Loreena ( Ultima parte)

scritto da Gianny Mirra
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Autore del testo Gianny Mirra

Testo: Loreena ( Ultima parte)
di Gianny Mirra

-Ogni volta che succede, una nuova ferita mi si apre nell'anima. Ma forse io un'anima non ce l'ho. Forse l'ho persa quando sono morta, tanto tempo fa. Non mi ricordo più come fu, lasciarla andare via, per un vuoto che non si riempie mai-
Scrisse Loreena, sul suo diario.


''IL CANTO DELLE PAROLE PERDUTE''

Ho una ferita profonda dentro.
La rabbia mi graffia l'anima
e non so cosa fare.

Ho paura di perderti
dentro un amplesso sconosciuto
vissuto per un momento.

I fantasmi si baciano, si toccano
e mostrano le loro lingue di serpente.
Tu mi dai il tuo cuore
ed io sto impazzendo.

Vorrei piangere, piangere a dirotto
come la pioggia
quando sembra non finire più
di cadere.

Ora sono come un vaso vuoto
ma so che tu ci sei.
Sei qui dentro di me
a proteggermi.

Non voglio ascoltare
quelle brutte voci nella mia testa.
Maledetta gelosia.
E' come una lama di ghiaccio
che mi apre l'anima.

Piango, per non farmi del male
pensando ai miei errori.
Io ti amo
ed è questo che
per te conta.''

-Per Dahlja-Scrisse sotto la sua poesia.


Ricordava l'immagine di colui che aveva amato, quando il suo cuore batteva con la vita dentro. Quel ragazzo malinconico e forte che aveva fatto qualsiasi cosa per lei, anche gettarsi nell'inferno per seguirla ma questo non gli fu concesso.
Il frutto del loro amore, le era morta dopo pochi giorni. Il suo nome era Dahlja come i fiori che le piacevano tanto.
Aveva seppellito la sua bambina nel piccolo cimitero di Lochinver. Una madre ancora adolescente e già seppelliva il frutto del suo ventre.
Dahlja: la vedeva spesso nella sua mente. Era come se le fossero rimasti piccoli lampi di luce dentro al cuore.
Quanto tempo era passato da allora! Quanti corpi aveva posseduto! Quante vite distrutte per la sua sopravvivenza!
La matrice che l'aveva trasformata in quello che poi era diventata, era stata uccisa da una sua simile.
Questo è il mondo! Persone che usano e persone che si fanno usare. Non ricordava neanche più com'era, all'inizio di tutto.
Ogni tanto andava davanti alla tomba di Dahlja. Ci passava nottate intere, aspettando che qualcosa accadesse. Non era mai successo nulla.


''DAHLJA''

Cosa siamo diventate,
ora che le notti
sono perle di una collana infinita?

Cosa sono io,
a decidere della vita
che si nasconde
dentro fuggevoli carezze?

Sei stata mia per un breve tempo.
Eri il seme che cresceva
nel mio corpo.

La mia anima era un prato
dove giocavi
come una delicata
farfalla.

Il tuo nome è un fiore
ed ogni suo petalo
è una mia lacrima
che brucia.

Non so perchè, ma io ti aspetto.
Tutte le notti...
io ti aspetto e m'illudo
di sentirti ancora mia.

Oh mio dolore senza fine!
Non sai quanto
è profondo
quest'abisso dove cammino.

Parte di me è come un lampo
che in una tempesta,
s'accende,
e poi scompare.


Era già passato qualche anno, da quando quelle morti si erano abbattute come una maledizione nella vita di Irene.
Loreena era come sparita. Non la si vedeva più da nessuna parte. Ogni tanto Irene aveva la sensazione di non essere sola, nella sua stanza. Qualche volta avrebbe giurato che aveva visto Loreena in mezzo alla folla o davanti alla fermata di un autobus o ancora sul vetro della vetrina di un negozio, ma erano solo congetture.

Sua fratello Andrea era stato ricoverato in una clinica psichiatrica, per qualche tempo. Adele si era chiusa in un silenzio doloroso. Giuseppe era il sole che splendeva nella sua vita ed ora che non c'era più, non vedeva altro che una buia notte fonda.
Ogni tanto Irene andava a trovare Andrea. Il ragazzo era seduto su una sedia nella sua stanza. La sua mente si era allontanata dal presente. Il suo sguardo era assente. Non parlava più da ben quattro anni, da quando era morto suo padre. Da quando non aveva più rivisto Loreena.
Irene aveva capito cosa intendeva dire Odette, parlando di lei.
-Quella ragazza è molto strana, Ire! Non so. Ha qualcosa di tenebroso dentro.- Le aveva confessato più volte, ma lei non le aveva dato ascolto. Si chiedeva come quelle morti si potessero legare a quella ragazza. In fondo Loreena non era presente a Roma, quando sia Odette che suo padre erano morti. Come anche non riusciva a legare la situazione di suo fratello con quella misteriosa ragazza.
Durante i quattro anni passati, erano andate più volte a Cromarty, lei e sua madre. Annie aveva trovato un'altra ragazza che aveva sostituito Loreena ma non era la stessa cosa. Lei aveva qualcosa di veramente speciale che incantava la gente, la possedeva nell'anima. La deliziava con la sua bellezza,la sua dolcezza, il suo ingegno,la sua forza. Lei riusciva a finire tutto quello che incominciava. E poi le sue splendide poesie...l'avevano sempre toccata nel profondo.

In autunno, Irene ed Adele, decisero di trascorrere qualche settimana a Cromarty, in compagnia di Annie. Quella era la stagione più bella e suggestiva, in Scozia. La natura si riempiva di magici colori, diventando di una bellezza ineguagliabile.
Arrivarono nel pomeriggio tardi. Annie era invecchiata molto da quando era morta sua madre Lisa.
Passavano le sere tutte e tre sedute davanti al camino acceso. In quelle ore, la mente di Irene andava indietro nel tempo. Rivedeva Odette, Andrea, lei stessa e Loreena, seduti sulle panchine davanti al laghetto, a fumarsi di nascosto uno spinello, mentre la bellezza e la grazia di Loreena li affascinava come una Fata venuta nel mondo a portare la sua fantastica magia.

Un giorno, Irene era ferma ad aspettare l'autobus. Dall'altra parte della strada c'era un'altra fermata, con della gente che aspettava il loro autobus. Tra quelle persone vidde Loreena avvolta in un cappotto lungo , di colore verde. Le era proprio di fronte e la stava fissando con i suoi occhi grandi ed intensi.
I capelli della ragazza, si muovevano nel vento. Era davvero bella. Irene le fece cenno con le mani. La chiamò a gran voce ma quando l'autobus partì, Loreena non c'era più e non era salita neanche sul mezzo pubblico.
Si disse tra sè se non stesse perdendo la ragione come suo fratello Andrea.
Un giorno le sembrò di rivederla anche in chiesa. Era dietro una grande croce di ferro battuto, con un Cristo di bronzo, crocifisso. Una mano della ragazza, toccò i piedi del Cristo mentre appoggiava la fronte dietro l'asse verticale della croce. Anche lì, la stava guardando fissa.
Nelly, la nuova ragazza che si prendeva cura di Annie, era tanto dolce ma molto insignificante in confronto a Loreena. Si adoperava in molte cose, sia in casa che nel giardino ma non era la stessa cosa dell'altra.
Aveva piantato delle dalie rosse, proprio di fronte alla statua di una ninfa che reggeva un'anfora tra le braccia.
Irene era da sola, davanti ai cespugli di dalie. Ne colse una e la portò alle labbra. Era immersa nei suoi pensieri quando, allontanando il fiore dalle labbra, vide delle gocce di sangue caderle sulle mani e sui petali del fiore.
Si spaventò. Portò subito la mano sinistra alle labbra per vedere se vi era sangue anche lì. Le sue dita ne erano sporche come anche alcuni petali.
Corse in casa con il fiore in mano. Si avvicinò davanti alla specchiera della sala. Vide le sue labbra sporche di sangue. Controllò bene. Non vi erano ferite. Non era uscito dal naso e neanche dalla bocca. Quel sangue non era suo.
D'istinto, allungò una mano verso una bottiglietta decorativa, piena di acqua santa.
Ritornò in giardino, dirigendosi verso la statua della ninfa dove, ai suoi piedi, c'erano le piante delle dalie.

In piedi, dietro la statua, con una dalia rossa in mano, c'era Loreena che la stava aspettando.
Irene rimase stupida nel vederla.
Loreena- Ciao cara, non mi saluti più?- Le disse con un sorriso.
Irene- Non so se essere felice di vederti o aver paura anche solo a guardarti.- Le rispose.
Loreena fece alcuni passi verso di lei. Irene indietreggiò impaurita.
-Non aver paura di me- Le disse allungando una mano verso di lei.
-Non voglio farti del male.-
Irene- Perchè hai ucciso mio padre? La mia migliore amica? Tutte quelle persone? Perchè mio fratello è in quelle condizioni come un vegetale? Cosa ti abbiamo fatto noi? Chi sei tu? Che tipo di mostro ignobile sei Loreena?- Le chiese in un impeto incontrollato di rabbia.
- Ci hai affascinati con la tua dolcezza. Ti sei fatta le canne insieme a noi solo per abbindolarci e diventare nostra amica. Hai avuto la nostra fiducia e ci ha fatto del male. Perchè hai ucciso la zia Lisa, Teddy, Brian? Dimmelo...perchèèè?- Le urlò in faccia.
Loreena- Questa è la mia natura, Irene. Io vivo in questo modo. Tu cosa faresti al posto mio? Come vivresti se, per continuare la tua esistenza, tu dovessi uccidere? Dimmelo tu!- Le chiese.
Irene aprì la bottiglietta d'acqua santa e gliela gettò sul viso.
Loreena si asciugò la faccia con una mano.
-E' solo acqua, Irene. Acqua, capisci. Di santo non ha un cazzo. Ci recitano sopra delle stupidaggini ma rimane comunque acqua. Tieni, questo l'ho portato per te.- Disse, tirando fuori un crocifisso della grandezza di una mano da una tasca della giacca.- Mettimelo sul cuore o dove ti pare e vedrai che non mi succede proprio niente. Prese la mano di Irene e la strinse nella sua, attorno all'asse verticale del crocifisso. Portò lei stessa la mano di Irene con l'oggetto sacro sul suo cuore e, subito dopo, sulla sua faccia.
Loreena- Hai visto? Cosa è successo? Non me ne sono neanche accorta se mi sono contorta in qualche modo o se mi sono uscite delle vesciche infuocate sul mio corpo. Ce ne sono? Dimmi...le vedi?- Disse con rabbia, a sua volta.
Irene- Lasciami. Non mi toccare- Tu sei un mostro. Qualcosa di infernale, terribile, immondo.- Urlò.
Loreena- Infernale...mia cara... l'inferno lo hanno inventato quelli della tua specie...i cattolici. Una volta, l'inferno non esisteva. Si diceva che le anime dei morti andassero negli inferi ma quella parola era intesa come ''la dimensione dove i morti vanno a vivere un'altra forma di esistenza''...non un luogo di tortura e di dolore. Questa visione degli inferi è prettamente cristiano-cattolica per tenere i propri fedeli nella stretta del terrore e poterli controllare, possedere, manipolare. L'inferno non esiste da nessuna parte, come non esiste il paradiso nè tutte le stronzate in cui credete. L'inferno è qui, su questa terra, con tutte le sue potenze ed i suoi demoni che crescono nella mente degli uomini. Le stupide superstizioni tipiche dell'ignoranza. I mostri come me...non si possono uccidere. Vivremo la nostra esistenza parallelamente alla vostra, e verrà il tempo in cui finirà il nostro percorso, proprio come ognuno di voi, prima o poi morirà, in qualche modo-
Irene- Tutto questo non giustifica il fatto che siete dei mostri ed uccidete gli esseri viventi.- Le urlò.
Loreena- Beh, la stessa cosa potrei dire di voi, di cui non siete giustificati affatto quando uccidete degli animali per sopravvivere o uccidete delle persone per odio e vendette, per guerre di religione, di potere, o anche solo per divertimento. Quali differenze ci vedi? Chi è più motivato...colui che uccide per poter sopravvivere o colui che lo fa per interessi personali o per pura follia?- Disse dandole le spalle e dirigendosi verso il laghetto.
Irene- Non dovresti darmi le spalle Loreena. Non lo si fa mai con il nemico.-
Loreena- Cara...io non ti considero una mia nemica. Credi che io non sappia dettagliatamente tutto quello che pensi e senti dentro di te? Se anche ti passasse il pensiero di colpirmi in qualche modo... io lo saprei già e mi difenderei immediatamente con una rapidità che non riusciresti ad immaginare! Ecco una delle tante contraddizioni. Credete nell'esistenza dei vampiri, dotati di grandi poteri psichici ma pensate che siano così stupidi da non capire cosa vi passi per la testa! Non è un controsenso?-
Irene- Grazie a te ora sono sola...sola capisci?-
Loreena- Sola? No, tu non conosci la solitudine...io sì. La vivo in ogni istante della mia esistenza. Io so bene cos'è la solitudine...non tu.-
Irene- Di chi era quel sangue sulle mie labbra e sul fiore?-
Loreena- Era mio. Si può diventare Baobhan Sith bevendo il sangue di uno di loro. Ti ho dimostrato la mia amicizia e la mia fiducia anche se sapevo benissimo che tu non l'avresti mai fatto.-
Irene- Vorrei che tu non facessi più del male a nessuno. Vorrei solo che tu scomparissi per sempre e ponessi fine a queste morti. Vorrei che tu non esistessi più. Dimmi come posso fare per ucciderti.- Le urlò ferocemente.
Loreena- Non preoccuparti. Non mi vedrai più e non sarò più presente nella tua vita ma per il resto del tuo delirio...non potrò accontentarti.-
Loreena si allontanava lentamente da Irene, dirigendosi verso il lago. Nelle mani stringeva la sua dalia mentre due lacrime fredde e salate le scivolarono dagli occhi, bagnando le guance. Sarebbe rimasta sola anche adesso che avrebbe voluto Irene come amica e compagna nel suo lungo viaggio.
-Ciao Irene...-Mormorò senza farsi sentire.
Irene la guardava mentre si allontanava. La sua figura aveva un fascino incredibile. Mai vista una donna così bella, dotata di una grazia unica.
Dentro di sè c'erano due sentimenti contrastanti. L'odio per il dolore di quello che Loreena le aveva fatto nella sua vita e la tristezza di non poterla più rivedere.

'' L'amore è un gioco strano.
Mia cara...
ho dato il fiore della mia giovinezza
per te.

Il pianto ha rubato la felicità
di una rosa che nasceva
solo per noi.

L'amore è un solco profondo.
Mia dolce amica...
è colpa del destino.

Un bimbo sa scegliersi il suo fiore
e dentro di esso
pone tutto il suo segreto.

Oh amore che te ne vai lontano.
Dolce amore...
è stato solo un attimo.

Il tuo viso era un cielo sereno
ed io piango
mentre lasci la mia mano...


Cantava dolcemente Loreena, svanendo come nebbia che si diradò, davanti al lago.






Loreena ( Ultima parte) testo di Gianny Mirra
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