Troppi massacri in troppo poco tempo.
- Nota dell'autore Riccardo Ghezzi
Testo: Lamento di un mercenario di Riccardo Ghezzi
Molti pensieri come onde una sull'altra si sono infranti schiumando sulla terra del mio onore. Parlo di un tempo che è stato, ormai il mio onore è una scatola di lucido da scarpe abbandonata per strada. Benché appartenente a un'orda triste e ormai senza ritegno mi sono fermato, quel che è accaduto mi ha fatto girare e poi spinto verso il basso con la forza di una legge, così abbiamo imparato noi umani: chiamare legge la forza che soggioga un'altra forza e la spinge a consumarsi in una inutile obbligata resistenza.
La fisica delle cose umane è spietata come quella dei gravi, ma i suoi particolari, oh! i particolari sono fatti di carne e dolore, sono pieni di sangue e odore e vite che hanno cambiato segno e si sono legate ad altre vite in un dramma di follia.
È tutto vero, se il vero esiste, se ancora il nostro corpo ha un valore, congiunto com'è a quello che, per consuetudine ormai, chiamiamo anima, il veleno che ci logora i visceri e cerchiamo di smorzare con l'alcol di qualche bottiglia, esercitando altra violenza, perché è chiesto dolore per spegnere il dolore, seguendo la formula ferina, indecifrabile, di oscuri sentimenti accostumati alla morte, invocata nel nulla, di fronte a un amuleto di stracci, senza alcun risultato che si possa dire soddisfacente.
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