L'ULTIMA SERA (QUARTO E ULTIMO ATTO)

scritto da GIUFOR
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 8 anni fa • Revisionato 8 anni fa
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RACCONTO REALE-IMMAGINARIO IN QUATTRO PARTI CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA (CAMEO) DELLO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO
- Nota dell'autore GIUFOR

Testo: L'ULTIMA SERA (QUARTO E ULTIMO ATTO)
di GIUFOR

Come posto scelsero un grosso centro di quasi 80.000
abitanti che si trova ai confini esatti tra la provincia di
Napoli e quella di Caserta, la città si chiama Aversa (CE)
ed è a metà strada sia per Gesualdo e Giuditta per il loro
ritorno nell'entroterra casertano e sia per tutti gli altri
ragazzi per il rientro nel territorio napoletano, individuata
la pizzeria, si diedero appuntamento davanti alla stessa
per le ore 19,00.
Giuditta dalla sua residenza raggiunse Aversa con il
motorino e casco lasciando un po perplesso Gesualdo per
questa scelta, comunque la serata era bella e tiepida, gli
altri ragazzi invece furono accompagnati, chi dai fratelli più
grandi e chi dai propri genitori con l'accordo poi che
sarebbero andati a riprenderli per le ore 21/21,30.
Entrarono nella pizzeria e Gesualdo chiese ad un cameriere
di affiancare 3 o 4 tavolini, presero posto e tra risate, battute
e scherzi si apprestavano a festeggiare l'ultima sera di ...
scuola, per il fatto che tra scherzi e battute, Gesualdo avrebbe
impartito anche qualche lezione scolastica, era il Giovedì Santo,
Gesualdo sarebbe partito la mattina del giorno dopo per
trascorrere circa 10 giorni con i suoi cari genitori.
All'uscita della pizzeria si salutarono scambiandosi gli auguri
e ognuno prese la propria direzione, intanto erano arrivati anche
i parenti dei ragazzi. Gesualdo disse a Giuditta di andare
cautamente avanti con il motorino, lui l'avrebbe seguita a debita
distanza, passato Capua, dopo circa 2 km, la ragazza avrebbe
dovuto svoltare a destra per raggiungere la propria abitazione,
mentre Gesualdo avrebbe proseguito ancora per circa altri 10
chilometri, invece passato Capua e arrivati allo svincolo
pertinente a Giuditta... stranamente la ragazza tirò diritto,
" benedetta ragazza" disse Gesualdo ad alta voce, "ma cosa vuole
fare? accompagnarmi fino a casa?" e nel frattempo dicendolo questo la
lampeggiava, ma lei imperterrita proseguiva sempre, arrivati nel
mezzo dell'incrocio dal quale a sinistra avrebbe svoltato Gesualdo
per raggiungere poi dopo 4 km di leggere salite e svariate curve il
paese dove abitava che si chiama Calvi Risorta (CE)... Giuditta
rallentò maldestramente e sbandò cadendo sull'asfalto, Gesualdo subito
bloccò la macchina, stava per scendere a soccorrerla...quando
all'improvviso sgommando apparvero quattro forti fari di due macchine,
una a destra e l'altra a sinistra, abbagliarono e inchiodarono proprio
nel mezzo dell'incrocio lo sbalordito Gesualdo, scesero due uomini
da una macchina (l'altra macchina nel frattempo retrocedeva per
defilarsi e controllare la strada con un solo uomo alla guida)
dall'apparente età di 25/30 anni, lo scaraventarono fuori dall'abitacolo
e incominciarono a riempire di botte con calci e pugni il povero
Gesualdo che era ancora incredulo per quello che gli stava succedendo,
uno dei due gli disse: "Professò vi avevamo avvisato" e ancora pugni
e calci, Gesualdo da tale violenza barcollando cadde a terra, mentre uno
dei due lo alleggeriva di orologio e portafogli, doveva sembrare
un'aggressione a scopo di rapina, ormai Gesualdo era una maschera
di sangue, la candita camicia era diventata tutta rossa, riuscì a dire solo
e con un filo di voce..."che state facendo" uno dei due non soddisfatto
gli conficcò una lama del coltello nel costato destro, nonostante l'altro suo
compare non fosse d'accordo, nel frattempo Giuditta sconvolta e impietrita
aveva assistito a tutta la scena, disperata salì sul motorino gridando:
"NO, NO, NO, LO STATE UCCIDENDO, NO, NON DOVEVA ANDARE COSI'
NON ERA QUESTO QUELLO CHE MI AVEVATE DETTO" agitata e tremante
prese il suo telefonino nuovo di zecca e di ultima generazione che le era
stato regalato e riuscì a comporre il 112 dei carabinieri, poi subito lo buttò
per aria, poi ancora, si mise una mano nella tasca dei jeans, tirò fuori 300
euro e buttò anche quelli in aria, sempre più disperata correva follemente
dicendosi: "cosa ho fatto, cosa ho fatto, l'ho tradito, l'ho tradito, NO, NO, NO"
inevitabilmente perse il controllo del motorino e si spiaccicò con un violento
urto contro l'enorme tronco di un albero che era adiacente al ciglio della strada,
Giuditta "la scariota" morì sul colpo.
Contemporaneamente una pattuglia dei carabinieri che perlustrava la zona più
lontana dal luogo dell'accaduto, si recò come da segnalazione della centrale
operativa immediatamente sul posto, vide tutta la raccapricciante scena
dell'aggressione che era ancora in atto, i carabinieri fecero fuoco, i due risposero
al fuoco (nel frattempo l'altra macchina defilata subito scappò, ma il conducente
sarebbe stato ben presto catturato durante la notte) ma furono subito colpiti
gravemente, i carabinieri presero atto di quella orribile e cruente scena, chiamarono
subito un'ambulanza del vicino poliambulatorio distante due chilometri dall'incrocio
e due chilometri prima di Calvi Risorta, i tre erano ancora vivi, ma le loro condizioni
apparvero subito gravissime, furono momentaneamente adagiati su tre lettini in
una stanza del pronto soccorso nell'attesa poi di essere urgentemente trasferiti
all'ospedale Civile di Caserta, non ci arrivarono mai, spirarono poco dopo tutti e tre
nel pronto soccorso, il Professore Gesualdo Cristonini era morto..........................
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Passarono diversi anni, il gruppo del compianto Professore Gesualdo Cristonini
era sempre più compatto e unito che mai: chi si era sposato e avuto anche dei
figli, chi si era realizzato nella professione appresa a scuola, chi invece aveva
abbandonato prematuramente l'istituto per scegliere la strada del Seminario come
fecero Giacomino da Mugnano e Tad (Taddeo) e chi faceva anche del convinto
volontariato, comunque erano diventati uomini a tutti gli effetti e non si persero mai
di vista, abbracciarono anche tante iniziative a scopo benefico e caritatevole.
Due erano i luoghi dove amavano andare tutti insieme quando il tempo a loro lo
permetteva; uno era il posto dove perse la vita Giuditta, (in seguito fu fatta una
parziale luce sulla vicenda e i suoi antefatti con le ritrovate ed evidenti prove
e le attendibili supposizioni) quando andavano, Giacomino e Taddeo recitavano le
preghiere per la ragazza e ognuno di loro deponeva un cero e un mazzo di fiori.
L'altro posto era la loro ex scuola professionale che adesso si chiamava "Gesualdo
Cristonini" il gruppo stesso si impegnò con raccolte di firme e conoscenze di
personalità influenti, politiche e... pulite del Comune di appartenenza, l'istituto
era stato "bonificato" in tutti i sensi, di tanto in tanto venivano effettuate delle
ristrutturazioni e opportuni lavori di rifacimento, ma si doveva prestare sempre
accortezza e attenzione per le possibili e rischiose infiltrazioni dovute non solo
alle intemperie ma soprattutto a quelle camorristiche sempre in agguato.
Un giorno mentre gli amici si accingevano ad entrare nel nuovo istituto come
facevano spesso... sconvolti e annichiliti videro scendere dalle scale dell'ingresso
due uomini, uno era lo scrittore Roberto Saviano e l'altro...incredibile a crederci
era...il Professore Gesualdo Cristonini!, vi lascio immaginare la scioccante,
strabiliante sorpresa e lo sgomento da parte del gruppo, Tom incredulo disse:
"NO, svegliatemi sto sognando non posso crederci" Pietro: "è il fantasma del
Professore, ma allora è morto anche Saviano visto che stanno insieme, sappiamo
che è un morto che cammina ma risulta ancora in vita", sia Saviano che Gesualdo
andarono loro incontro sorridendo, disse Gesualdo: "io so tutto di voi, lui mi
chiamava Aldo come tutti in famiglia per distinguerci , sono... ero il suo unico
cugino, ho 33 anni e sono professore, da oggi e per sempre sarò solo
Gesualdo Cristonini" aveva i stessi capelli come taglio e come colore, biondo-
castano, stessa barba e gli stessi occhi azzurri, indossava camicia bianca,
giacca di renna, jeans e scarpe di camoscio come suo cugino, insomma erano
due gocce d'acqua, "ragazzi sono ritornato tra di voi", invece Roberto Saviano
era immerso in una miriade di fogli volanti e sorridendo sempre disse loro
sventolando con forza i fogli: "ragazzi, incominciamo? siete pronti per scrivere
insieme un mio nuovo romanzo?".........................................................................

Nella zona montuosa e prealpina del biellese, là, in quel posto che sembra appartenere
più al cielo che alla terra...i vecchi genitori di Gesualdo nelle belle giornate di sole
e sempre in quel cielo azzurro e terso, scorgevano spesso gli occhi di Gesualdo che
li guardava da lassù e scorgevano anche i suoi capelli biondo grano nel fieno di Maggio
colorato dal sole e pettinato dal vento, nei tramonti estivi poi, a volte un gioco di colori e di
venti tra le nuvole all'orizzonte, creavano strane forme e sagome, tra le tante sembrava ad
essi di intravedere un giovane dai capelli lunghi tenere per mano una ragazza. FINE



L'ULTIMA SERA (QUARTO E ULTIMO ATTO) testo di GIUFOR
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