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O mia cara cellulosa, che il vivere
Mi allieti, il pensier che al viso zampia
Assorbi, e dal cor canti l’anarchia
Delle parole che al sol amo scondere.
In albore ci siam dovuti perdere,
L'uopo la muffa anima mia sentia
A la vista tua, ivi, solitaria,
E in dì ci siam voluti rivedere.
Or dunque eccomi, piagato, a mia vita
Poëtar in queste vetuste pagine,
Dïanzi obliate in recondito spazio.
Di sapidi canti mai sarò sazio
E il tormento tace, non più l’incudine
Trema, né più ti negherò matita.