Rossella in bus

scritto da rfl
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Testo: Rossella in bus
di rfl


- Come è che ti chiami?
- Non sai come mi chiamo? Siamo nella stessa classe da sei mesi e non sai come mi chiamo?
- Non prendertela così male, a scuola si usa sempre e solo il cognome, e quello lo so, ma non sono sicuro del nome, Romina? Roberta?
- Rossella!
- Ah ecco Rossella! Giusto.
- Davvero non lo sapevi?
- Non me lo ricordavo, ma perché ti arrabbi così, non credo che tu sappia il mio nome, del resto...
- Certo che lo so. Ti chiami Vittorio.
- Uhauu! Troppo fico! Sai come mi chiamo. Come è possibile?
- Credi di essere trasparente?
- Altro che! Ne sono assolutamente convinto! Cioè, credevo che tu non avessi mai notato neanche la mia esistenza e...
- Tu? L'unico dei maschi in classe che non ha sviluppato, che si veste come uno spaventapasseri e che fa scena muta alle interrogazioni? Credi veramente che sia possibile non accorgersi di te?
- No che c'entra, certo questo si, però magari pensavo mi conoscessi con un soprannome, sai, per prendermi per il culo, invece se sai in mio nome vero è - è come un segno di rispetto nei miei confronti ...
- E dei tuoi bellissimi occhi, ne vogliamo parlare?
- Nooo, ma dai, i tuoi occhi si che sono bellissimi, altroché se sono belli e ... e i capelli? Hai dei capelli stupendamente biondi e - e sei magra, alta, hai un bel fisico... sei molto popolare...
- Grazie!
- Saresti il mio ideale di ragazza!
- Cooosa?
- No! No! Non fraintendermi. Non voglio dire che sono innamorato di te, che ho una cotta per te eccetera, che passo le serate a pensarti, che scrivo il tuo nome dappertutto... assolutamente no! Stai tranquilla!
- Beh Beh, ci mancherebbe.
- No, no, assolutamente. E poi ci vogliono anche altre cose per essere la ragazza ideale di qualcuno, non basta il fisico.
- Cosa per esempio?
- Certo, per esempio vediamo...ecco, certo il nome è importante...
- Quello lo sai, ti va bene? Rossella è di tuo gradimento?
- Tantissimo! Rossella è un nome stupendo.
- E che altro?
- Si fammi pensare... non so così su due piedi... mi stai mettendo sotto pressione, boh, che so? ti piace la cotoletta panata o la pasta al sugo? ... no no aspetta ecco cosa: quale è il tuo autore preferito? Stai leggendo qualcosa di interessante?
- Si, ma sicuro, ecco nello zaino ho, guarda, Paperissimo, 300 pagine, è una raccolta. L'ho comprato stamattina. E tu? Cosa leggi in questo periodo?
- Ahhh, invece io, prima di partire ho comprato un arretrato di Diabolik, guarda sono sei episodi.
- Forse hai ragione, siamo fatti l'uno per l'altra... - I due ragazzi ridono - ... per due studenti del Liceo Classico non c'è male. Se se ne accorge la prof di Lettere, che leggiamo questa roba, siamo rovinati. Sei molto simpatico, però! Sono contenta di aver trovato posto vicino a te.
- Cavoli, oggi è una giornata storica. Tu mi hai rivolto la parola e mi trovi anche simpatico. In genere le ragazze dopo un po' che parlano con me se ne vanno... e tu mica sei una ragazza come le altre, per me sei una super e - e - guarda che comunque puoi andare via, se vuoi, puoi cercarti un'altro posto. Non farti problemi, sono abituato. Mi rendo conto che sei troppo popolare per fare il viaggio fino a Siena con uno come me...
Rossella si alza, va in fondo al bus, poi ritorna e si risiede.
- Sono andata via per non deluderti, però resterei qui con te, almeno all'andata, se non hai niente in contrario.
- Figurati! Posso farti una confidenza?
- Certo.
- Però tu non fraintendermi.
- Ok, ci starò attenta.
- Mi piace il tuo nome, Rossella, perché qualche anno fa ero innamorato di una bambina che si chiamava proprio come te.
- E lei ti amava?
- Si, certo.
- Come è finita?
- E' finita che è finita l'estate e l'anno dopo non è tornata nello stabilimento di Fregene dove andavo sempre a giugno.
- Cavolo che peccato.
- No, è una storia molto romantica. E' durata finché è durata.
- Sei un fatalista?
- Aha aha.
- Senti, Vittorio, posso farti due domande, visto che ormai siamo in confidenza?
- Si, perché no.
- Devi assolutamente spiegarmi come mai non sei ancora sviluppato e per quale ragione ti vesti così.
- Andiamo sul personale? Forse però è meglio. E' la mia occasione per spiegare a qualcuno, qualcuno che conta, perché faccio così schifo.
- Ma non fai schifo. Solo che uno si chiede...
- Ok - Ok, non devi giustificarti. Ti spiego. Per lo sviluppo non so che cosa dirti. Cresco lentamente. E comunque va bene, non mi faccio problemi. Anzi sono sicuramente più sereno. Voglio dire, le ragazze mi piacciono, ma non come piacciono agli altri della classe. Gli altri, quelli che sono già sviluppati ecco, quando parlano delle ragazze sembra che se le vogliono divorare, le ragazze. E' una cosa bestiale. Perdono la lucidità. E' come se non fossero più loro stessi in quei momenti lì.
- E' colpa degli ormoni.
- Saranno gli ormoni, sarà quello che ti pare, ma per quanto mi riguarda, per ora, anche se non sono sviluppato, mi sta bene così. Forse adesso, con te vicina, se avessi questi ormoni che dici tu, non sarei capace di parlare con te serenamente, ma sarei tutto sudato, eccitato, percorso da brividi...
- E mamma mia. Davvero stanno così male i maschi?
- Si credo di si. Ed ora veniamo al mio look. Che mi dici che sembro uno spaventapasseri! Non mi meraviglia, sai? Figurati che prima di uscire da casa non ho il coraggio di guardarmi allo specchio. Ti assicuro che non è una scelta, e neanche dipende dal fatto che non ho gusto nel vestire... il fatto è che in casa ci sono pochi soldi da spendere e così, quando devo comprare per forza qualcosa da mettermi, e se dico "per forza" voglio dire che sto in uno stato che non ho proprio più niente, ma proprio niente da mettermi, allora mia madre mi porta nei negozi più a buon mercato, e lì cerca le cose che costano meno e poi vuole anche lo sconto. Così va a finire che rimangono poche scelte. .
- Mi dispiace, scusami, non immaginavo...
- Figurati. Il problema è che prima mi vergognavo, un po', sai i primi giorni di scuola, proprio quest'anno, con le ragazze in classe per la prima volta, ma ora me ne frego. Che posso farci? Non posso venire a scuola nudo, qualcosa addosso devo pur avercela.
- E si, nudo non credo che saresti più elegante, sei un po' cicciottello.
- Questo dipende dal fatto, visto che siamo in confidenza, che mia madre mi riempie di cibo. Sono un succube di quella donna.
- Beh non sei il solo.
- Che vuoi dire?
- Anch'io sono una succube dei miei genitori e in particolare di mia mamma, e non sono la sola.
- Non ci posso credere. Tu? No, tu sei un mito!
- E invece sono una succube anch'io. Mamma mi costringe a svegliarmi alle sei del mattino, anche la domenica. Dice che devo fare la doccia e la colazione per tempo. E urla se non mi alzo. E decide lei quello che devo mangiare... e Simonetta, sai la mia compagna di banco, ehi però giurami che non lo dici a nessuno!
- Giuro!
- Sss, avvicinati, la mamma le prepara ogni mattina un panino con la marmellata, come quando andava all'asilo e lei non riesce a ribellarsi, ci litiga ogni mattina, ma alla fine è costretta a portarselo a scuola e poi sai cosa fa?
- Lo butta via appena esce da casa?
- Macchè. Lo porta in classe e, appena può, se lo mangia di nascosto!
- Non ci posso credere. Non ci avevo mai fatto caso. Ma che mi dici. Simonetta? Sembra una che non riusciresti a smuoverla neanche con le cannonate, sicura di se, con una forte personalità...
- Chi? Simonetta? Personalità? Non sai di cosa stai parlando. E' solo apparenza.
Un ragazzo pieno di brufoli si alza dai primi posti, percorre il corridoio tra i sedili, si appoggia allo schienale davanti a Vittorio e Rossella, sta un attimo a guardarli dall'alto in silenzio. I due smettono di parlare. Finalmente quello apre bocca e dice rivolgendosi a Rossella: - Sei in compagnia con il cimicioso? -
- Geloso? - Gli chiede la ragazza.
- Ma mi prendi in giro? - Il brufoloso fa spallucce e se ne va a rompere le scatole a qualche altro compagno di classe.
- Che stronzo. - Commenta Vittorio.
- Hai sentito che alito puzzolente?
- Altro che. Ricordi che ce l'ho avuto come compagno di banco fino alle vacanze di Natale? Beh è stato un incubo... e non solo per l'alito... ma tu come hai fatto a mettertici insieme all'inizio dell'anno?
- Guarda, ancora me lo chiedo. Il fatto è che ci sa fare, sai, fa il gentile, il cascamorto, poi si atteggia a impegnato politicamente, e poi dipinge...
- Dipinge? Che sono quadri quelli? E' tutto un traffico per rimorchiare.
- Infatti, l'ho scoperto troppo tardi.
- Non dirmi che ti sei fatta trascinare in quella squallida cantina dove ha lo studio da pittore?
- E già.
- E - er - non dirmi che - che avete pomiciato su quella orribile branda con sopra il materasso? Quello si che è cimicioso...
- E già, solo una volta, però, poi mi sono rifiutata e, praticamente ci siamo mollati. E' che sembra un tipo interessante, intendiamoci, se lo conosci poco, poi pian piano ti rendi conto che ha troppi brufoli, gli puzza l'alito ed è anche un po' stronzetto.
Arriva una ragazza biondissima, col il viso tondo, pallida, naso a patata e occhi castani, bellissima.
- Rossella ti sta importunando? - Dice fissando Vittorio
- No - no - ma che dici? - Risponde il ragazzo diventando rosso come un peperone.
- Non me lo rovinare, ehh. - Dice rivolgendosi ora a Rossella. E va via anche lei a rompere le scatole a qualche altro compagno.
- Siete fidanzati?
- Ma nooo! Come ti salta in mente.
- Beh allora...siete molto … molto in confidenza!
- No, è che facciamo un pezzo di strada insieme tutti i giorni tornando a casa e c'è una certa confidenza, effettivamente. Lei è bellissima, troppo per me, le stanno dietro in tanti... è è irraggiungibile, anche se non so se sia proprio il mio tipo. Certo il suo viso è speciale, si, mi riempie... voglio dire il suo viso è uno dei pochi che posso vedere nei dettagli anche se non ce l'ho davanti.
- E' molto bella. Si, lo devo ammettere. Più di me!
- Ma noo, che dici! E poi ha i polpacci un po' troppo grossi e non è alta come te.
- Senti mi stai facendo troppi complimenti.
- Stai tranquilla non ho ormoni da offrirti, per ora.
Ridono.


Poi c'è il viaggio di ritorno da Siena. Passano i giorni, i mesi, gli anni, gli esami, le lauree, le fidanzate, le mogli, i mariti, i figli, gli amanti, i divorzi, i momenti belli e i momenti bui, fino a che Vittorio si trova davanti a Facebook e prova a scrivere 'ROSSELLA' nella stringa di "cerca amici", e viene fuori proprio lei. Rossella! Ha un profilo su Facebook. Accetta l'amicizia, si scambiano le prime mail per gli aggiornamenti di routine, poi si continua con gli SMS, poi ci si sente al cellulare e finalmente un appuntamento, per un the da Rosati a Piazza del Popolo.
Si abbracciano. Si stringono. Sono molto emozionati. Entrano nel locale, si siedono, si levano le giacche, le sciarpe, i cappelli, i guanti. Ordinano the e dolcetti mignon.
- Fa un freddo cane, vero? - Dice lui per rompere il ghiaccio, ma non solo. - Ti ricordi ai nostri tempi di inverni così freddi?
- Nooo. Mai. E' cambiato tutto.
- Tu no, non sei cambiata. Magra, alta e bionda.
- Mi tingo!
- Sei bella lo stesso.
- Anche tu, pensavo peggio!
- Grazie! Anche se speravo in un complimento migliore.
- Eee... no, no, ti assicuro. Non dimostri la tua età! E' stupefacente. In realtà anche quando eravamo a scuola sembravi più piccolo.
- Ritardato, vuoi dire.
Lei ride. Ha la solita risata un po' nervosa e un po' simpatica.
- Beh, certo, adesso si può dire che sembri più giovane dei tuoi 57, ma allora, si , certo allora qualcuno avrebbe potuto dire che sembravi ritardato, ma in effetti eri solo più giovane nell'aspetto.
- E' per questo che non ti sei messa con me quando ti ho fatto quella stupida dichiarazione? - le chiede a bruciapelo pentendosi immediatamente di aver tirato fuori la storia dellla dichiarazione d'amore.
Rossella si blocca un attimo, spalanca gli occhi, lo fissa, sembra che stia per schiantarsi, poi si riprende. Fa la faccia meravigliata.
- Non era stupida.
- Dai, te ne ricordi? Dopo tanti anni.
- Certo che mi ricordo, ma cosa credi? E' stata la dichiarazione più dolce e simpatica che abbia mai ricevuto.
Lui si irrigidisce come una statua. Una situazione sorprendente! Aveva preparato decine di abbozzi di conversazione per poi iniziare a parlare di quella storia delle dichiarazioni d'amore. Ma cosa gli era saltato in mente. Già allora,quarant'anni prima, si era sentito un tale pirla! Per anni, ripensandoci ogni tanto, risentiva la rabbia per aver fatto una cosa così idiota. Quelle stupide letterine avevano sancito la fine di una amicizia molto stimolante, non se lo era mai perdonato. E, invece, che si scopre? Rossella - addirittura... ma no? - Bisognava sbloccarsi subito altrimenti la timidezza avrebbe preso il sopravvento.
- E allora perché non mi hai risposto?
- Eeee...
- O meglio, mi hai risposto con lo sguardo.
- Chee? - coosa? - come?...
- Si, mi ricordo come fosse oggi. Ti ho dato le due letterine, tu le hai lette e mi hai guardato con quella tua faccia, tra il divertito, il meravigliato e "l'educato". Sai come quando si riceve un regalo che appena lo scarti ti verrebbe voglia di sganasciarti dal ridere per quanto è ridicolo, ma che, per educazione, devi accettare, solo che non ce la fai proprio a reprimerti completamente .
- No, ti sbagli, o forse un po' hai ragione, si lo ammetto....che - in quel momento... ma poi. Guarda qui! - Tira fuori da una tasca interna della giacca di piume d'oca, due foglietti un po' ingialliti, lui li riconosce subito e comincia a sudare.
- Li avevo lasciati nel libro di letteratura greca. Ti ricordi no, che in quei giorni studiavamo insieme?
- Certo.
- Era bello. Era bello, vero?
- Altro che se era bello. A casa tua, nel pomeriggio, c'era fresco, tranquillità, e a quei tempi a giugno non faceva mica il caldo soffocante che fa adesso.
- E' vero, è vero. E quindi, ti dicevo, quella sera avevo messo le tue dichiarazioni d'amore nel libro di greco e me li sono conservati quasi tutti, i libri della maturità. Li ho cercati prima di uscire. Pensavo, chissà, se Vittorio se ne ricorda e viene fuori la storia...Che bello, no? E' bellissimo, no? E' come un anello di congiunzione spazio temporale, eh? Che ne pensi?
- Sono commosso.
- Vuoi rileggerli?
- No, ho paura.
- Non li ho riletti neanche io. Non ho avuto coraggio... eee - quello che dici della mia reazione di allora è vero ma solo fino ad un certo punto. Insomma si, voglio dire, avevamo 18 anni, cioè una dichiarazione scritta, non si era mai vista e poi immaginavo un fidanzamento con te, come avrei potuto gestirlo? Non eri mai stato molto popolare - anche se in quel periodo eri diventato un bel fico - ma continuavi ad essere troppo timido per stare in società - anche se la tua timidezza mi affascinava, e non poco, ti rendeva dolce come un biscotto, da provare - e ...
 Mi prendi per il culo?
 No, guarda ti assicuro, se solo tu avessi insistito … io credo che … e non me ne sarei pentita, sai, ne son sicura, che poi tutta questa popolarità, poteva anche andar bene per il liceo, e non ne sono poi tanto convita nemmeno, ma nella vita fuori della scuola, in "the wild world" per capirci, c'è bisogno di ben altre risorse! Tanto è vero che tu hai fatto la tua strada come gli altri e così anch'io che poi voglio dire, nei miei programmi c'era di trovare un bel lavoro, tirare su famiglia, fare dei bambini, alla fine non avevo mai pensato di fare l'attrice, la modella, la cantante o la politica, che cavolo. E poi non è che ci saremmo dovuti sposare, e quindi, mi sono chiesta - ogni volta che la memoria è tornata su quei ricordi - perché non avevo accettato la tua proposta. Perché no? A quel tempo ero sfidanzata. Nella mia vita c'erano poche cose che significassero davvero per me, ero sola. Non ti eri accorto di quanto fossi sola?
 No, per fortuna.
 Che vuoi dire?
 Insomma, se lo avessi capito col cavolo che ti avrei fatto la dichiarazione, magari accettavi e mi ritrovavo fidanzato con una depressa...
 Ma sei stronzo? Non ho detto che ero depressa, solo sola.
 Dai scherzavo, non ho mai pensato che tu potessi essere depressa.
 Ero senza un amore. Capisci? Un bel pasticcino come te avrebbe potuto tirarmi su e...
 Potevi farmelo capire...
 Dai, avresti dovuto insistere. Se avevi veramente intenzione di metterti con me avresti dovuto darmi il tormento. Queste letterine potevano essere anche un simpatico scherzo, solo questo, niente di più, io come facevo a saperlo?
 Ma se lo dici da sola che ero timido e non avevo ancora avuto una ragazza e tu lo sapevi benissimo.
 Aspetta, aspetta un attimo. Pensa solo a questo: dopo quella sera e dopo l'esame di maturità siamo scomparsi totalmente, io ci ho ripensato, tu pure, ma non abbiamo più saputo niente l'uno dell'altro. Niente di niente. Quando mi hai contattato su Facebook io ormai ero convinta che tu fossi morto o emigrato in Australia o in Cina.
 Non pensi che mi sentissi un po' imbarazzato per le letterine?
 Si certo, e infatti direi che ne avevi ben d'onde.
 Sai che c'è, io, no, vorrei farti capire perché non ti ho più cercata, allora, dato che in quel periodo prima dell'esame di maturità, eravamo stati molto insieme, per studiare e anche a scuola, insomma c'era molta confidenza, o no?
 Si, certo. Ti ricordi che avevo provato a farti mettere con Simonetta?
 Si, appunto, e proprio in quel caso, proprio in quel caso, con Simonetta, che lei non c'era stata, ma il mio stato d'animo e diciamo così l'atmosfera che c'era in quei giorni, era leggera, non mi ero dispiaciuto che lei mi avesse rifiutato, era stato divertente, ci avevamo riso, era stata una cosa simpatica, e così pensavo che sarebbe andata per le letterine, - cioè segretamente speravo che tu fossi così romantica da prenderle in seria considerazione - ma non ne avrei fatto un dramma, mi aspettavo da te un rifiuto accompagnato da una reazione simpatica, che so, una presa per il culo, una battuta delle tue, ci saremmo fatti l'ennesima risata e via. Invece in quel momento la positività scomparve, insieme a tutto il rapporto e la confidenza che si era stabilità tra noi... l'armonia fu sgretolata... quelle stupide letterine...
 NON ERANO STUPIDE! E mi sembra evidente che se le cose andarono così è perché anch'io mi aspettavo qualcos'altro da te. Per esempio, un domani! Una telefonata la sera appena tornato a casa.
 Ma perché parliamo di queste cose?
 Hai iniziato tu.
 Cioè voglio dire, pensi che potrebbe esserci ancora una possibilità per noi?
 A 57 anni?
 No? A 57 anni non si può?
 Sono in menopausa!
 Addirittura pensavi ad una relazione sessuale?
 No, ma che dici?
 Hai detto che sei in menopausa.
 Si...er mmma ... no .... volevo dire...che a quest'età....
 No, no, non fare la solita stronzetta, con quel sorriso accattivante. Non mi freghi. Hai detto menopausa! Il che vuol dire sesso! Nel senso che forse essendo in menopausa non hai più tanta voglia di fare sesso. E così, o no?
 No, si, cioè, no, nel senso che più o meno il problema...
 Rossellaaaa....
 Ok, ok, si fare sesso in menopausa non è così entusiasmante. Però che c'entra. Non è solo sesso. Voglio dire si può anche scopare. Perchè no? Ma poi?
 Poi che?
 Cioè in età fertile, diciamo così, se ci fossimo ritrovati 20 anni fa, a questo punto della serata, credo, che avrei preso coraggio e, o forse anche tu già mi saresti saltato addosso... eh? Insomma vent'anni fa probabilmente avremmo già pagato il conto e ce ne saremmo andati a casa mia o tua o in un motel. Ritrovarci così e confessare l'uno all'altro che da quel giorno avevamo spesso pensato a noi come ad un'occasione perduta, ecco penso che sarebbe stata la scusa per riprendere il discorso, e quale è il modo migliore per riprendere un discorso tra due persone di sesso diverso - eterosessuali per giunta - se non fare sesso? Ne convieni?
 Si, si e allora che problema c'è? Non ci capisco un cavolo.
 Quello che voglio dire è che vent'anni fa avremmo probabilmente scaricato tutta la nostra emozionalità in una bella scopata e poi magari chi si è visto si è visto, te con tua moglie...
 La mia seconda moglie! Eh, se parliamo di vent'anni fa!
 Si Ok, te con la tua seconda moglie e io con quel rincoglionito che mi ero sposata, insomma nei nostri '30, con tutti gli impegni di lavoro e familiari, senza Facebook e, ma scusa un po', vent'anni fa c'erano già i telefonini...?
 Se qualcuno ci sente le cazzate che stiamo dicendo chiama la neuro.
Rossella ride, le va di traverso un pezzetto di mignon, quello con crema e pinoli, ride tossisce, è sempre la stessa, un po' pazza un po' simpatica, ancora adolescente. Finalmente si ricompone e riprende a dire:
- Cerca di essere serio, ascolta. Adesso non è più come vent'anni fa
- E direi...
Ridono, non riescono più a fermarsi, si sentono scemi, una sensazione splendida. Scemi-scemi come degli adolescenti scemi.
- Fammi finire il concetto...
- ...?
- Ti prego. Dai, non fare quella faccia da ebete che se no mi faccio la pipì sotto dal ridere, insomma... Ok? Cambia faccia... ecco così va meglio. Quello che voglio dire che, perché no? si può anche scopare...
E giù a ridere di nuovo
- ... e, dai, siamo seri, si, ma a 57 anni si potrebbe provare ad avere una relazione più complessa, almeno provarci insomma a - a - a mettersi insieme come avremmo fatto allora, credendo in un fidanzamento, in una cosa seria, anche drammatica, con la paura e la tentazione del tradimento e l'insicurezza di perdersi e tutto il resto del repertorio. Cosa ne pensi?
Rossella smette improvvisamente di parlare, diventa seria, si siede sulla poltroncina tenendo la schiena ben eretta, afferra con educazione la tazzina di the - che oramai è diventato freddo - e sorseggia, come se fosse una perfetta Milady, la bevanda british. Solo che lei è tutto tranne che una perfetta Milady e il the ai frutti di bosco che ha scelto non è assolutamente british.
Vittorio la guarda e pensa che - a parte i ricordi, i rimpianti e la curiosità frustrata di sapere come fosse la patata di Rossella, la dolcezza del suo sguardo, gli occhi un po' melanconici, le sue risate, la sua ingenuità, a parte la riconoscenza che le deve per la pazienza che aveva avuto con lui per cercare di renderlo socialmente il più presentabile possibile - forse era proprio lei la sua donna ideale.
- Che poi questo sesso - le risponde - non è che mi faccia più tanto impazzire anche a me, sai.
Rossella ha la tachicardia.
- Tu credi che potremmo fidanzarci? Davvero potrebbe funzionare? E' un'eternità che non sono fidanzato, non mi ricordo più neanche come si fa.
- Anch'io.
L'intestino di Rossella sta per produrre una quantità tale d'aria che poi dovrà uscire da qualche parte. Ma come le è saltato in mente. Ora lui farà, come tutti i maschi, il deficiente, tirerà fuori mille difficoltà. Tanto gli uomini son tutti stronzi. Rimaneva fuori solo lui, non lo aveva mai provato del resto. Peggio per lei. Avrebbe potuto fidanzarcisi tanti anni prima e scoprirlo per tempo...
- Guarda - prosegue Vittorio - si fa così, ti riaccompagno a casa e...
- No non puoi accompagnarmi a casa, ricordi? Ho una cena stasera, anzi, dovremmo quasi muoverci.
- Beh comunque, quando ci salutiamo ci mettiamo subito d'accordo per rivederci appena possibile. Si comincia così, vero?
Rossella tira un sospiro di sollievo.
- Si credo che in questo modo potrebbe essere il sistema giusto per cominciare un fidanzamento.
- Andiamo?
- Si, non posso fare tardi, lo vorrei, ma non si può.
Rimettono addosso tutta la bardatura polare. Escono. Piazza del Popolo è una lastra di ghiaccio. Una tramontana gelida li travolge appena fuori dalla sala da the.
- Ti accompagno?
- No, è qui vicino, faccio due passi. Devo meditare su...
Rossella non riesce a finire la frase, lui la sta baciando, con passione, altro che. Per fortuna che non si ricordava di come si inizia un fidanzamento come suol dirsi.
Quando si staccano lui la implora: - Mi chiami stasera quando torni a casa?
- Io credo di si! - Le risponde accarezzandogli il viso con tutte e due le mani. I guanti sono morbidi, caldi, la carezza è sublime. Vittorio torna a casa felice così come si sarebbe sentito se lei gli avesse detto di si quarant'anni prima. Oddio allora era estate ora si gela, e per fortuna non deve salire su quella vecchia Lambretta 125 che aveva allora, ma sulla sua nuova Porsche. Da quando si è separato dalla sua seconda moglie si è rifiutato di andare in giro con macchine da "casalingo". Solo macchine sportive.
Il telecomando fa scattare la serratura con un brevissimo suono elettronico. In meno di un minuto l'abitacolo sarà climatizzato. Vittorio fa un rapido calcolo mentale:
"Tre figli io, due lei con tre nipoti...", i pensieri si interrompono perché trilla il telefonino, è la figlia, quella grande, - Ehi, Nina che succede?
"Pa' reggiti forte"
- Beh ?-
"Tuo genero mi ha messa in cinta."
- O cazzo, che felicità -
"Sono a casa tua, che fai torni, ti aspetto"
Vittorio mette in moto, e pensa:
"Si prospetta un grande Natale"

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