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Sono uno scultore di materia e di parole,
musicista dei silenzi e disegnatore di favole:
cammino nel mondo per raccogliere frammenti di vita
e trasformarli in pura magia.
Creatore di storie,
così mi definisco quando creo una poesia:
non amo la rima baciata, ma raccontare la vita
del momento.
Mi piace camminare nei vicoli del mondo
raccogliendo frammenti di vita,
vecchie canzoni trascinate dal vento e i respiri del mare,
per trasformarli in fiabe o poesie.
Quando scrivo, non uso l'inchiostro dei letterati;
uso i colori per dipingere un quadro immaginario.
Mi dicono che ho una magia unica
nel mio modo di raccontare un incanto,
che non ha bisogno di castelli fatati
o draghi sputafuoco,
perché la vera meraviglia, la trovo
nelle pieghe della vita quotidiana.
È la foto di una stanza illuminata
dal riflesso di un ricordo,
di una melodia accennata sui tasti
di un pianoforte di notte,
o del profilo di un'unica donna amata da sempre,
musa ed essenza della mia vita.
Nelle mie storie si respira la polvere del marmo
che diventa carezza sotto le mie dita di scultore,
l'odore della pioggia sui vetri
e quella malinconia dolce
che solo chi ha vissuto davvero
sa trasformare in poesia.
Non ci sono rime forzate a stringere i pensieri;
la mia è una prosa che scorre libera,
come un racconto fatto a bassa voce
sul ciglio di una strada,
capace di farti guardare il cielo e vedere,
anche solo per un attimo,
una luna di carta
brillare più di quella vera.
Perché in fondo, scrivere fiabe o poesie è proprio questo:
ricordare al mondo che l'incanto non è mai svanito,
ha solo bisogno di occhi capaci di cercarlo.