"Qoelet 1:18"

scritto da Patrick Rodriguez
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Autore del testo Patrick Rodriguez

Testo: "Qoelet 1:18"
di Patrick Rodriguez

Verso le mie pene nel calice

e rendo grazie 

sino all'ultima goccia.

Ora

è il momento adatto

per cercare risposte

ai quesiti

che porterò con me

al culmine

di questo viaggio.

Pentirò

il riflesso mio.

Guarderò 

nell'abisso d'oblio.

Riderò 

dell'eccesso pio.

Ambirò al progresso

scappando dal regresso.

Resto

dunque

fatiscente

dinanzi

alle indomate tenebre

che circondano

le luci dei miei occhi

nelle notti ove

guardare nelle mie interiora

pare quasi come

cercare vita

nelle carcasse

dei sogni

che più non ricordo.

Resto solo un complice

degli atti

atti

a riempire

gli attimi.

Perdermi

proprio quando meno me lo aspetto

e mai cercarmi

perché la fine è nel ritrovarmi.

È l'ego

Il vero antagonista.

Introspezione caotica

retrospezione intimidatoria

creazione platonica

perdizione retorica

ma mai alcuna

azione eroica.

Sono Lucifero

alla ricerca delle mie ali

cercando di lavare il mio nome

dalle bocche dei bigotti.

Se potessi Io

ardere d'incandescenza

rappresenterei

certamente

l'inferno 

suddiviso

nei miei gironi craniali.

Pervade

ora

la mia figura

il dubbio.

Celo ora

il mio pensiero

nel cielo

ancora.

Libero

nell'esodo 

del sentimento

che assassina 

una parte di me.

Pareti di cuoio

ed il sangue come ruggine

a marcare l'anzianità del luogo.

La realtà trascende l'epica.

Tutto ciò che faccio

è rigurgitare su tela

la bile dello struggimento

trascrivendo 

ciò che vedo.

Gioia

ardore

penombra.

Sarei nullo 

senza le mie malinconie 

elevando 

ciò che ho di conscio 

mascherando agli altri 

le mie tribolazioni.

Nell'illusione della separazione

ho trovato l'unità. 

Unificare

la mente e l'amore.

Mi rendo libero

quando chiudo gli occhi

comprendendo che la realtà è l'incubo

mentre il sogno 

è l'espressione massima

repressa

di circostanze altrove disperse

in cui agire è realtà.

La spina dorsale

è la scalinata verso il paradiso

dove Dio è rinchiuso

nella mia stessa 

cella craniale.

La chiesa è solo

la cella del Sapere

così che il messaggio

si amalgami alla menzogna.

Il paradosso dell'esistenza

diviene chiaro

alla realizzazione

che l'inferno è l'esterno

ed il paradiso all'interno

scappare serve solo a cambiare girone

la consapevolezza meditativa è la chiave di San Pietro

non c'è un tunnel da seguire

è la luce a guardare te

non devi seguirla

ma lasciare che tu sia

la tua stessa

reminiscenza.

Proverò la quiete

quando al tramonto

non seguirà l'alba.

Sono alieno

alla mia essenza

nel pieno della mia evanescenza.

Lo spirito,

mente ed universo assieme.

La corrispondenza,

ciò che regola in basso regola in alto e viceversa.

La vibrazione,

tutto si muove e nulla giace.

La polarità,

non c'è singolarità, tutto è duale.

Il ritmo,

ogni cosa fluisce nelle proprie fasi.

La causa e l'effetto,

alcuna casualità ma solo conseguenza.

Il genere,

principio mascolino e femminino presenti su ogni piano.

Rovescia il costrutto

polverizzando l'identità

e specchiati nel prossimo

per riconoscere l'Io.

Cranio e petto

irradiati dalla stessa luce

così che l'inconscio 

torni conscio

dell'unità universale

e che possa io ardere di concretezza spirituale

riconoscendo la divinità

nella mia stessa persona.

L'unico obbligo

per sperimentare la vita

è dimenticare cosa sei.

L'unico motivo

per sperimentare la vita

è ricordare cosa sei.

Ora risponditi.

Chi sei?

"Qoelet 1:18" testo di Patrick Rodriguez
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