Spirito del tempo

scritto da Malax
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Malax

Testo: Spirito del tempo
di Malax

Sedeva nel pub con i suoi amici d’un tempo; i suoi compagni di liceo in una di quelle classiche riunioni di trentenni delusi o meno. Sentiva un po’ di nostalgia e, come alcuni, subiva il fascino di un’età spensierata nella casa delle favole con Loreto impagliato e il busto d’Alfieri. Età spensierata di cui adesso adorava i momenti più belli: le gite, le chiacchiere con gli amici, le azioni da picari i pomeriggi intaccati dalla vita… Il tempo, forse la memoria che fortunatamente ritiene poche cose e quasi tutte belle, accarezzava soltanto i ruderi dell’esperienze negative: le paure, le morti degli amici, le stragi alla tv.
Altri invece si annoiavano e col pensiero erano altrove: al lavoro, a casa, con la dolce mogliettina…

E si sposò. Ebbe dei figli. Visse le gioie e i travagli d’un padre. E pensava ad un ragazzo, più giovane di una quindicina di anni, che con divertimento immaginava quando sarebbe stato sposato, avrebbe avuto un figlio e la sua ventiquattrore poggiata sulle ginocchia mentre con la metropolitana raggiungeva il suo quotidiano appuntamento con il lavoro. A guardarli bene si assomigliavano, anzi erano la stessa persona.
Era in chiesa inginocchiato; ringraziava devotamente Dio per il fatto che sua moglie avesse vinto una grande battaglia. Si alzò, uscì, prese la metropolitana, poi il treno, poi l’aereo e volò via. Non rivide mai più sua moglie e suo figlio.

Caroline era proprio bella col suo profumo di giovinezza scolastica che lo avvolgeva in un’aura magica che però già si incrinava; così era stato un giorno per Pamela, Cristy, Andy e molte altre. Ma che importanza aveva: nascondeva trentotto anni alle spalle, persi nel passato e quanti altri e quante altre adagiate sotto le coltri del futuro. Strinse il nodo della cravatta e baciò intensamente Caroline. E partì.

Finalmente giunse a cavallo del suo lama tra quelle montagne del Tibet: seguì l’anima agile nelle sconfinate praterie della meditazione, seguì la mente audace nei salti da rupi in neri abissi che poi divenivano bianchi, rossi, blu… alla fine dell’abisso usciva dall’altra parte del mondo, ancora stranamente in piedi incontrando il suo corpo cinquantenne. Eppure pensò a Roma…

Era di nuovo a Roma: era stata tutta una pazzia abbandonare moglie, figlio, dignità; che cosa lo aspettava ora? Precipitava senza il saldo apporto dei ricordi, del passato. Erano vaghi: quei luoghi d’un tempo, gli amici, il lavoro, la scuola, i genitori, Caroline, Dio, Buddha.
Ecco l’uomo senza passato senza i dolci ricordi che vivificano; ecco l’uomo senza futuro, perché la sua vita non è mai esistita, e il futuro ha bisogno del passato; ecco, l’uomo imbocca una strada né stretta né larga: stretta rispetto a che cosa, larga rispetto a che cosa?
Un uomo né giovane, né vecchio, ma non rispetto a qualcosa, siede nel mezzo della strada; è un Maraja vestito di stracci, è uno straccione vestito da Maraja. Piange e ride, sogna e vive. Gli fa un cenno invitandolo a sedere. Il suo volto è tutti i volti.
Intuisce la sua domanda e con lui è ora in una grotta dove un vecchio e un giovane siedono di fronte ad una scacchiera. A guardarli bene somigliano un poco all’uomo né giovane né vecchio. Anzi no. In fondo somigliano un poco a lui stesso. A questo punto sente le parole, per la prima volta nella sua vita:
-C’erano una volta il Passato, il Presente ed il Futuro. Disputavano di chi fosse il migliore e dovesse prevalere nella vita del mondo.
Il Passato : -L’età dell’oro è il passato, l’Eden è il passato. Le gloriose civiltà di Egitto e Grecia è il passato. I ricordi dell’infanzia e della giovinezza così cari, la giovinezza è il passato-
Il Futuro : -L’età dell’oro è il futuro. La valle di Josafat è il futuro. Le gloriose civiltà di Venere e Gaia è il futuro. La saggezza della senilità e la brama del domani è il futuro-.
Il Presente : -Propongo un torneo di scacchi per dirimere la questione. Lascio a voi la partita d’apertura, io adesso devo condurre la vita del mondo perché sono il presente-.
Il passato prese i pezzi bianchi, il futuro i neri. Cominciò il passato perché era più giovane e così volle il futuro; ma anche perché il pedone del re bianco era già avanzato di due case da tempo immemorabile: quindi apparteneva sicuramente al passato perché il futuro deve ancora muovere.
Vedi sono ancora là che giocano, alla mossa d’apertura e se anche il futuro muovesse il passato non potrebbe rispondere perché verrebbe dopo il futuro e questo è impossibile. Ed io vivo-.
E solamente in quel momento mi accorsi che miriadi di persone guardavano intente il gioco, contemplando la perfezione dell’apertura del passato e attendendo la risposta del futuro. E, guardando bene, vidi anche il suo volto che somigliava un po’ al vecchio e un po’ al giovane giocatore. Gli corsi incontro e incurante degli altri, lo abbracciai. Io e lui: egli per me, era sempre stato lui. Divenimmo io.
Abbandonai quella grotta e quella magica partita, così affascinante, così morta. Andai via solo. Il presente era scomparso. Distrattamente mi guardai in una pozza d’acqua: mi accorsi di essere un po’ giovane, un po’ vecchio ma di non somigliare a nessuno.
Spirito del tempo testo di Malax
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