LA LETTERA

scritto da Mare
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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LA LETTERA
- Nota dell'autore Mare

Testo: LA LETTERA
di Mare

La mia mente ritorna sempre a quel giorno felice per il matrimonio di mia figlia, non sapendo che il giorno dopo mi sarebbe arrivata una terribile notizia.

Il mio sguardo si fissa nel tavolino davanti a me su quell’unica rosa rossa illuminata dal giorno appena nato, in questa stanza di ospedale dove mi trovo. È come la rosa che mia figlia portava tra le mani quel giorno. E poi era... il tuo nome.
E adesso, ancora una volta, il disegno di quella gioia e di quel dolore cuciti insieme per sempre nella mia memoria. A quel matrimonio tu non sei venuta, per poter andare in un’altra sconosciuta dimensione. Tu eri quella cosa rara come l’amore, quell’amica che avevo sempre desiderato conoscere; l’Amicizia come la sognavo, senza ricatti né costrizioni. Tu ed io eravamo un esempio di libertà, di un dialogo sempre aperto. Quante cosiddette “amiche” quando magari non mi facevo sentire per un certo periodo regalavano il senso di colpa con la solita frase: “una telefonata la potevi fare”. Ma tu, Rosa, mi salutavi sempre come se fosse ieri.

Ricordo quel pomeriggio in libreria. Ero entrata come di consueto per sfogliare i miei interessi e le mie inquietudini sui libri. E tu eri lì, nei tuoi jeans chiari e nelle tue scarpe comode con quell’aria quasi un po’ scomposta e altera, con un non so che di selvaggio e nobile.

Abbiamo parlato non so più a proposito di cosa. Ad un certo punto, mi pare fosse caduto un libro, ma sì...quello, quello con una copertina gialla intitolato “l’Autostima”.
Fu l’inizio della nostra coraggiosa amicizia: mentre lo raccoglievi da terra hai detto in maniera distratta e lontana ...”bene, un nuovo tipo di auto!” E quasi subito hai tuonato una fragorosa risata nei tuoi denti ben allineati. Si vedeva che volevi prendermi in giro, così, in modo naturalmente sfacciato.
Mi hai fatto ridere, non me la sono presa con il tuo modo invadente, anzi, mi sembravi alquanto intelligente.

I nostri giri pomeridiani per le librerie erano un rito per noi. Quanti libri comprati, letti e scambiati. A te interessavano temi un po’ alternativi e a me la psicologia. Per questo mi trovo qui a cercare di analizzare questo tuo gesto estremo, incomprensibile, incancellabile. Eri sempre allegra, ironica, con voglia di fare.
Un giorno hai conosciuto un uomo e per alcuni mesi i nostri “incontri” sono rimasti appesi alla linea telefonica. Poi, sono rimasta incinta di mia figlia.
La gravidanza fu problematica e sono stata costretta a rimanere a letto per un certo tempo. Ma la nostra amicizia continuava. Ti vedevo felice. Mi raccontavi di come ti sentivi innamorata e allo stesso tempo che guardavi la mia pancia crescere, i tuoi occhi parlavano del desiderio di avere un bambino.

Sara è cresciuta, ma tu di figli non ne hai avuti. La tua storia d’amore non ebbe un lieto fine: lui conobbe un’altra e ti ha lasciato nell’amarezza. In apparenza non ti sei mai lasciata andare e con il tempo ti sei legata molto alla nostra famiglia.

Soprattutto a mia figlia.

La luce continua a tingere la stanza a fiotti. Mi sento stanca, non so per quanto tempo devo rimanere ancora qui.
Mi immergo di nuovo nel fiume dei pensieri in cerca di risposte.

Una sera, quando Sara aveva diciotto anni, ci ha raggiunte al cinema in compagnia di un ragazzo.
Quando li hai guardati venirci incontro, il tuo viso avvampò. Non sono riuscita a capire quell’imbarazzo ma, per rispetto, non ti ho fatto nessuna domanda a riguardo.
Qualche giorno dopo mi hai confessato di esserti accorta che la bambina che avevi visto crescere, era ormai diventata una splendida donna.

A volte, quando ci fermavamo al bar per un caffè acquistavi un Gratta e Vinci. Non lo grattavi subito al banco in modo compulsivo come gli altri, lo mettevi in borsa e assaporavi il sogno della fortuna quasi fino a crederci. E funzionava, perché ogni tanto vincevi qualche centinaio di euro. Poi li mettevi da parte; la fortuna si risparmia, con la fortuna non si gioca.

In una bella sera di pioggia arrivò il tuo sorriso alla porta: avevi vinto cinquecento euro e mi hai detto che ti avrebbe fatto piacere portare via Sara per fare un fine settimana al mare.
Un lieve rossore era tornato sul tuo volto, ora che ci penso.

Devo essermi appisolata per alcune ore perché quando riapro gli occhi la luce si è fatta meno intensa. Sul tavolino, appoggiata al vaso con la rosa rossa, c’è una busta con scritto “mamma”.
Dentro, la calligrafia che mi sembra di conoscere, mi riporta di nuovo alla data delle nozze:

"Sara,

so di averti delusa e spaventata con quel bacio. Ti chiedo di perdonarmi. Non so cosa mi sia successo. Guardavi il mare dalla finestra ed eri così bella! Ti ho vista crescere ma, nonostante abbia uno struggimento così nei tuoi confronti, non posso accettarlo e non posso vivere sapendo che tutto questo non mi porta da nessuna parte.
Ti sei sposata e spero che l’amore che provi per il tuo marito sia come quello che ha bussato alla mia porta. Non so da dove possa essere arrivato, ma ti garantisco che è una delle forze della natura e non guarda in faccia a nessuno. Nel passato ho creduto di essermi innamorata di un uomo. Mi sbagliavo. Non mi era mai capitato di sentire quello che provo per te; così profondamente bello e devastante allo stesso tempo. Non ce la faccio. Perdonami ancora, perdonami…non ero pronta, non lo so. Ma vorrei che sapessi che sono inutili tutte le interrogazioni, tutti i sensi di colpa, il sentirsi diversi, amare un uomo o amare una donna… È semplicemente…l’amore.

Non tutto può essere giustificato. Non sono qui a darti, a darvi e a darmi ragioni. Sento che non posso sperare ancora, la strada della vita termina qui per me. La morte è un cambio di vestito per l’anima. Ho avuto quello che alcuni non trovano mai; l’amicizia per tua madre e l’amore per te. Questo racchiude il tutto. Ogni singolo essere o cosa è unico, questa è la meraviglia e il mistero.
Ti auguro di avere dei figli e sperimentare anche questo stato di grazia. Lo stesso che mi hanno trasmesso i tuoi genitori quando erano in attesa di te.

Vi sono profondamente grata.

Rosa"

Guardo il soffitto bianco e all’improvviso, per un momento, l’aria aveva abbandonato completamente la stanza.
LA LETTERA testo di Mare
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