La forza e l’influenza dei gesti

scritto da Una finestra di idee
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Testo: La forza e l’influenza dei gesti
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Se ci fermassimo a pensare ai gesti che usiamo nella lingua italiana, rimarremmo stupiti per la loro quantità e diffusione.
Esistono gesti uniti alle parole e gesti fatti senza parlare: per questo siamo soliti utilizzare un vero e proprio linguaggio non verbale. Si gesticola in tutto il mondo ma non esiste un linguaggio dei segni universale. Il significato di uno stesso segno cambia da paese a paese, da cultura a cultura. Attenzione, ad esempio fare il segno OK (pollice e indice uniti a cerchio) in Russia, Francia, Brasile, Germania o Grecia poiché in questi paesi è un gesto offensivo. In Giappone, invece, significa “Quanto costa?”.
Ancora, il gesto della lettera V (fatto con indice e medio) in Italia e Stati Uniti significa vittoria, mentre in Grecia, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda vuol dire “Vai a quel paese”.
Se chi parla, piega l’indice verso di sé più volte, in Italia vuole comunicare un innocuo “Vieni qui“ ma nelle Filippine, invece, è punito con l’arresto perché ritenuto molto offensivo.
Ciò che è significativo e curioso è che i linguaggi non verbali sono presenti in tutti i popoli e sono incredibilmente ricchi, completando la lingua verbale locale.
Possiamo dividere i gesti in cinque grandi gruppi. Esistono, in primo luogo, quelli espressivi: gesti involontari che indicano un’emozione, come pestare i piedi per rabbia, alzare le mani o i pugni in segno di gioia, picchiettare le dita sul tavolo nervosamente. Poi ci sono i gesti mimetici che imitano i movimenti di un oggetto, animale o di una persona oppure raffigurano nell’aria una forma: ad esempio, unire le mani e appoggiarvi la faccia per dire “Ho sonno”, muovere la braccia come ali per rappresentare un uccello che vola. Un altro gruppo e’ quello dei gesti batonici, fatti quasi senza accorgersene, segni usati nel parlare con enfasi muovendo mani e braccia come se si avesse in mano un bastone, ad esempio per enfatizzare il parlato in un comizio politico.
Esistono anche i gesti deittici con cui si indicano cose e persone con un dito oppure a mano aperta. Infine ecco i gesti detti simbolici: sono segni intenzionali e consapevoli, stabiliti dalla societa’ e/o dalla propria cultura. Sono quindi capiti solo in quell’ambito. Ad esempio, la mano a tulipano stà per “Che dici?” o l’indice sulle labbra per chiedere silenzio (tipici segni italiani), o ancora il segno della croce (proprio della religione cristiana). Gli esempi potrebbero continuare all’infinito!
Insomma, la lingua italiana ha una gestualità molto variegata e ricca di storia che spesso non ci accorgiamo di usare ma che è patrimonio della nostra cultura e che quindi teniamo a ricordare.

LA REDAZIONE
de “La finestra”

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