Falco tinnunculus

scritto da giorgiog1
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Testo: Falco tinnunculus
di giorgiog1

Falco tinnunculus è il suo nome scientifico, appartiene alla famiglia dei Falconidi, ha una apertura alare di circa 75 cm.,
la femmina è più grande del maschio ed è di colore rossiccio, il maschio ha la testa grigia, il dorso macchiato, la coda
grigia con banda nera.
I figli nel piumaggio assomigliano alle madri.
In inglese kestrel, in finlandese tuulihaukka, in francese faucon crécerelle, in tedesco turmfalke, in spagnolo cernicaio
vulgar.  
Crivèla in Piemonte, falchet di campanel in Lombardia, falchet da passer in Emilia, astorelia o storella in Veneto,
cristarella in Campania, tistaredda, criveddu o cacciaventu in Sicilia, seker a Malta, criveo a Nizza. Futibbentu: " se ne
frega del vento" in Sardegna, ma anche tilibriu zerpedderi o tirulio.
Il gheppio è il rapace più comune nel paleartico occidentale, se ne stimano circa 380.000 copie.
Di abitudini diurne trascorre la maggior parte del tempo appollaiato nel proprio territorio, osservabile in volo solo
durante la caccia o il corteggiamento.
Nelle popolazioni sedentarie i maschi sono fedeli alla femmina per tutta la vita. I soggetti migratori cambiano invece
spesso compagno.
Il suo verso è: “ti ti ti ti” infatti il suo nome scientifico: tinnuculus, tradotto letteralmente, significa “che tintinna”; la
maggior parte di questi vocalizzi è limitata alla stagione degli accoppiamenti.
Il gheppio come tutti i falconidi ha le ali a forma di falce che gli consentono di destreggiarsi tra gli alberi per compiere
fulminei spostamenti.
E’ una specie molto adattabile e vive sia in pianura che in montagna, fino in zone sopra i 2000 metri, in luoghi umidi
ma anche secchi.
Durante la caccia si libra a bassa quota (circa 10-20 metri) sui prati in cerca di una preda che individua, anche da
lontano, grazie alla vista acuta.
Caccia soprattutto in zone aperte, talvolta anche nelle città, si nutre sia di piccoli mammiferi, roditori,
pipistrelli,serpentelli e altri piccoli uccelli come storni, allodole e passeri.
Si nutre anche di molti piccoli invertebrati: lombrichi, cavallette etc.
Per questo si vede spesso cacciare sul terreno, dove sfrutta sia la vista che l'udito. I suoi grandi occhi gli danno la
possibilità di distinguere un coleottero a 50 m. di distanza.
Si dice che arrivi a mangiare fino a 290 topi in un anno.
Le zampe sono gialle, con quattro artigli affilati, usati per agguantare e strappare la carne alla preda.
La sua caratteristica è il volo a “spirito santo” durante il quale, con piccoli battiti delle ali e tenendo la coda aperta a
ventaglio sfrutta il vento e rimanendo immobile, scruta il suolo per intercettare possibili prede.
Il corteggiamento, che avviene in primavera, consiste in una serie di volteggiamenti che il maschio compie attorno alla
femmina. Nel corso di queste evoluzioni,ripete tre o quattro battiti d'ali, seguiti da una planata; tutto questo sempre
accompagnato dal suo richiamo; a volte anche la femmina si innalza in volo e si ha un'esibizione di coppia.
Il gheppio non costruisce un nido proprio ma utilizza quelli abbandonati di altri uccelli tipo cornacchie, nidi che
reperisce sia su pareti rocciose che su alberi, edifici, o ponti. Nidifica sia isolatamente che in piccoli gruppi.
La deposizione delle uova da 4 a 9 inizia dalla metà di aprile e la cova svolta dalla femmina, sostituita dal maschio,
solo per periodi molto brevi, dura 27- 29 giorni. Il maschio si occupa della ricerca del cibo. Dopo un mese dalla schiusa
i piccoli sono in grado di volare, ma occorrono altri 30 giorni per essere indipendenti. 
Un richiamo di allarme, descritto come kee-kee-kee, viene emesso da un membro della coppia quando i giovani sono
minacciati.
I gheppi volano allora sotto l’intruso aprendo la coda a ventaglio, cercando di dissuaderlo, a volte attaccandolo
direttamente.
Su un testo del 1960 di ornitologia vi è una stupenda immagine di una femmina sdraiata a pancia in su sopra le uova
che sta covando pronta con gli artigli a difendere la futura prole.
Punti di debolezza per questa specie derivano dall'alterazione e distruzione degli habitat, dall' uso indiscriminato di
pesticidi, dalla caccia.
Attualmente è protetto dalla Convenzione di Berna All. II; L.R.23/98

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