Ti ho coltivata in seno, crudele avversione, che mordi feroce, iniettando veleno d’insana passione.
Da te sfigurata d’orgoglio e disprezzo, l’anima, afflitta e prostrata, paga il suo prezzo: piegata al passato, cova rancori del torto che è stato.
Come ruota che gira e torna al suo inizio, il destino, a forma di spira, ripete il suo corso, rende schiavi del vizio. Così, l’anima chiusa nel cerchio, si svuota, inaridisce, come lago senz’affluente è stagno, imputridisce.
O Sisifo, sventurato fratello, anch’io trascino, ignaro del senso, il tuo stesso, immane, fardello!
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