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"Non è possibile, non è possibile..." mormorò accasciandosi sulla poltroncina rossa, sita nell'androne della scuola Conti. Cercò di mantenere la calma tirando lunghi respiri, come nel corso di training autogeno che frequentava una volta alla settimana.
Dopo alcuni minuti Mirco ritornò a fissare il tabellone, niente. Quei maledetti numeri non mutavano di una virgola;fermi,immobili,come quelli della tavola pitagorica. La montagna aveva partorito un topolino: media voto di poco superiore al sei.
Con intenzione bellicose si diresse verso l'ufficio della Vincoso. Mirco avrebbe scuoiato la signorina Tic, e dato fuoco a quella immonda gabbia di matti. La rabbia salì dalla punta dell'alluce, fino ad arrivare ai pochi capelli che ornavano la testa pezziana.
"Buonasera Pezz..."
"E' una truffa...vergogna!"
"Che cosa?"
"Non giri intorno all'ombrellone senza fermarsi mai a prendere il sole!"
"Puoi essere un po' meno criptico?"
"Non li ha visti i voti?"
"Be', sì."
"Magari quel tizio che ha cantato l'inno d'Italia ha preso più di me. Saluti e baci alla meritocrazia."
"Non fare confronti con gli altri, non è corretto."
"E' colpa vostra."
"Nostra?"
"Sì. Mi avete presentato con voti troppo alti. Non dovevate farmi credere di valere più della realtà."
"Noi abbiamo aiutato tutti; quindi anche te. Indubbiamente,però, hai delle buone capacità."
"Allora può esserci solo una spiegazione a tutto quel che è accaduto."
"Qual è Pezzi'?"
"C'è stato Moggi di mezzo!"
"Non ho il piacere di conoscere questo professor Moggi, mi informerò. Secondo me, comunque, l'emozione ti ha giocato un brutto scherzo. L'anno prossimo andrà meglio."
"Un corno. L'anno prossimo andrò a fare gli esami al Plinio - l'unico istituto di ragioneria cittadino, distante cinquecento metri dalla Conti - come privatista."
"E' pericoloso; potresti essere bocciato."
"Vedremo. Almeno non pagherò 259,59 euro per farmi prendere per i fondelli."
"Sei troppo agitato, vai a berti qualche litro di camomilla. Ci vediamo dopo le vacanze."
"Non ho fin..."
"Arrivederci" la signorina Tic lo liquidò con un battito di ciglia. Mirco, ancora più furibondo, scese dalle scale a chiocciola.
I guai sono come le ciliegie, uno tira l'altro...imparò quel giorno la Vincoso.
Dieci minuti dopo l'uscita di scena di Mirco, arrivo Katia. Stesso destino di Pezzenti: si era presentata al Conclave come papabile, ne era uscita come curato di campagna. Medesimo itinerario anche alla Conti: tabellone, collasso sulla poltroncina rossa, ufficio della segretaria.
Le urla di Katia si udirono fino alla pensilina di fronte alla scuola. La Vincoso fece spallucce, irritando ulteriormente la polacca. Katia disse che avrebbe aspettato alcuni giorni, per veder cambiati i voti. Altrimenti avrebbe contattato il suo avvocato, dandogli mandato per fare ricorso. Nell'ordine:1)Al Tar;2)Al Consiglio di Stato;3) All'Onu. La segretaria restò basita. Katia salì sulla sua Seat Marbella rossa e si dileguò verso la Svizzera.
Alle ventitré la signorina Tic chiuse baracca a burattini.
Quello fu il primo giorno, dopo trent'anni di onorata carriera, che maledisse di essere andata a scuola.
Mirco rimuginò a lungo sul risultato degli esami. Nel corso dell'estate cambiò idea un centinaio di volte, sul proseguire o meno gli studi.
Solo a settembre inoltrato, incalzato dagli eventi e dalla Vincoso, trovò l'uscita del labirinto mentale nel quale si era cacciato.