"Anaconda"

scritto da clezio
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Autore del testo clezio

Testo: "Anaconda"
di clezio

Le mie giornate si spengono
a notte fonda,
assieme all'insegna dell'Anaconda,
l'unico bar
per Anime notturne
in questa pallosa e bigotta Città.

Tra un bianco e un Campari
il tempo vola
e la solitudine affoga.

L'Anaconda è un porto di mare,
facce vecchie con vecchi peccati,
facce nuove con sogni stroncati.

La sala è terra di approcci
per Anime sole.
Poeti, scrittori,
puttane e ricchioni
a caccia di un verso,
una ispirazione,
un cliente,
una storia.

Questa sera ho alzato il "gomito"
è affogata la malinconia,
mi sento leggero;
ho voglia di compagnia.

La bionda al tavolo di fronte
è sola, è anche bella.
Mi alzo, barcollo, sono ubriaco,
anche invogliato dal mio stato;
una figura di merda non lascia traccia.

-Ciao, posso sedermi?
Senza manco alzare il capo:
-se ti va!
-Sei sola?
-Senti, non tirarla per le lunghe,
vuoi scopare?
Cinquanta Euro in macchina,
cento in albergo,
non faccio pompini e neanche dietro;
e solo col preservativo.
-E che cazzo!
-Un poco di eleganza!
-L'eleganza?
-Devi andare in via Monte Napoleone,
questo è uno schifoso bar,
non ci sono manquen, solo puttane.

L'Anaconda è un bar
di Anime scadute,
gente fallita dai sogni svaniti
e vita grama,
di una pallosa e bigotta città.

Esco fuori a pisciare.

Ti piscio in faccia
Anaconda,
ti piscio in faccia
città bigotta,
ti piscio in faccia
e rido,
vita fallita.
"Anaconda" testo di clezio
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