Un viaggio inutile

scritto da Fillo
Scritto 11 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Testo: Un viaggio inutile
di Fillo

Napoli è una città con due volti, come un Giano bifronte ti sorride con la faccia allegra del suo sole, affacciata sul mare, ma ti spaventa alla notte quando temi che i criminali escano.

Sai che ci sono. Ci devono essere da qualche parte.

Napoli è l'odore del caffè nella tazzina.

Ha sapore buono di pizza.

Ma è anche la città della monnezza, spazzatura fatta sia di rifiuti che di rifiuti umani.

Passavo per Napoli per andare in Calabria, e mi fermai. 

- Se cerchi una ragazza calabrese, può essere di Cosenza, di Catanzaro, o di Reggio Calabria, se è di una delle città più grandi. Ma può essere di Crotone, o di Vibo Valentia. -

- Non lo so. -

- E se non sai niente, dove la vai a cercare? -

- Non lo so. -

- Ha fatto bene ad andarsene. Chi sei tu per lei? E lei per te? -

Lei non era la mia ragazza, ma perché non ho fatto quello che dovevo fare perché lo fosse.

Dovevo chiederglielo, e non lo ho fatto; o perché non lo volevo per non perdere la mia libertà di essere single, o perché seppure lo volessi non ce la facevo mai... più arrivavano ragazze interessanti e più andavano troppo presto via. Come una maledizione del destino, o meglio, come un ritorno ricorrente della sfiga.

Ma ero davvero sfortunato? O lei con una veste da dea leggera ( dea dell'amore ) mi regalava ciò che nessuna altra mi avrebbe mai dato, la libertà di prendere altri corpi, assaggiare nuove avventure, baciare nuove labbra. Un bel regalo allora è essere lasciati? Ma no, non può essere.

Quel regalo te lo da'la tua libertà, animale imprigionato che ti ringrazia perché lo hai tolto dalla gabbia. Non lei. Lei lasciandoti ha regalato a se stessa la sua libertà, per volare rinnovata nei suoi nuovi giorni. E tu sei il principe del suo passato. Se ti avrà amato davvero, resterai nei suoi ricordi; a meno che le emozioni della sua nuova vita non la trascinino in un domani davvero migliore come quello che vuole, illudendosi però che tu non fossi nessuno. Mentre tu sai di valere, di essere qualcuno. Molto meglio di chi lei ha conosciuto prima, e meglio anche di chi verrà. 

Sono partito davvero per andarla a ritrovare?

La sua terra mi schiaffeggerà.

Gli scogli muto, saranno pietre immobili a cacciarmi indietro con sguardo tirannico di un paesaggio a me alieno.

Prendo davvero una pizza. È buona, ma non più di altre pizze. La pizza è pizza, essere napoletana o meno non conta niente. Lo avevo sempre pensato, ecco la conferma. La mozzarella fila nel sugo, il palato si compiace, il piacere finisce dopo pochi morsi. E detesto l'aria di mare. L'aria che mi entra nel naso senza che voglio respirarla. 

Lei resterà dove è. Starà meglio senza di me?

Se è così, bene. Non è che mi sono innamorato di lei per volerle del male, no? Ma amare nel senso di volerle tanto bene da non poter descriverlo, è stato così? E importa davvero?

Questi bravi ragazzi napoletani ridono e scherzano, pieni di vita. Non ce la faccio ad ascoltarli. Non mi interessa che si dicono.

Non parlano a me.

Napoli è tutto questo, ma a me non basta.

Non parla a me.

Riparto. Torno a casa.

Perché questo viaggio è stato stupido, senza senso. Non ho trovato lei, e ho perso anche me. Sono livido, vuoto, pieno solo di ombre dal passato. Io ho voluto in parte tutto questo, agendo poco, non lottando per quell'amore, come se altri avrebbero potuto farlo per me.

Forse lei parla, e ride. Spero solo che non pianga. Quando mi sono presentato, il mio sorriso le diceva "non so chi sei, ma voglio vederti ridere, mai piangere". E il suo lasciarmi è stato sbattermi in faccia che le città sono un mondo più grande di noi, con strade senza fine, percorsi che prima o poi dovremo prendere.

Ma è stata lei a lasciarmi, o sono stato io?

- Perché si perde tempo con storie passate?, -

si chiederà qualcuno che non ne sa più di noi.

Che non è noi, e non può dire niente.

A tutti l'amore pare un fuocherello troppo piccolo per contare qualcosa. Allora se si spegne va bene a tutti; costava troppo alimentarlo, crescerlo, farne un falò.

Ed io che dovevo trovare la legna perché ardesse, non lo ho fatto. Sono solo tornato dove quel calore non sta più. E poi sono partito, mentre nella mia testa ero già andato via chissà dove.

Ovunque lei sia, c'è quello stesso tesoro che ho perso. Il suo viso dalla pelle di luna, il sorriso onesto, e quel parlare sincero. Tutti che cercano angeli in cielo, dove non ci sta niente se non nuvole fredde di pioggia futura, e l'abisso nero universale; e invece sulla Terra nascono creature così degne di rispetto, e d'amore. Arrivano casualmente, che neanche ci pare di meritarlo; ma chissà, forse anche noi valiamo per qualcuno, valiamo molto, e non ce ne siamo mai accorti.

Un viaggio inutile testo di Fillo
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