'La Grande Bellezza' e il 'Satyricon' a confronto

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Testo: 'La Grande Bellezza' e il 'Satyricon' a confronto
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Ne ‘La Grande Bellezza’, film di Paolo Sorrentino vincitore del Premio Oscar, vengono messe in risalto anche le qualità di molti personaggi del film : essi ci appaiono tutti ricchi, beceri e irrigiditi nella loro ipocrisia e cafonaggine, ritraggono una Roma da rotocalco, tutta gossip e snobismo: ostentazione di beni e contatti importanti, ma con un vuoto inquietante di ideali, valori e perfino emozioni. Viene alla mente ‘la cena di Trimalchione’ del ‘Satyricon’ di Petronio, dove i tanti nuovi ricchi, volgari ed incolti, dissertano del nulla mentre l'impero inizia la sua parabola discendente. Un altro aspetto della pellicola che concorda con l’opera è il lusso esagerato; inoltre Encolpio, il protagonista del ‘Satyricon’ è un amante della bella vita, proprio come Jep Gambardella. A distanza di quasi duemila anni dunque, l’affresco più realistico della mondanità romana appartiene ancora a Petronio (I secolo d. C.). Nel celebre episodio della ‘Cena di Trimalchione’ l’autore del ‘Satyricon’ descrive la decadenza dell’epoca attraverso i tanti eccessi, una decadenza ricca di particolari e di sfumature che si possono riscontrare anche nel film di Paolo Sorrentino: l’ostentazione e la spettacolarizzazione del lusso più raffinato, i vizi di ogni tipo, la sfrenata ricerca del piacere, l’abbrutimento (come quello, emblematico, del padrone di casa, Trimalchione, un vecchio liberto arricchito che invita i commensali a spassarsela “finché si può godere”), il parlare osceno e il cicaleccio inconcludente sono gli ingredienti mortiferi – allora come oggi, al di là del tempo e dello spazio – di una società in preda alla dissoluzione. Quello squarcio di vita romana, colorato e carico di grevi volgarità, resta dunque l’archetipo di un impero che si va sfasciando, di una civiltà in decomposizione. Qualcosa di quell’affresco antico – con le sue insulsaggini, con il suo senso di disfacimento e di morte incombente, con le sue maschere malinconiche – si ritrova così anche ne ‘La grande bellezza’.

Daniele Laudanna
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