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Dovevano parlare quel giorno, Alice e il Cappellaio,
In un confronto che temevano entrambi,
Uno scambio di idee che non potevano o volevano evitare.
Erano uno dinanzi all'altra e si guardavano,
Le parole sembravano sospese a metà,
Ma gli sguardi erano eloquenti.
Lei sorrideva teneramente,
Guardandolo con affetto e gentilezza,
Lui la osservava con quel suo modo
Che a lei piaceva tanto e che la faceva sognare,
Sorridendo, ma con gli occhi tristi,
Come se nulla potesse cacciar via quella malinconia,
Nemmeno la gioia di stare insieme.
Ad un certo punto lui puntò l'indice verso di lei
E le chiese perchè si era persa così tanto,
Lei semplicemente non sapeva cosa dire
Perché non conosceva la risposta.
Rimase lì a guardarlo in silenzio
Con un'espressione di attesa e di timore.
Mille farfalle volavano disordinate sul tavolo
E non una si posò sù o accanto a loro.
Fu lui a rompere il silenzio, sussurrando:
"C'è chi li chiama errori, Alice,
Io preferisco chiamarli tentativi di felicità"