Contenuti per adulti
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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel buio dentro la testa
c’è un urlo che non fa rumore.
Rimbalza contro muri che non rimandano niente indietro.
Il dolore arriva tutto insieme, pesante, bollente,
come lava che non si lascia prendere in mano.
Non riesco a farla diventare parole.
Non vuole stare ferma e diventare un pensiero.
Tu sei lì, vicinissimo.
Ma per me in quel momento sei solo uno schermo bianco.
Ci butto sopra tutto il casino che ho dentro.
Le mani si muovono da sole, prima ancora che capisca.
Il pugno parte prima che io sappia chi sto colpendo,
prima che il tuo nome esista davvero nella mia testa.
Non è odio con gli occhi aperti.
È un bambino spaventato, cieco dalla rabbia e dalla paura,
che tira fuori pezzi di fuoco perché dentro scotta troppo.
Non sa che ti fa male.
Sa solo che se tiene tutto dentro esplode lui.
Sono sensazioni crude, senza forma, senza storia.
Paura che non ha contorni, rabbia che non ricorda perché è nata.
Volano come schegge impazzite, cercano una testa che le prenda,
che le guardi, che dia loro un nome,
che le trasformi in qualcosa che si può tenere senza morire.
Quando non riesco a “mettere in ordine” quello che sento,
il mondo intero diventa un posto dove buttare via il troppo.
Ti riempio di quello che io non reggo
la vergogna, il terrore, il buco nero.
E per un attimo respiro.
Ma il buco torna subito più grande,
perché quello che ho sputato fuori
in realtà non se n’è mai andato davvero.
Solo una persona che sa reggere il mio dolore
senza crollare, senza scappare, senza farmi vergognare,
riesce a insegnarmi che forse posso reggerlo anch’io.
Allora il pugno si apre piano.
Quello schermo opaco diventa il tuo viso.
E quel casino senza nome,
pian piano,
trova finalmente una parola.
E smette di fare così male.