Non ho chiesto io di correre. Eppure, corro. Corro in una competizione a cui non voglio partecipare. E vedo tanti davanti a me. Corrono veloce, troppo veloce. Non tengo il passo. Hanno un talento, o un vantaggio, che li porta più vicini al traguardo. Poi ci sono gli ultimi. Alcuni fanno finta di non vedere, credono di correre, ma stanno passeggiando. E si illudono che prima o poi raggiungeranno il traguardo, ma, per quanto continuano ad avanzare, non lo vedranno mai Altri vedono troppo bene. Lo capiscono. Sanno che non arriveranno mai tra i primi, e che resteranno a metà strada. E allora si chiamano fuori. Perché, mi chiedo, per alcuni è così facile correre, si divertono, mentre altri sentono solo il dolore nei muscoli e il fiato che viene a mancare e c’è ne sempre un po’ meno, e un po’ meno, e un po’ meno.
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