Qual è la prima cosa che facciamo di mattina, appena svegli? Ci stiracchiamo, pensiamo al senso della vita mentre fissiamo l’interessantissimo soffitto, muro o pavimento (senza nulla togliere all’armadio) e sbadigliamo. Poi? C’è chi va subito al bagno a liberare la povera vescica, c’è chi va immediatamente a preparare (dipende) e consumare la colazione, c’è chi (mio dio come vi va, ancora lo devo capire) va a correre e chi, tra i più audaci, si contempla allo specchio per un lasso di tempo abbastanza lungo, eccessivamente lungo, paurosamente lungo. Vi ci rispecchiate, almeno un pochettino, alle suddette tipologie? Io no. Eh no, lo devo ammettere! Anzi, lo dobbiamo ammettere, perché non credo di essere l’unica. La prima cosa che faccio io è controllare il cellulare. Voi?
Controllare il cellulare, ossia “controllare” se la nostra vita abbia subito un notevole cambiamento in base ai likes di qualcuno o ad un tweet più o meno interessante. Spasmodicamente aggiorniamo le nostre app dei “social” nell’infausta situazione di non aver ricevuto nessuna notifica. Lasciamo i nostri occhi sguizzare da una notizia all’altra, da un aperitivo di Tizio alla festa di fidanzamento di Caio…finiamo ad interessarci di cose inutili, finiamo a guardare vecchie foto della cugina dell’amico della fidanzata attuale di una nuostra ex fiamma in poco meno di 5 secondi. Ci interessa davvero? Naturalmente no. Il nostro cervello però, nonostante sia già pieno di informazioni sicuramente più importanti, trova sempre uno spazio per questa spazzatura. Certo, durerà poco ma nel frattempo occupiamo spazio. Servirebbe una micro SD di memoria anche per la nostra testa!
Quello che veramente questa simbiosi con il nostro cellulare e quindi il dualismo tra un mondo reale e un mondo puramente virtuale ci comporta, è il sensibile – quanto sciocco – aumento delle nostre “paturnie mentali”. Sconcertante, no? Eppure, non è forse vero che da ogni cosa che osserviamo nel nostro piccolo grande immenso mondo social, ne giriamo un film degno di Oscar? Se vediamo il like del tipo che ci piace (parlo secondo la mia visione femminile per pura comodità, ma il discorso è applicabile a chiunque) sotto una foto di una ragazza, poco ci importa se si tratta della sorella…ci “rosichiamo”, per dirla in minimi termini ! La nostra mente comincia ad arrovellarsi inutilmente (ammettiamolo) e perdiamo di vista la ragione. Questo poi è solo un esempio…un classico! Un cult, per tornare ai film.
Uscirne? Non si può, a meno che non accettiamo di disgregare il nostro impero virtuale…insomma di cancellare il nostro ingombrante profilo da tutte le piattaforme sociali che Internet ci ha fornito e ritirarsi ad una vita ascetica. L’ho dipinta tragica, ma credo che abbia espresso bene l’idea. Semplicemente NON possiamo. Non possiamo non far vedere dove andiamo il sabato, qual è la canzone che stiamo ascoltando in quel momento e come ci siamo vestiti alla comunione di una nostra parente (…la comunione di nostra cugina è solo una scusa per sfoderare la pelliccetta di Imperial, con tanto di tag su Instagram). Ci siamo creati una nostra personale rete televisiva tramite la quale ci teniamo ad aggiornare tutti gli spettatori circa le nostre cose (che poi non sono più tanto nostre). Sempre, costantemente ed accuratamente…come un tg!
Questo è solo un riassunto quasi favolistico della nostra vita virtuale e mi rendo conto che nella realtà è molto più complicato rendersi conto di questa soggettazione e ancora più complicato uscirne. Siamo fatti anche di questo dopo tutto, è uno degli elementi che ci distingue dai nostri avi e uno dei grandi aspetti che compongono la nostra società attuale. L’unica cosa fondamentale, anzi l’unica raccomandazione, è quella di non farsi divorare da ciò, di non farsi “risucchiare” da uno schermo. La realtà è quella che sta fuori dal telefono ed è di certo più stimolante, importante e essenziale del rispondere ad un tweet!
Paturnie virtuali testo di Flama