La verità di una menzogna - prologo

scritto da Jemba
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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La verità di una menzogna
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Testo: La verità di una menzogna - prologo
di Jemba

Prologo


Una situazione oltraggiosa. Sì.
Ecco cos'era diventata, o meglio, cosa si era palesato di fronte agli occhi imperterriti di James. Si trovava immobile sulla sua Dodge Challenger del '70, una sigaretta composta da lui come un minuetto, legata dalla saliva all'altro lembo della cartina; bruciava. Lasciava le impronte lascive del fumo nell'aria che poi si dileguava.
Una situazione costipante. James era un claudicante, fermo sulla sua auto, ecco tutto. Ripensava a tutti quei piccoli momenti passati a sperare, o a sorridere, alle evenienze del caso. Sempre alla ricerca di una sorta di positività repressa, che poi si dileguava in una battito di ciglia.
Fissava una busta contenente delle caramelle gommose, comprate a qualche fiera chissà dove. Indagava.
Ma si trattava comunque di una situazione oltremodo irritante. La situazione si chiamava Fedora Burns, una studiosa di lettere all'università di Yale. Appassionata in maniera smodata di giardini. Le composizioni, gli stili giapponesi, all'inglese, all'italiana. Il giardino Ritsurin l'aveva rapita durante il suo viaggio nella terra del Sol levante, ma poi, come tutte le cose, è tornata ed ha ribussato alla porta del fato. Ferma.
Una sorta di immobilismo. Fedora era appassionata anche di Cinema e soprattutto di critica cinematografica, cosa che a James dava fastidio. La critica cinematografica è, in fin dei conti, per James una sorta di cavillo dall'ignoranza nauseabonda di quelle piccole entità, persone di rango inferiore a quello di un kokaburra, pese come sono dal loro fallimento del non essere diventati qualcuno nel campo cinematografico; dovrebbero scrivere sceneggiature ed invece si dilettano a scrivere la storia di altri. Un controsenso. Potrebbero vincere persino un BAFTA.
Fedora era appassionata del neo sulla schiena del suddetto James e James era appassionato della smania, della signora Burns, di vederlo ogni fine settimana per almeno cinque minuti, dalle 17:00 alle 17:05, per il thé, un'usanza inglese che alla signora, signorina -pardona -, piaceva perpetuare nel suo piccolo antro spirituale. Un Io spropositato il suo che, molte volte, lasciava adito a teorie sessuali del tutto poco convincenti.
Era proprio una situazione oltraggiosa.
James era noto per la sua gelosia morbosa, la sua apocalittica situazione di onniscenza per ogni cosa riguardante l'ambito amoroso e/o sessuale. Sapeva puntare il dito nell'esatta angolazione in cui sarebbe caduta la prima lacrima di tristezza della conturbante ragazza di fronte. Sapeva persino da che occhio sarebbe scesa, anche se la logica aiuta gli audaci, ma soprattutto coloro che ancora hanno un'attaccatura agli elementi tipici di una vita adulta atta alle preoccupazioni lavorative ed ad un senso della vita velato da un carta da cucina ormai in disuso ed odorante di pollo fritto.
Era una situazione conturbante.
La signora Burns era tornata dal Giappone a mani vuote, ma piene del suo enorme utero ormai deforme ed in procinto di esplodere, di far affiorare una belva pronta al consumo ed all'indebitamento di 250.000$. La signora Burns non faceva sesso con il signor Grape, così si chiamava James di cognome, dal 2010. La signora Burns si scoprirà partorente di un esserino giallo.
La situazione strana è che James ora non ha più senso. La signora Burns non esiste più e questa è tutta una macchinazione mentale del cervello del signor Grape. Usciamo dalla sua testa per una volta e godiamoci il panorama.


La verità di una menzogna - prologo testo di Jemba
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