6) Carmen e famiglia

scritto da NausicaaValli
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Testo: 6) Carmen e famiglia
di NausicaaValli

Carmen spalancò gli occhi consapevole di esser in ritardo come le accadeva spesso ma, almeno per quella mattina, si sentiva riposata.
Mettendosi addosso la vestaglia, non fece caso alle sue “trippe”, circondò i capelli nel mollettone della sera prima e si diresse in cucina. Addentò una pastina posata lì poco prima da Luz e notò che invece fosse in perfetto orario ed anzi anche in anticipo e che un quarto d’ora di pace a tavola a fare colazione potesse concederselo e fu così che chiese all’altra donna di versarle un po’ di caffè visto che aveva la moka in mano.
A Carmen giunse all’orecchio anche lo strano silenzio che di solito a quell’ora era sempre rotto o dalle lamentele della madre o dalle urla delle figlie da una camera all’altra.
“come mai così presto Luz stamani?”
“non era ogi che dovevo esta aqui prima che la Cate ha el su’ esame?” Luz parlava piano piano, come a non voler intaccare quell’atmosfera surreale interrotta giusto dal sorseggiare di Zaira seduta davanti alla figlia.
“oddio ma è già giovedì!?” Carmen si voltò stupita verso Luz che intanto scuoteva la moka per far scendere l’ultima goccia di caffè. Ecco perché Zaira era tanto silenziosa…
“ma Carmecita bela, ogi è benerdì! Estiamo ancora nel letto eh! Eheheh!” e intanto si sedette anche lei a far colazione con le altre.
“buongiorno gente” spuntò Violante mezza avvolta in tentativi di stirarsi poco aggraziati e si mise a sedere.
“ciao Vio ma Cate ha l’esame oggi?!” la madre le posò una mano sulla testa arruffata per cercare di rientrare nella cronologia familiare.
“sì mamma, ho l’esame! Come fai a ‘un ricordatti mai niente! Ma dove vivi!” alle spalle della madre, spuntò anche la figlia di mezzo in preda alla usuale agitazione pre esame.
“scusa tesoro…” Carmen si alzò per abbracciare Caterina ma lei scappò tornando in camera. Ne era uscita per capire se quella che si sentiva nello stomaco fosse fame di cibo o ansia nella sua forma più pura e dallo scatto che fece poco dopo allontanandosi dalla madre, lasciò intendere che fosse più la seconda opzione. E sbum! Porta chiusa a mo’ di sfondaparete.
“ma… e… no scusa aspetta” Carmen rimase lì sulla porta totalmente persa e non sapendo a chi rivolgersi, sospesa tra l’imbarazzo per il non rendersi manco più conto di che giorno fosse ed il rammarico di non essersi ricordata di una cosa così importante per la figlia.
“mamma?!” Violante la guardò masticando un biscotto.
“eh! Dimmi Cate- sie… buonanotte al secchio! Dimmi Vio…” Carmen scosse la testa e si rimise a sedere.
“no no niente” e la ragazzina riprese a mangiare.
Nel raggio visivo di Zaira comparivano rispettivamente a destra e a sinistra Luz e Violante intente a finire la loro colazione e davanti Carmen: la contemplò, posò la sua tazza di orzo vuota e asciugandosi la bocca, avrebbe voluto dirle qualcosa ma se ne stette zitta.
Tutte si alzarono tranne la (bis)nonna.
“se va a vestirse?” le fece Luz tornando in cucina tutta sorridente.
“no no Lucia, aspetta un pochino… fai altro se c’hai da fa’”
“va bene… voi un jornale?”
“no no, voglio fa’ quattro passi…”
“biene che te aiuto alora-”
“noe! T’ho detto te fa’ ‘l tuo! Io ci vo da me! Sarà possibile ‘un esse mai libere di fa’ quello che mi pare ‘n casa mia!” Zaira si era già alzata quando Luz provò a porgerle una mano ma lei ebbe uno dei suoi scatti e sbraitando si diresse verso il corridoio col solo ausilio della fidata giannetta. Luz rialzò lo sportello della lavastoviglie per far passare la signora e lo riabbassò poco dopo ridendo compiacendosi della forza di volontà di quella donna che spesso le ricordava la sua di mamme poco più giovane e ad attenderla in Perù ogni volta che poteva tornarci.
Zaira s’indirizzò dunque per il lungo corridoio tastando la parete in cerca dell’interruttore e per avviarsi alla camera della figlia dove si stava cambiando.
“Garme’” l’anziana si affacciò senza bussare visto che la porta era appena accostata e si predispose “a guardia” della porta come se non volesse esser spiata e, più che altro, interrotta.
“mamma, dimmi… hai bisogno?” Carmen aveva la canottiera in faccia quando con sorpresa si sentì chiamare dalla madre.
“no no…”
Ci fu un istante di silenzio.
“Garme’”
“dimmi mamma! Che c’è?!” le fece infilandosi la giacca del tailleur per poi ritogliersela mezza scocciata visto che prima aveva come “rito” quello di indossare i pantaloni.
“te ne ricordi che stasera la cittina la devi guarda’ te?”
“la cittina… sì sì, ha’ voglia! Chiara! Va bene!”
“mh… mi parevi un po’ così stamani, ho detto ‘meglio andagnene a ridi’ sennò addio nini’”
“oh Santa Pace!...va bene, va bene… grazie mamma” Carmen sospirò dall’esasperazione e ne approfittò per non guardarsi le buzze abbottonandosi i pantaloni.
Zaira alzò gli occhi al cielo sentendosi alleggerita dell’ennesima responsabilità auto messasi sul groppone e tornò verso la cucina. A metà corridoio venne sorpassata dalla figlia quasi quest’ultima dovesse imboccare la curva San Donato al Circuito del Mugello e si avviò nella tromba delle scale in un Tip-tap che via via andava scemando piano dopo piano.
“ora si pole anda’ a vestissi” Zaira sentenziò affacciandosi alla cucina e Luz le fece cenno di sì con la testa ma le tornò alla memoria qualcosa da dire a Carmen e così si gettò anche lei per le scale intimandola di fermarsi.
“Carmencita! Carmencita!”
“dimmi Luz” Carmen si bloccò e seguì con lo sguardo la donna scendere quasi rimbalzando sugli scalini.
“oh eccome…”
“ma- è successo qualcosa?!”
“no no… odeo che corsa!... toma esto!” e con il fiatone, Luz porse un fogliettino all’altra donna inizialmente preoccupata.
“tomo tomo… che è?” Carmen si mise a cercare gli occhiali in borsa ma l’altra, una volta tornata ad una normale ventilazione, le spiegò tutto.
“è la lista dela spesa!”
“ma… scusa, non avevo preso un po’ di cose già l’altro giorno?”
“sì sì ma abiamo finito!”
“ah!... va bene… allora a stasera!”
“ciao bela dona!” e risalì come un razzo.
Carmen scese le scale sino al garage con il bigliettino in mano e ripensò proprio al fatto che in quel periodo le pareva che fossero raddoppiate volte in cui dovette appunto far la spesa come erano raddoppiate le portate a tavola. E che portate poi… Luz era bravissima nella gestione della casa (anzi le case perché ogni tanto saliva anche al piano di sopra ad aiutare Costanza), nel saper tenere a bada Zaira, nel coccolare Chiara, andava d’accordo con tutti ma di certo il suo forte non era la cucina, specialmente i primi tempi, ed era invece da un po’ ormai che stava tirando fuori interessanti primi, pasta fatta in casa, arrosti e l’altro giorno fece anche ribollita!
“chiedi al macello per fare brodo di carne bello intenso
Chiodi di garofano
Un etto di cipolle
Pare bello duro”
Carmen lesse incredula l’elenco datole da Luz ma evidentemente scritto da Violante sotto dettatura della prima adagiandosi in macchina.
“il brodo a maggio?! Va bene che c’è un tempo come a novembre… Mah…” dopo essersi sistemata un ciuffo scompigliatole dall’asticella un po’ storta degli occhiali, Carmen mise in moto la macchina e si avviò a lavoro. Per tutto il viaggio pensò ai menù delle sere prima paragonandoli a pranzi domenicali e, se ne avesse trovato il coraggio, al rientro a casa avrebbe chiesto a Luz di più.

“Che giornatina anche oggi!”: era la frase simbolo della fine delle giornate lavorative di Carmen indicativamente. E pensare che oggi ci sarebbe rimasta anche solo metà del suo solito orario... e pensare che non sapeva come avrebbe fatto a chiedere ad una persona di famiglia (ormai Luz era come sorella minore per lei ed una zia per le sue figlie) le ragioni di quell’incremento culinario. E a proposito di cul… con tutto quel ben di Dio che stava mangiando ultimamente, aveva anche paura di aver messo su ancora più peso. Sbuffò tutto il giorno in ogni reparto con queste baggianate in testa.

“la nuostraaaaa è ja fenitaaaaaa! Y nuove nottiiii y nuevi jiooorni… cara nooon odiarme si puehehedeeees”
Carmen aveva infilato le chiavi nella serratura ma arrestò i suoi movimenti una volta sentita Luz intonare una famosissima canzone di cui nel momento non le sovvenivano né autore né titolo. Si fece una colpa anche di questo.
“Donne ci siete?”
“Carmen! Bentornada!” Luz si affacciò sorridente dalla cucina con la sola testa che ritrasse tipo burattino a teatro e continuò con tono più cupo “conosci me… quel che darìa”
Carmen si tolse scarpe e cappotto ed entrò in cucina con la busta bella provata per il peso del suo contenuto.
“ecco a te Luz”
“Gracias!”
“ciao mamma… tutto bene? Sei tranquilla?”
“e chi ha fatto pio!” Zaira sollevò la testa dal giornale che stava sfogliando poggiata al tavolo voltando pagina con dopo essersene francobollata al pollice con la propria saliva l’angolo in alto a sinistra.
La figlia alzò un po’ gli occhi al cielo non tanto soddisfatta quanto tollerante per il fatto che apparentemente l’anziana non avesse da ridire su niente, almeno per il momento. Si mise invece, dopo essersi abbandonata su una sedia, ad osservare Luz la quale pareva invece ancora più solare del solito: continuando ad intonare Baglioni (‘no no, non è Baglioni… ma come si chiama questo! Maremma strulla come me! Sarà possibile non ricordarsi mai niente!’ si diceva in testa Carmen sempre più mortificata per sé stessa) con cadenza spagnola, le sue mani si erano messe a ripulire dell’eccesso di grasso un bel pezzo di manzo che sarebbe andato a dar sapore al brodo. Carmen non resse più dalla curiosità.
“Luz… lo sai, per me va benissimo sempre tutto quello che fai e…” e si zittì in preda all’ansia.
“eh sì sì! Bene!” ed intanto l’altra controllava gli ossi ben bene.
“sì… bene, bene che lo sai… e… no ma ti volevo chiede’… non te la prende’ eh! Si fa per parla’”
“dime dime Carmen, che te sconvolge esta vez” Luz ormai aveva capito di che pasta fosse fatta la bionda intimorita dietro di lei e fu così che provò ad incalzarla.
“sì… eh- no ma… ma mi spieghi che ti se’ messa a fa’?”
“ma ora? El brodo de carne!”
“sì sì no ma dico-”
“ah! Perché me serve?! Per ela papa al pomodoro!”
“che?”
“sì!”
“no scusa cittina… te voi fa’ la pappa al pomodoro col brodo di carne?! Ma che ha’ bevuto?!” pareva strano che Zaira non fosse ancora entrata in scena e lo fece ovviamene a modo suo.
“eh ma Duscio dice de farla così”
“ma uh puarini! Digli che un c’ha capito niente!”
“ma Ziza… io che ne so! Io fo quelo che me dise lui”
“dammi retta, fa’ quello che dico io, strullarella”
Carmen venne totalmente tagliata fuori dalla conversazione cercando di capire di cosa e soprattutto di chi stessero parlando e, quando stava per provare a riprendere le redini di ciò che aveva cominciato, suonò il campanello: era Jacopo con la figlia bella sveglia e allegra in braccio.
“Buonasera Carmen! Tornata da poco?”
“ciao Jacopo caro… ma saranno… che ti devo di’, dieci minuti nemmeno”
“’onna!”
“amore mio! Ci vieni dalla nonna!”
“’onna!” Chiara si fiondò sulla nonna: aveva da pochissimo compiuto un anno e stava cominciando a dire le prime paroline nonostante si intendessero ancora a gesti, mugugni e pernacchie.
“senti io salgo allora… grazie Carmen! Grazie di tutto! Scusate!”
“ma scherzi Jacopo! M’avete fatto anche torna’ prima da lavoro! Meglio di così! Vero, polpettina?! Ma tra meno di un anno nonna sta con te tuuutto il giorno! Vero!?!? Ciao Jacopo! Da’ un bacio a Costi!”
“’onna!” Chiara era essenziale in quello diceva ma bastava che allargasse quella sua boccuccia a cuore in un sorrisone fatto più di gengive che denti che tutti perdevano la testa e la dignità.
“certo Carmen! A dopo!... ah ciao Duccio! Buona serata!” Il giovane si voltò per correre a malincuore a quel computer.
“oh Jacopo! Buonasera!” Carmen stava per chiudere la porta dietro di sé finchè non sentì un vocione però bello gioviale: ma non aveva notato che dietro a Jacopo c’era un’altra persona. Era uno stangone magro con un barbone da record, maglia a maniche corte e grembiule bianco che gli dava a metà coscia.
I due si osservarono in un silenzio rotto solamente dai teneri balbettii della nipote in braccio alla nonna.
“Buo-na… sera…”
“oh bonasera signora!” rispose Duccio andando incontro a Carmen.
“Buonasera buonasera”
Si guardarono nuovamente aspettando l’uno la mossa dell’altra.
“non so se mi conosce, so’ Duccio, sto qui di fronte!” e le sorrise da sotto quei baffoni un po’ rossastri.
“eh… no no, mi spiace… Carmen piacere” tutta l’allegria e la confidenza se l’era risucchiata il palo della luce che aveva davanti.
“ta ta ta ta ta” intanto Chiara intavolava un simposio col ciuccio ed il modellino di Bing che aveva in mano.
“senta ma c’è la signora quella che sta qui, quella peruviana, ‘un mi viene il nome, abbia pazienza”
“ma dice Luz…”
“sì sì lei lei! Che sa dov’è? A quest’ora c’è sempre di solito” e tutto sorridente le dette la conferma.
Si guardarono ancora muti.
“Garme’ la voi chiude’ codesta porta che fa riscontro!” Zaira ridette il La a quella diatriba silente e così: “ma entri via, venga venga, è in cucina Luz!”
“uh volentieri! Grazie eh! ‘un ce l’ho il Covidde eh! Ahahah! Ma bada Chiarina com’è fatta bella tonda! Pare ‘n puttino maremma ladra!” prima si rivolse a Carmen e poi alla nipote che gli rispose con un sorrisone.
“Lucia! Zaira! Insomma!? Com’è venuta la ribollita?”
La nonna, tra l’esterrefatto e l’interdetto, fece entrare l’autoproclamatosi dirimpettaio e chiuse la porta dietro di sé. Ci mancava solo questo nel già mirabile guazzabuglio di Carmen e famiglia (e chissà com’era andato l’esame a Caterina…).
6) Carmen e famiglia testo di NausicaaValli
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