il Cantico dei lamentosi cronici

scritto da Strabik92
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Testo: il Cantico dei lamentosi cronici
di Strabik92

Io li riconosco subito. Non dall'aspetto, che è vario e insospettabile come l'anguria sotto il sole di agosto.
Li riconosco dall'incipit. C'è sempre un sospiro preparatorio, una pausa strategica, poi parte il "Mah".
Quel "Mah" è la chiave che apre il portone di un condominio interiore dove l'ascensore è sempre guasto e le scale sono infinite.

Non ce l'hanno con te, sia chiaro. Tu sei solo il pubblico. Loro sono attori che recitano sempre lo stesso copione, ma con una dedizione che nemmeno gli interpreti di un classico a teatro. La trama è invariabile: il mondo è un posto complicato, e loro ne sono i testimoni privilegiati. Testimoni stanchi, s'intende.

La cosa che mi colpisce, ogni volta, è la gerarchia. Se accenni a un piccolo fastidio come un raffreddore, la sveglia che ha suonato troppo presto, vieni immediatamente declassato. Loro hanno avuto l'influenza con la febbre a quaranta mentre traslocavano a mano. Loro non dormono da quando è iniziato il nuovo millennio, per colpa dei vicini, del materasso, del pensiero fisso della caldaia che fa un rumore strano. Non puoi competere. Non devi competere. Il loro dolore è sempre più autentico del tuo, perché è narrato con una ricchezza di dettagli che il tuo semplice "oggi sono un po' stanco" non potrà mai eguagliare.

A volte mi siedo a una cena con persone che non vedo da tanto ed il tavolo diventa un catalogo vivente di inconvenienti quotidiani. Si parla del traffico come se fosse una sciagura personale calata dal cielo, del tempo che non è mai come dovrebbe essere, dell'abbonamento in palestra che è lì a ricordarti che potresti essere migliore ma non lo sei. Io annuisco. Mastico la mia pizza con prosciutto cotto e patatine fritte. Guardo il cameriere che va e viene con i piatti. Lui non dice una parola. Sorride stanco, e in quel sorriso c'è tutto: la schiena che farà male a fine turno, l'orario che non finisce mai, le mance che non arrivano. Eppure non si lamenta. Non con noi, almeno.
Forse perché ha già capito che certi sfoghi sono un lusso che chi lavora davvero non si può permettere. O forse perché ha una vita vera là fuori, e questa è solo una parentesi rumorosa da sopportare.

Io sto nel mezzo. Ascolto. Ogni tanto mi scopro a pensare che anche io, in fondo, potrei dire la mia. Che anche a me è successa quella cosa, che anche io ho aspettato quaranta minuti in coda alla posta dietro a uno che doveva spedire un pacco ma non aveva capito come funzionava. Poi mi trattengo. Perché so come andrebbe a finire: diventerei uno di loro. Innesterei la mia piccola storia nel grande romanzo corale della lagnanza, e non ne uscirei più.

Eppure lo capisco, in fondo. Lamentarsi è un'abitudine che si prende senza accorgersene, come schioccare le dita o dire "cioè" ogni tre parole. All'inizio lo fai per sfogarti, poi lo fai perché ti sembra che gli altri ti ascoltino di più.
E forse è vero, una lamentela ben piazzata attira l'attenzione, crea complicità. Il problema è che dopo un po' diventa l'unico registro che conosci. Come un musicista che sa suonare solo canzoni tristi. E la gente, dopo un po', cambia stazione.

Io preferisco la via del divano. Il mio divano non parla, non giudica, non mi racconta quanto sia dura la sua giornata. Sta lì. A volte affonda un po' troppo da una parte, a volte il cuscino scivola e finisce per terra. Lo raccatto. Lo rimetto a posto. Non dico niente. Perché lamentarmi del cuscino sarebbe già un passo verso l'iscrizione a quel club. E io, per oggi, la tessera non la faccio.

Forse il segreto è tutto qui: accorgerti che la tapparella cigola quando la tiri su, e invece di raccontarlo a tutti come fosse un'aggressione subita, dare un colpetto secco e farla smettere. Godersi la tua bibita fresca senza doverla commentare. E quando qualcuno ti chiede come va, rispondere "Bene, grazie" e basta. Non perché vada tutto bene davvero, ma perché tenersi per sé il proprio "Mah" è un atto di gentilezza. Verso gli altri, certo. Ma soprattutto verso sé stessi. Ecco ...mi sto lamentando...di nuovo!

Fine

il Cantico dei lamentosi cronici testo di Strabik92
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