Lei l’ha sempre saputo. Ha sempre saputo che lui sarebbe stato l’amore della sua vita. C’è da sottolineare, però, amore impossibile. Avrebbe profondamente voluto disinnamorarsi, ma il disinnamoramento, aveva sempre creduto, fosse per i vigliacchi. Ora si ritrovava a credere che invece era per quelli coraggiosi, per quelli che hanno il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle. Ma cosa poteva farci lei, lei non ne era mai stata capace. Neanche con suo padre. Non era stata capace di disinnamorarsi di suo padre. Beh, direte voi, non ci si può disinnamorare di un padre. No, non si può, tranne che del suo. Ma infondo suo padre era ormai acqua passata. Ora il suo unico pensiero era lui. Era il calore del suo respiro che non avrebbe più sentito solleticare lentamente la curva del suo collo. Era il dolce sapore dei suoi baci misto all’amaro delle sigarette. Erano le sue mani che le accarezzavano, le avvolgevano dolcemente il viso, ad ogni suo indimenticabile bacio. Era semplicemente lui che lei non avrebbe mai potuto dimenticare. Ogni mattina, abitualmente, al suo risveglio, le sembrava di sentire ancora il profumo di agrumi lasciato dai suoi capelli sulla federa del cuscino. Quell’odore le riempiva prepotentemente le narici, quasi le sembrava di soffocare, non riusciva a respirare. Era questo quello che le faceva il ricordo del loro amore. Si erano incontrati o meglio, scontrati, in una gelida mattina di dicembre al centro commerciale. Per l’esattezza, era il 20 dicembre, mancavano cinque giorni a natale e questo la rendeva la ragazza più felice al mondo. Non perché lo attendesse con il desiderio di ritrovarsi con una numerosa famiglia, in una calda e accogliente casa, con un enorme albero ricco di regali. Amava il natale per i ricordi che questa festività portava con se. Sembra quasi che la sua vita non sia altro che una scatola piena di ricordi. Sembra quasi che lei viva di essi. Aveva scontrato le sue mani al reparto dischi, quelli in vinile, vecchi, così tanto da accorgersene dall’odore del cartone. Avevano entrambi presi lo stesso disco, Dire Straits per l’esattezza. Lui glielo aveva gentilmente concesso, ma lei aveva altrettanto gentilmente rifiutato. E così si era ritrovata senza regalo, per se stessa, il giorno di natale. Però in cambio aveva lasciato il centro commerciale con la speranza di poter dimostrare ancora cotanta gentilezza a quello sconosciuto. Sconosciuto che lei avrebbe scoperto essere, di lì a cinque giorni, il suo vicino di casa. Una scoperta che poteva, forse, soccombere alla mancanza di regali. All’inaspettata scoperta di chi fosse la sua vicina di pianerottolo, il giovane sconosciuto ne resta interdetto. Per lui, fatalista come pochi, quello non può essere che un segno. Ma una parte di lui cerca, in questo caso, di non credere al destino. L’ultima volta che ci aveva creduto si era ritrovato a portare fiori sulla tomba di quella che era stata la sua fidanzata. A 22 anni aveva seppellito sua madre e la sua fidanzata. E ora non aveva alcuna intenzione di legarsi a qualcuno. Ne era come spaventato, terrorizzato dall’idea che qualcuno potesse legarsi a lui e poi morire, si sentiva colpevole delle loro morti perché maledetto. Ma l’amore che avrebbe provato per quella ragazza gli avrebbe fatto dimenticare della spada di Damocle, che lui credeva, pendesse sulla sua testa. Nessuno dei due aveva avuto un passato roseo e forse era questo che li accomunava, che rese possibile la loro storia. Può sembrare strano, ma è importante aver sofferto, ed è altrettanto importante vivere, amare, chi ha sofferto come noi, non necessariamente delle stesse sofferenze. E loro erano stati fortunati , si erano trovati, si erano scelti e si erano allontanati l’uno dall’altra per ragioni di cui probabilmente neanche loro sono a conoscenza. Ma si erano amati, si erano talmente tanto amati che spesso i loro comportamenti, i loro sguardi non erano chiari, non venivano compresi da chi era semplicemente innamorato. Non si erano mai giurati amore eterno, sarebbe stato come dare per scontato che il fato li volesse insieme. Erano consapevoli che tutto arriva ad una fine. E la fine sarebbe arrivata anche per loro. Per questo avevano cercato di viversi intensamente il più possibile. C’era stato un punto in cui, di notte, nel letto o sul divano, erano stati capaci di fondersi in un unico corpo, così che diventava poi difficile distinguerli. Era un unico corpo, un unico respiro, una sola tormenta e sofferta anima. La prima volta che si era presentato alla sua porta, lo aveva fatto perché l’aveva osservata attentamente, conosceva i suoi orari, le sue abitudini: sapeva che ogni sera, prima di addormentarsi ascoltava “The Dark Side of the Moon”, riusciva a sentirlo attraverso le mura. Non che la stalkerasse, attenzione. Erano due anime che avevano provato le più grandi sofferenze, e chi ha sofferto riesce a percepire attraverso lo sguardo chi, a sua volta, ha sofferto altrettanto. E l’aver trovato un appartamento lì aveva il suo significato. Ed è per questo che si prendeva la brida di osservala. E quindi aveva deciso di presentarsi alla sua vicina e aveva deciso di farlo portandole un regalo, forse qualcosa che le aveva “rubato”. Si presentò alla sua porta la sera di Natale (festività che come potrete notare trascorrevano entrambi in solitudine). Aveva incartato alla bell’e meglio il disco e aveva bussato alla porta. E ad accoglierlo erano stati quegli stessi occhi, e lui ora ne ebbe la conferma. Lei aveva riconosciuto in lui lo sconosciuto del centro commerciale e lo aveva invitato ad entrare, vedendo che aveva un regalo tra le mani. Le aveva spiegato che l’aveva osservata una volta dallo spioncino perché era curioso di sapere la persona che ogni sera prima di andare a letto ascoltava sempre lo stesso album. Non le aveva mica spiegato la sua teoria della sofferenza. Con molte probabilità lei lo avrebbe preso per pazzo. Era tutto iniziato quella sera di Natale di un anno che non ha alcuna rilevanza. La sofferenza li aveva uniti e la sofferenza li avrebbe separati.
Wish you were here. testo di lolita13