Il gregge di pecore nere
Questa è una storia che è accaduta in un piccolo paese chiamato “Pecorolandia”, Così chiamato perché nel paese vivevano solo pastori e pecore. Questo paesino disperso nelle montagne di non so dove, sembrava fosse un dipinto di un grande artista dal gran che era bello e perfetto, tutto al suo posto, nel posto giusto. Le montagne in su, i pascoli appena sotto è ancora più giù le case, con i tetti a punta e rossi,così che il paese dall’alto delle montagne sembrava una grande scatola di pastelli ma solo di color rosso.
Tutti giorni i pastori partivano, di mattina presto, appena il sole era abbastanza sveglio da dargli il buon giorno e portavano le loro pecore su nei pascoli, appena sotto alle montagne. Nei pascoli stavano sempre tutti insieme, i pastori andavano d’accordo, la pensavano tutti allo stesso modo e non c’era proprio bisogno di litigare: dividevano i pascoli per far mangiare le loro pecore , dividevano sempre il loro pranzo, dividevano sogni e nuove idee per far produrre sempre più lana alle loro pecore. Tutto andava bene, infatti, loro producevano la migliore la più bianca di tutte le lane del mondo. La lana di Pecorolandia era famosa per il suo pregiato color bianco, probabilmente perchè i pastori avevano tutte le pecore di un colore bianco che più bianco non si può.
Un giorno nel paese arrivo un nuovo pastore, veniva da molto lontano e conoscendo la fama di pecorolandia, immaginava che li avrebbe potuto produrre tantissima lana con il suo gregge di pecore, e riuscire finalmente ed avere una casa un lavoro ed un pò di felicità.
Il nuovo pastore incontro gli abitanti e chiese a loro il permesso di vivere li con le sue pecore.
La prima risposta fu sì da tutti:” ingrandirci un po’ ci servirà” dicevano, ma poi sgomento!!!! videro le sue pecore e scoprirono che lui, aveva solo pecore nere. Si arrabbiarono molto,e lo cacciarono dal paese dicendo …”vattene, noi non vogliamo pecore nere, rovinerebbero la nostra lana e poi noi stiamo bene tra noi che siamo “tutti uguali”………………….. tu sei un pò diverso, sei un tipo strano. “Lo straniero” così cominciarono a chiamarlo nel villaggio perché secondo loro era proprio strano.
Lo straniero si allontano dal paese è andò a ripararsi in una grotta là sui monti sopra ai pascoli.Rimase solo con le sue pecore nere. Là nella grotta faceva freddo e lui aveva fame, le provviste non erano infinite e non sapeva più cosa fare. Ma la speranza è l’ultima a morire, gli diceva sempre una sua amica, la vecchia pandora, così quella mattina mentre guardava due delle sue pecore,con in sottofondo il paese che sembrava una scatola di pastelli gli venne un’idea …. Quelle pecore erano tutte uguali e lui non le riconosceva mai, così dentro di se pensò: “se io divento uguale a loro mi accetteranno di sicuro perchè non potranno riconoscere la mia diversità”. Il piano cominciò, si travestì da pecorolandiese(abitante di pecorolandia), colorò tutte le sue pecore di bianco e andò al paese; mentre camminava cercava di pensare proprio come uno di loro; quando arrivo al paese si presentò con un falso nome e tutti lo accolsero molto bene, nessuno lo aveva riconosciuto. Così, fingendo di essere un altro venne accettato dai pecorolandiesi.
Col passare del tempo il pastore straniero si sentiva ugualmente solo anche se gli altri gli volevano bene, perchè lui sapeva che era tutto finto: non volevano bene a lui ma ad un personaggio inventato.Una sera pensava “è molto triste che questi pastori vogliano bene solo a quelli che sono uguali a loro e gli altri non li vogliano nemmeno tra i piedi ,è stupido questo comportamento diceva tra se e se: “da uno che sa delle altre cose, cioè uno straniero posso imparare molto invece da uno che sa le loro stesse cose e pensa nello stesso modo non imparano niente di nuovo, possono e rimarranno sempre uguali, che noia”.
Cominciò cosi ad insegnare nuovi lavori, nuove storie, nuove idee ai pastori, restando però travestito da pecrolandiese così loro si fidavano,ed impararavano molte nuove cose.
Passo molto tempo e lo straniero divenne una persona stimata da tutti, ma lui non stava bene, sentiva sempre di tradire la sua vera cultura, quello che veramente era.
Un giorno si svegliò di buon mattino, era inspiegabilmente felice: sorrise guardò fuori il sole splendeva e illuminava tutto il paese. Si fermò a pensare e cominciò a sorridere poi a ridere da solo, poi rideva proprio con gusto, la risata gli donò una grande forza e voglia di cambiare, si tolse e buttò via i suoi travestimenti, corse fuori a gridare che lui era diverso, era uno straniero e voleva restare diverso perché la diversità arricchisce tutti.
Nel paese rimasero molto stupiti, si guardarono tutti in faccia,e insieme gli risposero “sarai diverso,ma va bene, tanto ora sembri cosi simile a noi”. Lo straniero li guardo disse “ Siete sicuri , che non siete voi ad essere più simili a me”.
A me non importa chi è più simile a chi, m’ importa crescere ed imparare a stare insieme e a insegnarsi cose diverse l’un l’altro. A voi cosa importa?
Luca Del monte
il gregge di pecore nere testo di lukdumont