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Era la mezzanotte della coscienza e lei sedeva, ma non su un trono, ma su un cumulo di parole non dette, attorcigliate come serpi.
Lei voleva dominare, ma non dinastie, non solo le anime, ma voleva dominare il dubbio.
Che nessuno potesse più dire "io" senza prima chiedere permesso al suo labirinto.
Non aveva frusta, aveva l’arte nera di Azzecca garbugli.
Un’arte appresa nel sussurro, perfezionata nell’ombra, non spezzava volontà, prendeva un "si" candido e lo immergeva nell’inchiostro di un "ma"
Prendeva un "no" e lo seppelliva sotto una lapide di "tuttavia"
Gli uomini entravano nella sua stanza con passi fermi e ne uscivano annodati, chiedendosi se avessero mai camminato.
Si credeva sovrano, ma era un becchino colmo di livore.
Ogni nodo che stringeva intorno agli altri, lo sentiva come un anello alla sua corona.
Non udiva il tintinnio, delle catene e le forgiava da sola, ridendo e chiamandole
" Il suo scettro"
Una notte e non fu scherzo della sua mente, senti un battito, non alla porta, ma veniva da dentro.
Un battito di ali nere, di pensiero che torna a posarsi, ed era lui:
Il corvo.
Ripeteva la sua liturgia beffarda, dal busto pallido della sua ragione,che aveva scolpito lei stessa.
"Chi sei?"
Chiese, sebbene conoscesse la risposta.
"Sono ogni alibi che hai vestito da armatura,sono la regina che volevi essere.
E guarda, non ho regno, ho solo questa stanza, ho te."
Tentò di alzarsi, di comandargli il silenzio, ma le membra non risposero.
Erano avvinte, non da funi, ma da sillogismi.
Ogni tentativo di comando si ritorceva in un cavillo che serrava la sua gola.
E allora comprese, con l’orrore lucido dei dannati:
Non aveva dominato nessuno, aveva dominato se stessa fino all’annientamento.
Aveva temuto tanto la sconfitta, che si era sconfitta per prima, preventivamente, chiamandola prudenza.
Il Corvo non volò via, perché avrebbe dovuto?
Si appollaiò sul cumulo di parole morte e la fissò.
Lei, la dominatrice, divenne uno spaventapasseri.
Lei, azzecca garbugli, fu il garbuglio finale.
La lampada si spense, non per vento,ma per assenza d’aria.
Nel buio, lei udiva il suo respiro, che si faceva nodo dopo nodo, sempre più corto.
E l’ultima parola che pensò, prima che il pensiero stesso si annodasse, fu la più semplice.
Quella che non aveva mai osato dire:
"Sono solo uno spaventapasseri"