« Credo nel duro lavoro, nell'allenarsi, nel buttarsi in qualcosa per cui hai una passione. Credo nell'idea che se t'impegni puoi conquistare tutto». Questo dice Oscar, con gli occhi severi di chi non è disposto a desistere. Con gli occhi lucidi di chi da sempre si impegna per condurre una vita nomale. E questa è la sua più grande conquista, oggi. Oggi che le sue gambe non sono più un ostacolo, ma un'opportunità.
Le sue parole sono un invito a mettere da parte stereotipi e luoghi comuni, a deporre le armi ideologiche e a riflettere e a rivalutare ciò che ormai ripetutamente e scioccamente diamo per scontato. Le s
Le sue parole sono dolorosi schiaffi alle nostre anime. Pungenti, propriamente ciniche e impietose, portano il fardello di una pesante accusa verso la categoria dei normodotati. Verso chi, per paura, per inerzia, per ignavia, disdegna il dono della "normalità", rinunciando alla possibilità di rendere la sua vita eccezionale.
Ecco come quei normodotati, così apparentemente avvantaggiati, si rivelano amorfi, consueti e anonimi nella loro banalità. Non hanno quell'incredibile coraggio di lottare, di andare controcorrente. Quella singolare tenacia propria solo di chi si è costruito da sè; di chi da sempre ha contato esclusivamente sulle sue forze per poter andare avanti. Quel carisma che rende quelli come Oscar diversi; che li rende impareggiabili; che fa di loro delle leggendarie, sebbene del tutto innovative, figure esemplari.
E' in questo senso che Pistorius è il pioniere di una vera e propria rivoluzione che irrompe con una forza talmente impetuosa da mettere in subbuglio le nostre anime di comuni spettatori, ribaltando completamente le nostre convinzioni.
Oscar per la prima volta ha distrutto, con la miracolosa potenza della volontà, i limiti che attanagliano l'handicap, rendendo possibile l'impensabile, rendendo naturale l'inverosimile.
« Non sono un disabile, è solo che non ho le gambe » ripete sempre, quasi a volersene convincere nei momenti di sconforto, quasi a voler incenerire, con il fuoco divampante delle sue parole, chi lo ostacola, chi giudica le sue protesi alla stregua di un'illecita sostanza dopante. Discriminazione dentro la discriminazione.
Ora va veloce per la sua strada Oscar, non si lascia sviare da niente. Non si lascia ingannare da chi finge di commuoversi davanti alla disabilità e poi la rifiuta. Perchè è facile eludere i problemi, lui lo sa bene. E' molto più faticoso rimboccarsi le maniche e mettersi alla ricerca di possibili soluzioni. Lo sa bene chi ha creduto alle sue affermazioni. Chi in lui ha visto l'incarnazione delle proprie aspirazioni. Chi, come lui, chiede, implora, pretende che gli venga riconosciuta quella normalità che gli spetta di diritto.
E intanto cresce a dismisura il numero dei diversamente abili che domandano di gareggiare con i normodotati.
Non è forse questa la più sorprendente delle rivoluzioni? Non è forse questo il sintomo dell'avvento di un futuro che vedrà abolita ogni disparità, abbattuti i limiti di insensati categorie, a vantaggio di quella totale libertà individuale tanto bramata? Ebbene sì, siamo di fronte al più eccezionale dei cambiamenti. Con l'aiuto dei progressi scientifici e di chi, come oscar, scalpita per far valere i suoi diritti, sembra quasi che i ruoli si stiano invertendo.
E altro non è se non questa, la più grande conquista di Oscar. Proprio lui, quel campione senza gambe, quell'estroso personaggio così saldo e incrollabile nelle sue idee, con la sua storia, la sua forza, i suoi slanci e le sue debolezze, ha incoraggiato l'umanità a guardare finalmente il mondo da una prospettiva che non conosce limiti.
Londra ti attende, Oscar.
Ancora una volta porta in gara il tuo sguardo tenace e il tuo sorriso sicuro di chi non teme.
Il mondo te ne sarà grato.
IL MIRACOLO DI OSCAR-La volontà che rende diversi testo di Evelina