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Arriviamo in mensa con una fame bastarda e, come sempre, veniamo assaliti da zaffate violente di fritto, soffritto e aglio. Saliamo le scale verso il self-service, prendiamo il solito vassoio appiccicoso, le forchette lunghe un avambraccio, i coltelli che non tagliano manco lo stracazzo di tonno e ci rassegniamo a quello che passa il convento.
Ieri il menu offriva riso e bocconcini di pollo al curry. Sembrava un'idea figa. Appunto, sembrava. Prendo la prima forchettata, la porto alla bocca e... un puzzo terribile di sborra.
Guardo il mio collega: «Ohi, ma sa di sborra!»
«Eh, sì» risponde lui.
E io: «"Eh, sì" cosa?! "Eh, sì, che schifo!", semmai!»
Per giunta, i bocconcini dentro sono completamente crudi. Ma siccome non si può morire di fame, ci tappiamo il naso e apriamo la bocca, mentre le mosche ci svolazzano intorno.
Il mio collega mi spiega che ha quell'odore perché buttano l'acqua della pasta nel riso per tenerlo caldo, come se questo potesse in qualche modo confortarmi.
Alla fine lascio quasi tutto nel piatto e mi avvento sulla macedonia... marcescente. Niente da fare, non è cosa. Usciamo da lì con più fame di prima, così decidiamo di ripiegare sul bar per prendere qualcosa di dolce.
Scelgo una crostata. Che idea di merda.
È la crostata più insignificante della storia dell'umanità: cerco il sapore del burro, ma il burro non c'è. Sono profondamente delusa e triste.
In quel momento un altro collega mi guarda e spara la battuta: «La prova costume è vicina, uah uah uah!».
Ma pensasse per sé, impertinente e maleducato. Gli rispondo con un sorriso falso e i coltelli negli occhi.
Però, oddio... a pensarci bene ha ragione. Com'è che era la nuova collezione di Tezenis?