Vestirsi, svestirsi, travestirsi.

scritto da T. Pompili Casanova
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di T. Pompili Casanova
Autore del testo T. Pompili Casanova
Immagine di T. Pompili Casanova
Tratto dall'inedito "La vipera saccente - Disquisizioni velenose in punta di tastiera"
- Nota dell'autore T. Pompili Casanova

Testo: Vestirsi, svestirsi, travestirsi.
di T. Pompili Casanova

L'abbigliamento è l'insieme degli abiti e degli accessori usati per abbigliarsi. Cioè per vestirsi. I capi di abbigliamento sono generalmente realizzati in tessuto (di fibre naturali o sintetiche) e hanno lo scopo di ricoprire la superficie del corpo per ripararsi dal freddo, ma anche di nascondere la nudità, una condizione naturale che però oggi, sfoggiata in società, pone chiunque in una situazione ad alto rischio. Andare in giro nudi infatti non è affatto salutare per svariate ragioni che in questo contesto mi pare superfluo approfondire.
Forse l'abbigliamento nasce come reminiscenza delle epoche più primitive, quando da un giorno all'altro l'essere umano si è ritrovato quasi privo di peli, una condizione che fino a quel momento gli era del tutto sconosciuta. È stato quindi cercato il modo di ovviare all'inconveniente mettendo qualcosa sopra la pelle rimasta glabra. Dicono che i primi capi di abbigliamento fossero foglie di fico, una per i maschi e tre per le femmine e questo prova che da sempre le donne hanno più vestiti dei propri compagni. Non si sa con esattezza come le suddette foglie stessero appiccicate alle pudende, ma certo non deve essere stato facile. La foglia di fico a contatto della pelle è ruvida, rigida, pungente. Forse è da quel momento che si è manifestata l'orticaria. In più è orribile a vedersi. In effetti gli stilisti non erano ancora stati inventati. Gli umani dell'epoca devono aver pensato bene di sostituire la fronda e di rimpiazzare i peli persi con quelli di qualche malcapitata bestia preistorica, la quale non credo abbia consegnato la propria pelliccia senza prima lottare con le unghie e con i denti. Il che deve aver scoraggiato i primitivi che allora, per salvare la stessa pelle che cercavano di coprire, hanno intrecciato delle fibre vegetali inventando di fatto i primi rudimentali tessuti e creando per la prima volta dei veri vestiti.
Quindi, seguendo la teoria di cui sopra, il vestiario ha sostituito i peli di cui l'uomo era ricoperto in origine. La cosa curiosa è che alcuni ciuffi pelosi sono tutt'ora rimasti in zone strategiche della superficie umana, ma oggi vengono fortemente osteggiati sia dagli uomini che dalle donne. Ove possibile vengono accuratamente racchiusi in indumenti appositi come mutande, slip, boxer e coulottes, mentre nelle zone che rimangono inevitabilmente a vista, come il volto degli uomini o le gambe delle donne, vengono rasati o estirpati senza pietà alcuna. Unica eccezione è riservata alla testa che viene mantenuta convenzionalmente coperta dai peli che però cambiano nome in capelli e costituiscono un vanto quando sono fluenti, un cruccio quando sono radi o addirittura assenti.
Potremmo dire, in fin dei conti, che il vestiario dovrebbe avere uno scopo prettamente pratico, mentre ad una analisi più approfondita ci si accorge che ha altre funzioni più o meno recondite. Infatti, gli si attribuiscono ruoli particolari oppure può provocare reazioni psicologiche insospettabili.
Ad esempio, una donna spesso considera i capi d'abbigliamento come nascondigli per difetti reali o presunti. Quindi li impiega per mimetizzare forme indesiderate della propria struttura fisica con l'illusione che se queste vengono occultate da un vestito, automaticamente scompaiono, non solo ai propri occhi ma anche a quelli del mondo intero.
I vestiti possono anche essere l'equivalente di una vetrina, nel senso che servono a mostrare parzialmente “l'articolo” che c'è sotto. Questo tipo di funzione viene parimenti condivisa da entrambi i sessi.
A volte, sempre dal punto di vista delle donne, l'abbigliamento equivale al travestimento poiché esse si immedesimano in ciò che indossano a seconda delle occasioni e/o della compagnia e/o della destinazione. Ciò comporta che non sempre il travestimento è appropriato al contesto, ma lo è senz'altro allo spirito della donna in base all'obbiettivo che intende raggiungere. Per esempio, se una ragazza venisse invitata dagli amici ad una passeggiata nei boschi delle Dolomiti, potreste vederla arrivare travestita da femme fatàle con indosso un paio di décolté con i tacchi a spillo solo perché non è molto alta e vorrebbe farsi notare da un determinato esemplare maschile della compagnia. In tale caso otterrebbe lo scopo di farsi notare anche dai caprioli della foresta. Se questo vi pare una situazione limite vi assicuro che ho personalmente assistito a qualcosa di simile: fanciulle con zatteroni altissimi affrontare i ciottoli instabili di una spiaggia sassosa, o con camicette sbottonate fino all'ombelico con -20° di temperatura, unendo in quest'ultimo caso sia la funzione-vetrina che la funzione travestimento-fatàle. Per fatale è stato fatale: broncopolmonite.
La voce "abbigliamento" che compare nel bilancio di chi un'eccessiva attrazione per gli oggetti di vestiario, ambo i sessi, rappresenta senz'altro quella di peso più sostanzioso. Sovente è la più elevata, a volte assolutamente superiore a ciò che si dovrebbero permettere. A fine stagione, invernale o estiva che sia, rappresenta una prova tangibile della follia di un certa categoria umana: gente che dopo ore di attesa in fila davanti a un negozio di grido, svuota il conto corrente per una borsa o un cappotto.
Se siete donna:
Datevi una regolata. Non è indispensabile andare in giro mezze nude in una tormenta di neve, né sfidare la sorte e rompersi una gamba per guadagnare qualche centimetro di altezza. Ci sarà pure qualcosa di più sobrio e azzeccato alle circostanze che vi faccia sentire a vostro agio senza rendervi ridicole. Se il vostro scopo è farvi notare da elementi dell'altro sesso, sappiate che di solito loro guardano oltre i vestiti, come se fossero dotati di raggi X e se vi notano per il vostro abbigliamento fuori luogo otterrete esattamente l'opposto di ciò che avete in mente. Non riducetevi sul lastrico con la scusa che non avete nulla da mettere. Non è vero, avete l'armadio pieno, solo che non c'è nulla che si adegui all'esatta sfumatura del vostro umore del momento. Prendete due gocce di lexotan e ragionate, sono certa che sotto strati di vestiti stipati nel guardaroba ce n'è uno perfetto per l'occasione che state per affrontare.
Se siete uomini:
Datevi una regolata pure voi che vi presentate ovunque con camicia e jeans, o peggio maglietta e jeans, pensando che è un modo di vestire che va sempre bene. Il look da boscaiolo del Wyoming va bene per fare il boscaiolo in Wyoming, non per andare a un matrimonio. E ogni tanto fate uno sforzo: cercate di notare cosa c'è sopra le curve della ragazza che è stata due ore davanti all'armadio aperto prima di decidere cosa indossare per venire a cena con voi. Fatele un complimento anche se per voi poteva venire all'appuntamento con uno scafandro da palombaro che era lo stesso.
Per tutti. Vi rivelo una verità fondamentale: un capo d'abbigliamento non vi farà mai essere ciò che non siete. Qualcuno non ha afferrato il concetto? Sarò più chiara: bimbe, non è che se indossate l'abito d'oro di Charlize Theron nello spot per il profumo "J'Adore" di Dior, diventate automaticamente una bellezza da capogiro come lei. Se siete alta un metro e cinquanta non crescerete di un millimetro, se avete il naso a patata resterà uguale e pure i brufoli vi rimarranno, se li avete. E non dipende nemmeno da quanto spendete, si può essere carine anche con qualcosa che non costa un capitale. Lo stesso vale per voi ragazzi, basta solo sostituire la Charlize Theron dell'esempio con qualcun altro, maschio, bello e famoso.
Per tutti:
Non rischiate di essere la grottesca imitazione di qualcuno, inventatevi un vostro stile, qualcosa che vi valorizzi e che non faccia scappare le vecchiette per strada. Giocate, mescolate una camicia comprata in un mercatino con un pantalone di buona fattura, ma non a casaccio. Osservate, studiate chi è sobrio ed elegante...
Ma che cavolo perdo tempo a fare? Il buon gusto non si può insegnare e per di più, in parte, è soggettivo. Perciò la pianto qui. Vestitevi come vi pare, ma almeno siate voi stessi e non dissanguatevi per un paio di scarpe, non ne vale la pena dacché l'anno prossimo, per la moda, saranno l'equivalente di uno yogurt scaduto.
Vestirsi, svestirsi, travestirsi. testo di T. Pompili Casanova
3

Suggeriti da T. Pompili Casanova


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di T. Pompili Casanova