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Riconobbe quel tale
Che d’irideo impulso
S’osava ad anelare
L’aureo simulacro
Dell’inter sua parvenza
Ma nell’intenzion
Che fu funesta
S’adunò ordunque
L’armonico velo
Del pensier si cortese
Che perenne sia operato
Nell’itinere del sentier suo
E che fu lungi
A rimirar impetuoso
L’illustre figura
Di colei
La cui finezza
Persiste si sfarzosa
Al rigettar d’ignobili vedute
Cui la mente col tempo addusse
Volle tornar col capo al grembo
Ivi s’infonde la maternal purezza
Che nel cor
Ad egli adempie
Ove il nucleo
Legittimo decora
La Sapienza del mistico ingegno
Che’l tale colse
Al calar del Venereo monte
Un novello e viril fanciullo
Venir fuori
Come lume dal bianco giglio
E susseguì indagando
Come artista col suo vanto
A proferir suadenti giudizi
Com’il bruno e fulgido manto
Si connesse all’imperiale topazio
Com’il biancore di quel gregge
È radunato a mò di salvaguardia
Si come ondeggia il mar
La geometria delle labbra sue
Che l’artista andò col pensier vagando
A interloquir con suddetti teoremi
E di quei bucolici colli
Alcun sillabo a proferir
Al proseguir del contemplo suo
Egli tace e s’innamora
Al rinvenir di dimora
Tutto tace, non c’è clamore
Dell’artista invece
V’è solo un’intenzione
Quel di perire
Solingo
In adorazione