse bene quel lato di lui! Non si capacitava di come un uomo colto e ateo come lei, quindi non certo incline a credere in cose metafisiche, ma piuttosto un materialista, in gioventù, nella piena età adulta e nella mezza età si fosse ridotto, da vecchio, a un tale stato! Avrebbe potuto almeno capire, se non approvare, una sua conversione religiosa tardiva, ma così no... così mettersi di punto in bianco a credere ossessivamente a superstizioni e altre stupidaggini... lui che era sempre stato così razionale! Proprio no! Non riusciva né a capirlo né tantomeno ad accettarlo!
Ad ogni modo, nonostante le rimostranze della moglie si fossero a un certo punto fatte anche verbali e ad esse si fossero aggiunti anche i nipotini, Javier cocciutamente attese finché un'altra macchina li sorpassò. Ci volle un po', dato che quella stradina secondaria che aveva scelto per fare prima, essendo le vie principali tutte intasate, era nota a pochi. Secondo lui, quella macchina si portò via anche la sfortuna al posto loro.
Giunti al Luna Park, per un po' la situazione andò avanti in modo perfettamente normale, rendendoli simili in tutto rispetto alle altre coppie di nonni con i nipotini o di genitori con i figli. Ma poi... Javier vide una piccola tenda con un'insegna da chiromante e ne fu interiormente rapito. Sapendo che non ci sarebbe stato verso di distoglierlo da quel proposito, Isabel andò da sola con i bambini sulle montagne russe e lasciò che suo marito facesse quello che voleva senza rimostranze, sebbene un quasi impercettibile mordersi le labbra rivelasse le sue vere intenzioni e il suo stato d'animo al riguardo.
Dopo un tempo che a loro sembrò volare, per quanto si stavano divertendo, Isabel e i nipotini scesero dalle montagne russe e si diressero verso un kebabbaro situato a metà strada tra le montagne russe e la tenda della chiromante per mettere qualcosa sotto i denti. Si era fatta ormai ora di pranzo e di certo anche lui aveva fame, perciò sapevano che l'avrebbero trovato lì o che stava per dirigervisi, e ordinarono i loro kebab vegetariani.
Infatti, Javier era lì, anche se inizialmente non lo notarono; e non perché fossero troppo affamati o troppo concentrati sul mangiare, ma per il semplice motivo che Javier se ne stava, quasi volesse nascondersi dal mondo, mentre rimuginava chissà cosa, appartato nell'angolo più buio e lontano della piccola saletta dove loro e altri stavano pranzando... quasi invisibile, con uno sguardo perso nel vuoto e l'espressione del viso tra il corrucciato, il preoccupato e lo spaventato, perso nei suoi pensieri al punto che lo notarono a stento.
Al loro primo saluto non rispose e quando gli si avvicinarono, era scostante; non sembrava più lui. Di solito era sempre così gioviale, soprattutto con i suoi amatissimi nipotini... Tutti e tre erano molto preoccupati e, anche se una certa ipotesi passò per le loro menti, cioè che il suo attuale stato d'animo dipendesse dalla chiromante, la scacciarono subito: cosa poteva avergli detto per causare un simile mutamento? Fosse anche una sfilza di tristi profezie, cui solo un boccalone come lui poteva credere, cosa ne era in quel caso del loro amatissimo Javier? L'uomo, interiormente solido come una roccia, capace di affrontare anche la peggiore avversità della vita con il sorriso sulle labbra??
Non volendo far scena in un luogo pubblico, Isabel decise che gli avrebbe chiesto lumi quando fossero tornati alla macchina... ma una volta lì desistette dal proposito nel timore di turbare maggiormente i bambini. Fu solo una volta a casa, e quando suo figlio e sua nuora vennero a riprendersi i bambini e andarono via, che Isabel affrontò a bruciapelo la questione con suo marito:
«Allora! Mi vuoi dire cosa cavolo ti succede?»
Chiese in tono deciso che non ammetteva rimandi a dopo né divagazioni varie. Lui la guardò scurissimo in volto e con un'espressione e un tono di voce che le erano del tutto nuovi, nonostante fossero sposati da cinquant'anni, rispose truce:
«Io sto per morire, mia cara! Esattamente il 21 di aprile, alle undici e mezza del mattino, cioè tra pochi mesi da ora... io morrò.»
Visto lo sguardo incredulo e costernato di lei aggiunse:
«Posso affrontare qualunque avversità, mia cara, ma NON questa! Non sapere esattamente il giorno e l'ora in cui morirò e non poter far NULLA per cambiare le cose! Non vi è alcun dubbio su questo; la chiromante lo ha letto nella mia linea della vita!»
Lei non riuscì, malgrado lo stato d'animo del marito le imponesse di farlo, a trattenere un risolino quando, dopo averlo ascoltato e aver sospirato di sollievo, disse con tono perentorio che non ammetteva repliche:
«Oh, tesoro! Sono tutte sciocchezze e lo sono sempre state! Adesso stai esagerando con questa tua smania di credere all'assurdo... cose che non esistono! Come fai a berle, certe panzane, alla tua età? Tu che sei sempre stato razionale... guarda, ho sopportato questi tuoi ghiribizzi per anni...»
Infine, dopo uno sguardo eloquente da parte sua, precisò:
«Ok, forse "sopportato" non è propriamente la parola giusta,» si giustificò o forse si scusò quasi. «Comunque, ora realmente basta, Javier! È ora che tu ti tolga dalla testa tutte queste stupidaggini! NESSUNO può sapere quando morirà né come! Né tantomeno può dirtelo una vattelapesca di chiromante...»
Lui aprì la bocca per replicare, ma lei lo zittì portandogli un dito sulle labbra. Nel frattempo, mentre parlavano, gli si era avvicinata e continuò:
«Potrei anche capire, sebbene non approvare, dato che lo sai, sono atea convinta al 100%, la tua conversione a una qualche religione purché basata su argomenti validi, ma questo no! Credere a cose che sono poco più di favolette per bambini... assolutamente no, Javier! Da ora non lo tollererò più! Mi rendo conto che ti ha fatto molto male la mia sopportazione, che avrai scambiato per condiscendenza, forse, finora, ma tu devi farti vedere! Devi andare da uno bravo... e non per il tuo corpo; stai benissimo, Javier, sei più sano di me e non morirai di certo tra pochi mesi, ma per la tua mente, Javier! Che decisamente ha qualcosa che non va! E non provarti neanche ora a replicare, caro! Tu non stai morendo! Non stai morendo e se continui con questa storia rischi di sconvolgere i bambini... lo strizzacervelli non sarà l'unico che dovrai vedere... ti servirà anche un consulente matrimoniale! Capiscimi bene, tesoro!»
Da quel giorno, Javier non fu più lo stesso e non vi fu verso, né da parte di Isabel né da parte di chiunque altro, di distoglierlo da quella sua ferrea convinzione circa la sua prossima dipartita. Ogni giorno si concedeva dunque quei piccoli e grandi vizi da cui, per motivi di salute e altri ancora, da quasi tutta la vita si era tenuto lontano: aveva ripreso a fumare, sigari di alta qualità e oltretutto cubani di contrabbando, il che gli dava un doppio piacere. Evitava di farlo solo in presenza dei nipotini, per quanto li amasse, per non danneggiarli e, se qualcuno gli faceva notare che così rischiava un grave cancro ai polmoni, rispondeva:
«Tanto, per quel che mi resta da vivere.»
Passava tutto il tempo che poteva con i suoi cari, soprattutto con Isabel e i nipotini, essendo in ciò favorito dall'essere pensionato. Quanto alla buona tavola, non si faceva mancare nulla! Compresi caviale e champagne, nonché tutti quei cibi che, per i rischi cardiaci, di diabete o di altro tipo, si era ben guardato dall’abusarne. Aveva anche iniziato a frequentare strip club, nelle ore in cui ogni suo più caro affetto era intento a dormire... Per nessuna ragione al mondo, neanche lo stravizio più piacevole, avrebbe sottratto del tempo da passare con loro, e ogni genere di altra cosa, anche costosa, che gli desse godimento.
Così le sue giornate, le sue serate e nottate trascorrevano nel godimento più sfrenato; eppure sentiva, di giorno, vagamente e quasi come un'eco lontana che poco o nulla lo tangesse, ma di notte, finché sveglio o nei rari momenti di quiete diurna, ben di più, un senso di vuoto che niente e nessuno riusciva a colmare... o almeno non del tutto! Se non fosse stato un ateo in maniera ferrea, la sua credenza circa la sua morte imminente lo avrebbe forse indotto ad abbracciare la fede; dopotutto, di argomenti validi ce n'erano, avrebbe dedicato quel tempo a prepararsi alla morte in senso spirituale e metafisico piuttosto che dandosi ai bagordi... ma egli era impermeabile a quel genere di cose! Come poi questo lato di lui si conciliasse con il suo essere credulone al massimo circa fattucchiere, superstizioni e roba varia di quel genere... nessuno che lo conoscesse riusciva a capirlo! Quando andava a donne aveva qualche rimorso perché amava veramente molto Isabel!
Ad ogni modo, a parte quel vago senso di vuoto, trascorreva giorni e serate piacevoli, ma, ahimè, non così le sue notti... C'era materiale per diversi film dell'orrore tra le sue notti tormentate e popolate di incubi! Tra tutti i peggiori erano quelli ricorrenti; soprattutto uno in cui diversi embrioni, non nella loro forma minuta e reale, ma in una forma abnormemente grande e spaventosa, lo accusavano di averli uccisi, e lui rispondeva loro in questi incubi cose del tipo:
«Io non vi ho uccisi! Mi sono solo battuto giustamente, quale attivista per i diritti delle donne, per la libertà di scelta!»
Non passò molto tempo che, all'ormai solito darsi ai bagordi, aggiunse quelle che per Isabel, del tutto ignara del lato a luci rosse dei suoi piaceri, erano semplicemente altre sue assurde stravaganze: iniziò a riempire la casa di oggetti che per lui significavano molto, ma per lei... meglio stendere un velo pietoso sul punto di vista di lei! Acquistò e fece mettere in corridoio un bellissimo arazzo antico con i blasoni delle più antiche e nobili famiglie del vecchio e del nuovo continente. Riempì la casa di vasi fatti del più pregiato vetro di Murano e persino vasi di vetro opalino; quanto a come potesse permettersi tutto, non era un problema... non si poteva dire che navigasse nell'oro, ma che fosse ricco sì. Acquistò un antico idolo di una qualche popolazione della Papua Nuova Guinea... enorme, ben lavorato, tutto fatto di legno e metalli... l'appese in camera da letto proprio sopra al letto matrimoniale. In salone, invece, lungo l'unica parete di esso rimasta spoglia da quadri o altro, fece mettere un lungo e bellissimo bassorilievo in marmo bianco di Carrara raffigurante scene di caccia e si può solo immaginare il gran disturbo e l’enorme pena che costituiva per Isabel tenerlo sempre perfettamente pulito... tanto più che occupava quasi tutta la parete, sia in lunghezza che in altezza, perciò le occorreva anche lo scaletto per pulirlo e lei ormai era così anziana...
Se qualche volta un amico, un conoscente o un parente cercava di riportare Javier alla realtà... nella migliore delle ipotesi, lui faceva orecchie da mercante: vi furono anche un paio di occasioni in cui qualcuno, pur non convinto affatto che egli stesse per morire, gli chiese come mai non profittasse della cosa per preparare adeguatamente la sua anima con frasi del tipo:
«Ogni giorno c'è gente che muore quando meno se l'aspetta e per i motivi più disparati e imprevedibili... quindi sai quanti finiscono per morire senza essersi confessati?»
Per quel che ne ottenevano da Javier, sarebbe valso lo stesso mettersi a discutere di massimi sistemi con un cassettone. Forse di notte e solo di notte egli avrebbe potuto dar loro ascolto se le loro voci e le loro frasi si fossero traslate nei suoi terribili incubi, forse...
Nel frattempo, la sua data di morte prevista si avvicinava sempre di più; quella vita sfrenata, così come l'aveva condotta finora, iniziò a non bastargli più e, non solo: i piaceri stessi si erano fatti scialbi, il cibo sapeva di poco e anche la più erotica delle sue pratiche. Era arrivato non solo a frequentare prostitute, ma a chiedere loro cose via via sempre più hard, che molte ormai rifiutavano. Non soddisfacevano la sua lussuria e, anzi, persino quella, in parallelo con il cibo, non lo appagava più.
A quel punto, potendoselo permettere economicamente, si dedicò ai viaggi in giro per il mondo e pianificò tutto in modo tale da tornare a casa in tempo per passare un paio di ultime preziose settimane con gli affetti più cari, sistemare i suoi affari, redigere un testamento e fare un'assicurazione sulla vita. Di certo, la compagnia non poteva né doveva sapere quanto poco gli restasse da vivere né perché... contava solo che fosse sano come un pesce, affinché a Isabel non mancasse mai niente, dal momento che, per quanto fossero ricchi, negli USA si sa che anche i più grandi patrimoni possono crollare.
Si giunse infine alla fatidica mattina del 21 aprile. Erano circa le sei e mezza quando entrambi si svegliarono e, nel frattempo, Isabel, che aveva in programma un picnic con alcune sue amiche e i loro mariti, sotto splendidi alberi di ciliegio in fiore, insieme ad altri divertimenti e infine fare la spesa prima di tornare a casa, cercò di coinvolgere il marito in questi suoi piani, ma lui non ne volle sapere e le spiegò anche il perché:
«Sai, ho riflettuto che qualsiasi cosa io faccia oggi, oh, lo so che tu non ci credi, ma è così, sarà causa della mia morte; perciò ecco un'idea molto geniale che chissà perché non mi era mai venuta in mente finora: me ne starò qui a letto a riflettere senza far nulla finché non sarà passata l'ora fatale... Capisci? Stando a letto senza far nulla, non può capitarmi niente di letale, e non rischio infarti o roba simile; sono sanissimo, lo sai, o col cavolo che mi avrebbero fatto l'assicurazione sulla vita!»
Naturalmente non c'era verso di fargli cambiare idea né lei credeva affatto che non lo avrebbe ritrovato vivo al suo ritorno, ma per scrupolo o chissà che altro volle comunque manifestargli tutto il suo amore, con parole e gesti calorosi e romantici, prima di uscire... Giunsero al punto di darsi uno di quegli appassionati baci che ci si aspetta da una coppia di sposi novelli e non da dei settantenni, e lui arrivò persino, tenendole la mano per tutto il tempo come quando erano ragazzi, ad accompagnarla alla porta e darle un altro bacio prima di salutarla e tornarsene a letto.
Quando Isabel rientrò diverse ore dopo, ebbe subito una sorta di cattivo presentimento... perché la casa era silenziosa, fin troppo silenziosa! Chiamò il marito, ma lui non le rispose, e allora lo richiamò più forte, senza tuttavia avere risposta; al che sbottò tra il preoccupato e l'arrabbiato:
«Guarda che non è divertente, Javier!»
Si affrettò verso la camera da letto; non si era neppure curata di posare le buste della spesa né si curò di tutti quei vetri per terra, i vasi di vetro opalino erano quasi tutti rotti perché le scosse avevano avuto l'effetto di far squilibrare il baricentro e farli cadere a terra. Ciò che vide entrando la lasciò senza fiato e molto peggio che sgomenta e addolorata; mentre le borse della spesa le cadevano inavvertitamente di mano, lei cacciò un urlo... una specie di urlo bestiale:
Il suo amato marito giaceva lì morto sul letto; solo allora le sovvenne che quel mattino, proprio verso l'ora fatidica, c'era stato un terremoto, ma non tale da impensierire né lei né chiunque altro... infatti, non si segnalavano danni a persone o a cose. Il dramma era però che una scossetta come quella, peraltro innocua sotto qualsiasi altra circostanza, era però bastata a far cadere dal suo chiodo quel pesante idolo in legno e metallo! L'idolo si era sfracellato su Javier, uccidendolo, e lei non aveva neppure il conforto di pensare che la sua fosse stata una morte rapida e indolore.
Certo il colpo gli aveva palesemente sfondato il cranio, con fuoriuscita di materia cerebrale, ma persino lei nel suo stato alterato capiva che se la morte fosse stata istantanea, poiché con la morte cessano tutte le attività biologiche del corpo all'istante, incluso il pompaggio del cuore, sarebbe stato impossibile che il suo sangue sprizzasse come un geyser inondando letto e pareti!
Isabel non si riprese mai del tutto dallo shock e dal senso di colpa, di quel comune senso di colpa del sopravvissuto; ma in lei c'era anche la colpa di non avergli creduto. Una notte, diversi giorni dopo il funerale, fece un orribile incubo. Nell'incubo, il marito le veniva incontro, più rivoltante e spaventoso di tutti gli zombie che avesse mai visto in vita sua al cinema, e puntando il dito indice della mano destra contro di lei, le urlava:
«Tu dovevi essere lì con me!»
Si svegliò di soprassalto, urlando come una pazza, e non seppe mai se quello fosse un semplice incubo o qualcosa di reale; né, del resto, osò mai raccontarlo a qualcuno.