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Non so l’amore.
O forse sì,
ma non conosco quell’arte sottile
che insegna a dosarsi,
a trattenere il cuore,
a lasciare gli altri nel dubbio
per sentirsi desiderati.
Quando qualcuno sfiora la mia anima
io non conosco strategie.
So soltanto essere vera.
Consegno il cento per cento
senza conservare una briciola,
e ogni volta
chi avevo scelto
diventa orizzonte,
poi distanza,
poi silenzio.
Mi dicono che do troppo.
Troppa presenza.
Troppa cura.
Troppo tempo.
Troppo amore.
Come se il difetto
fosse avere il cuore intero.
Così mi insegnano a ridimensionarmi,
a pesare ogni parola,
a sembrare meno,
a fingere indifferenza,
a costruire maschere
che io non so indossare.
Perché in questo mondo
la sincerità sembra un errore,
mentre chi nasconde il volto
viene applaudito.
E allora mi chiedo
quando abbiamo deciso
che essere veri
fosse diventata una debolezza.
Io non ci riesco.
Non riesco a diventare crudele
solo perché la crudeltà
sembra proteggere dal dolore.
Non riesco a ferire
per paura di essere ferita.
Non riesco a essere
ciò che non sono.
Io sono quella donna
che sorride
quando sente ridere un bambino.
Quella che si inginocchia
davanti a un ginocchio sbucciato,
regala una caramella,
cura una ferita
come se fosse la più importante del mondo.
Sono quella
che si ferma davanti a un tramonto
perché certe bellezze
meritano silenzio.
Sono quella
che in uno sguardo sincero,
in una mano sui fianchi,
in un bacio sulla fronte,
riesce ancora
a sentire l’universo tremarle dentro.
Sono quella
che se qualcuno resta indietro
non accelera.
Aspetta.
Tende la mano.
E rimane lì,
finché l’altro
non trova il coraggio
di afferrarla.
Forse sono troppo buona.
Forse perdono
più di quanto dovrei.
Forse ricucio
anche ciò che gli altri
continuano a strappare.
Tutti mi chiamano meravigliosa.
Eppure,
quasi sempre,
sono proprio quelli
che trovano la mia luce
a lasciarmi al buio.
Mi rompono il cuore,
mi confondono la mente,
e poi se ne vanno,
mentre io,
in silenzio,
raccolgo ogni frammento,
mi ricompongo
e torno a splendere.
Ma ogni rinascita
costa un pezzo di anima.
E oggi sono stanca.
Stanca di sentirmi dire
che dovrei essere diversa.
Stanca di vivere
in un tempo
dove la bontà
sembra un difetto
e l’autenticità
una colpa.
Perché il mondo dice
di essere bello
proprio perché è vario.
Eppure io,
in mezzo a tutta questa folla,
continuo a incontrare
gli stessi cuori travestiti
con nomi diversi.
Forse il mio errore
non è amare troppo.
Forse il mio errore
è continuare a credere
che da qualche parte
esista qualcuno
capace di restare
senza chiedermi
di smettere
di essere me.
E se quel giorno
non dovesse arrivare,
allora sceglierò comunque
di custodire questa luce.
Perché preferisco
un cuore ferito,
ma ancora capace di amare,
che un cuore salvo
solo perché
ha dimenticato
come si fa.