Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Mentre m'infilo distratto tra le pieghe del tempo, tento di liberarmi dai quotidiani vincoli che come statue d'argilla sovrastano i miei pensieri fino a renderli appannati e indecifrabili. Nella penombra intravedo i consueti affetti, che volteggiano seguendo traiettorie così collaudate che potrei disegnarle nell'aria ad occhi chiusi; echi di voci conosciute che s'intrecciano a formare densi strati di parole, oggetti che al solo nominarli evaporano distratti tra i ricordi incolori di un mondo che si ostina a non mutare, troppo affezionato alla polvere che inesorabile si accumula a ricoprire i lembi più oscuri e sensibili della mia esistenza. E per quanto tenti di girare e capovolgere le eteree geografie della mia anima, non trovo il modo per inventare altri percorsi, per indicare altre strade alle mie carovane che ormai si nutrono soltanto di arida terra. ..
... ma a volte spille di luce riescono a filtrare dalla nebbia ed a brillare improvvise come supernove, sprazzi di energia che ...
[uno scatto secco; cambiamento di prospettiva ad un livello di percezione più profondo]
... "Ehi, c'è nessuno? Qualcuno che mi aiuti ad aprire la porta?". Distintamente avverto il silenzio, trasportato da sottili onde di cristallo che con un soffio s'infrangono tra le scogliere taglienti e umide, di un mare che invano prova a decifrare la sua stessa solitudine.
Più avanti c'è un bambino che conta "1...2...3..." zampettando allegro ad evitare le foglie che d'autunno cadono a ricoprire le ferite, a modellare l'esistenza d'altre forme: "4...5...6..."..."...7...8...e 9"... e con una vocetta stridula e stonata si mette a recitare una strana filastrocca "...se fossi Re forse potrei aprire quella porta, ma se fossi Re non ci sarebbero porte, perciò se fossi Re non potrei aprire quella porta...se fossi Re...".
"Ehi, ragazzo, cos'è che vai cantando? Non ti ho mai visto prima d'ora, da dove vieni?".
"...se fossi Re forse potrei aprire quella porta, ma se fossi Re non ci sarebbero porte, perciò se fossi Re non potrei aprire quella porta".
Lo guardo perplesso mentre s'ostina nel suo incedere insicuro, zigzagando su una gamba sola, ricavando mirabili sentieri dorati dalla contagiosa serenità sprigionata dall'eco delle sue parole. Vorrei seguirlo, prima che svanisca in lontananza scucendo un lembo d'orizzonte. Ma la mente è più veloce di ogni immagine che tenta di fissarsi ai cardini dell'iride, più dei soliti soloni obesi e indifferenti appollaiati ai margini, che pazienti aspettano il mio ritorno a casa.
Con rapidi gesti piego il tetto di stelle ricavandone archi di luce, di energia che sprigiona dalla mia mano tocchi magici, che come un perno sfrutto per spiccare un balzo e raggiungerlo.
Lui se ne sta già sdraiato a giocherellare con i fili d'erba, obbedienti ad inchinarsi alla frenesia delle sue dita. Ha gli occhi azzurri, distanti, la fronte sgombra dal ciuffo di capelli che altrove svolazza al ritmo del vento.
"Che ci faccio io in questo sogno? Come faccio ad aprire la porta?...Tu mi puoi aiutare..."
"Certo che posso... certo... però devi riempire le pagine vuote"
"Pagine vuote?..."
Un cuscino di tepore si distende nell'anima a cullare le mie ansie, alimentato come una fiammella dal suo sorriso contagioso e vispo. Sta parlando, ma le sue labbra restano immobili...
"Ti vedo, la notte, contarle strappandole da quegli enormi Libri, ma il loro numero non fa che aumentare. Così finirai per soffocarci. Qui un bel giorno lo spazio si consumerà, ed io non potrò più giocare."
"...e cosa dovrei scrivere su queste benedette pagine?"
Svolazzando dondolato dalla brezza un enorme libro aperto si posa ai miei piedi. E' un'antica pergamena, intarsiata da rivoli d'inchiostro dorato e impreziosita da dipinti che si dipanano a narrare storie d'altro sapore, di tempi lontani dal mio alfabeto d'inganni.
"Parlami di me. Sei l'unico che conosce i miei segreti. Ti prego, raccontami la mia storia!"
In un batter d'ali il bambino svanisce alla mia vista, rapito dal fragore di lampi d'argento, saette scagliate dal suo dio con inconsapevole semplicita' a colpire bersagli scolpiti sui cuori gia' trafitti da incaute passioni, di rivoli d'amore prosciugati dalle mailnconie dell'inverno...
[sensazione di risveglio, frammenti di coscienza che affiorano scavando a ritroso, e per inerzia affondano nella melma densa e appiccicosa della vita]
Sul comodino la pergamena e' ancora aperta. Allungo la mano per afferrare la penna ed inizio a scrivere