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Oggi è domenica, e sarebbe stata una giornata meravigliosa per tapparsi in casa, se solo non avessi dato un'occhiata alle offerte di Piumè. Vado in visibilio per un coupon di sconto sul Dash da 23 lavaggi (vorrei sapere chi li conta), e così, quasi senza accorgermene, mi ritrovo vestita e con le chiavi in mano.
Il tempo è uggioso, ma non sembra voler piovere.
Raggiungo il negozio. Non c'è quasi nessuno, il paradiso. Comincio a riempire il carrello: due maschere viso in tessuto al collagene di spremuta d'adolescente, addirittura una fiala intera, lo sgrassatore con candeggina al profumo di figa appena lavata, un ombretto grigio talpa infastidita identico a quello che uso ancora intatto — perché non si sa mai che vada fuori produzione — e uno smalto color ciclamino selvatico del giardino del Sultano del Brunei.
Il Dash è terminato. L'unica cosa per cui ero uscita, pazienza. Alla cassa, spendendo venti euro, mi hanno regalato una piantina grassa stitica che chiedeva pietà. Infilo tutto in una borsa di Tigotà — la concorrenza — e la piantina a parte nel sacchettino di Piumè.
Sto per uscire e comincia a piovere a dirotto. Kitemurt, dico a bassa voce, guardando il cielo che mi sputa in un occhio.
Giro l'angolo ed entro da Prodet (due cose, veloci) con il sacchettino di Piumè dove hanno infilato la piantina sconsolata e la sportina di Tigotà. Il commesso era confuso. Sinceramente, anch'io, volevo solo tornarmene a casa.
Nel tragitto compro una slerfa di focaccia e penso a cosa guardare: su Prime Video, cazzo che convenienza, c'è roba a venti euro, anteprima cinema, oppure chiamo quell'amico e mi faccio passare aumma aumma Il Diavolo Veste Prada 2. Boh.
Tornata a casa, mangio la focaccia mentre i gatti mi circondano come a un Sabba, perché anche loro vogliono qualcosa da sgranocchiare.
Poi la focaccia mi è rimasta sullo stomaco e ho dovuto prendere la magnesia bisurata.
E poi non so più che dire. Me ne vado sul divano. Rutto, ciao.