Ho letto "L'ausiliaria"

scritto da isabella
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Autore del testo isabella

Testo: Ho letto "L'ausiliaria"
di isabella

Ieri, nel primo pomeriggio, davanti al palazzetto dello Sport di Galliate, mentre aspettavo che mia figlia disputasse una gara di ginnastica troppo lunga e noiosa, mi sono messa a leggere gli utimi pubblicati. Tra questi c'era "L'ausiliaria". Scritta da Nulla. All'inizio neppure l'ho capito ciò che stavo leggendo. Poi, a poco a poco, il senso di ciò che stava scritto li, sul computer, si è fatto sempre più chiaro. Subito mi sono chiesta se Nulla fosse impazzito, da dove l'avesse tirata fuori una storia del genere. Allora sono tornata indietro, a rileggere le prime righe e accidenti...storia vera...!!! Ho proseguito a leggere, ammetto, con parecchia difficoltà. Nulla è uno scrittore fenomenale che sa rendere molto bene l'idea di ciò che scrive. E non è stato dunque difficile immaginare per filo e per segno quella bella donna dai capelli ramati che si chinava in due sotto i colpi di quei mostri. Mi pareva di vederla mentre cercava di controllare i conati di vomito ogni volta che un pugno la colpiva allo stomaco, o mentre cercava di tenersi in piedi quando la vista le si annebbiava a causa dei pugni in pieno viso. Ho immaginato l'umiliazione e la vergogna che deve aver provato, li, in mezzo a quegli uomini, quando è stata accusata di vendere prestazioni sessuali e subito dopo come dev'essere accaduto a lei, anche io ho sentito un brivido di terrore capendo che non se la sarebbe cavata troppo in fretta, che prima di lasciarla andare gliene avrebbero fatte di tutti i colori. Se mai l'avessero lasciata andare. Quando l'hanno presa ognuno per una gamba e per un braccio e quel vigliacco figlio del diavolo si è avvicinato a lei, mi è scappato un urlo e davanti all'aria sorpresa di mio marito che mi chiedeva cosa mi fosse preso, mi sono ritrovata ad implorare quelle bestie perchè smettessero, perchè la lasciassero stare. Ma niente da fare. Sono andata avanti con la lettura. Con un palmo della mano premuto sulla bocca ho assistito impotente mentre senza sosta quei tre la violentavano. L'ho immaginata piangere dalla vergogna e urlare dal dolore e dalla disperazione. Ma i pugni e i calci facevano troppo male e allora l'ho vista ammutolire e accettare con rassegnazione ciò che le stavano facendo e che non sembrava finire mai. Ma non è tanto quella violenza schifosa che mi ha terrorizzata quanto ciò che è venuto dopo. Non che la violenza su di una donna sia accettabile per carità di Dio. Ma è purtroppo una realtà che esiste dalla notte dei tempi, causata troppo volte da paura, ignoranza e tanta tanta insicurezza. Il modo forse più diretto per far si che una nullità di uomo, se ancora uomo si può chiamare, ritrovi per un attimo sicurezza in se stesso e per un attimo si senta forte. Ma ciò che è venuto dopo è troppo cattivo e bestiale anche solo per essere letto. L'immagine di quella donna che a turno viene picchiata con un bastone rivestito di cuoio, l'immagine di quella donna che cerca in qualche modo di tenere duro, che in preda all'orrore ha ancora spazio nella sua mente per pensare a chi la fuori le vuole bene e non potrebbe vivere senza di lei. Un padre e una madre, dei fratelli, un fidanzato o una semplice amica del cuore. L'immagine di quella donna che si aggrappa a tutto pur di sopravvivere e che tra un secchio di acqua gelida e l'altro trova forse il tempo per sussurrare dentro di se una preghiera. E poi l'insulto finale, quell'atroce mancanza di rispetto, il disprezzo più profondo per l'essere umano in se. La donna, oramai allo stremo delle forze, rimane inerte al suo posto, non urla, non piange, non si dispera, non chiede pietà, è entrata come in un'altra dimensione tanto da non sentire più neppure il dolore. In poche parole non può più fare del male a nessuno, se mai ne avesse fatto. Ma a quelli non basta. Non vanno avanti con quella tortura perchè ormai non è più divertente: la donna, quella specie di giocattolo inerte, non reagisce più. Ma possono sempre usarla per fare un'altro gioco. Un giochino simpatico. Non tanto come quello di prima ma comunque sempre un gioco. La fuori ci sono i prigionieri. Per tutto il tempo se ne sono stati immobili, come inebetiti, ad ascoltare quelle urla bestiali, le urla di una donna che conoscevano. Forse una madre e una moglie. Sicuramente una figlia. Avrebbero voluto intervenire, aiutarla, salvarla. Ma se ne sono stati li, inerti, a sentire quelle urla, quei gemiti strazianti, mentre la dentro la stavano massacrando. Quei prigionieri sono come annientati dalla paura. Temono di essere i prossimi e si dice che chi entri li dentro non ne esca più. Ma qualche urlo non è abbastanza per quei tre diavoli scesi in terra. Nella loro bassezza, nella loro follia, vogliono fare di più. Vogliono che si parli di loro, di quanto siano forti e di quanto possa far male quella loro forza. Si sentono onnopotenti, intoccabili in quel momento, troppo malati o forse soltanto troppo idioti per non sapere, per non rendersi conto che esiste una giustizia divina e che prima o poi arriverà il loro turno. Che pagheranno per ciò che hanno fatto. Forse non in questo mondo, forse nell'altro. Ma pagheranno. Intanto per il momento sono loro i più forti. E per nulla al mondo si perderebbero quell'attimo di gloria. Non importa se la donna dai capelli ramati oramai non è altro che un ammasso di carne sanguinolenta. Che importa se gonna e mutandine sono state spazzate via. Che importa se gli hanno spianato il seno a suon di bastonate. Che importa se le ferite già stanno facendo infezione e la febbre continua a salire a salire. La fuori fa freddo e rischia di morire. Ma che importa. Sono stanchi, perchè far del male è faticoso. Allora la prendono in due, per non far troppo fatica, e la sbattono in una gabbia. Ce la rinchiudono dentro come un cane rognoso e gettano via la chiave, schiattando dalle risate. E continuano a ridere quando la gabbia viene portata fuori e messa in bella vista come duecento anni fa, quando i prigionieri venivano messi alla gogna ed esposti nelle piazze, come trofei del male. Una storia troppo forte per esseri umani degni di quel nome. E' inutile dire che stanotte non ho chiuso occhio. Non tanto per la vicenda in se, quanto per la consapevolezza che quella non è storia del passato. Gli uomini "cattivi" non sono stati spazzati via in un epoca lontana. Sono qui, tra di noi. Pronti a colpire quando noi meno ce lo aspettiamo. Santo cielo che paura! Termino col dire che un secondo diluvio universale forse non andrebbe così male. Bravo nulla. Una storia "un po' scioccante" ma che rende spledidamente l'idea di quale mondo noi siamo i custodi.
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