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Non siamo la nostra religione,
né i nomi che incrociamo sul vento,
né le croci, le stelle, i templi
che dividono il mondo in confini invisibili.
La guerra nasce quando il cuore dimentica
che sotto ogni mantello,
dietro ogni preghiera,
batte lo stesso sangue,
che geme la stessa paura.
Abbiamo alzato bandiere sul dolore,
invocato Dio per giustificare il ferro,
e creduto che il cielo scelga i vincitori,
mentre i bambini contano le ossa dei fratelli.
Ma c’è un’altra fede che resiste:
la fede nel volto dell’altro,
nella voce che piange,
nel pane condiviso,
nella mano tesa oltre la linea del fuoco.
Non siamo la nostra religione.
Siamo il passo che ci porta a fermare le armi,
il sussurro di una parola gentile,
il coraggio di dire: basta.