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Da quando convivo con uno di voi vi osservo sempre più spesso e continuo a non capirvi.
Ma siete seri?
Passate la vita a lamentarvi del lavoro stressante, della corsa continua e del bisogno di trovare un po’ di pace.
E non vedete l’ora che arrivino le vacanze.
E avete ragione.
Poi però mi lasciate senza parole.
Partite tutti insieme.
Ammassati.
Ammucchiati.
E vi ritrovate tutti nella stessa identica cittadina.
Anche io ho le orecchie.
Lo ascolto anch’io il telegiornale.
Code per tutta l’autostrada.
E allora, facendo due conti, mi sono fatta un’idea.
Metà vacanza la passate in macchina.
L’altra metà a cercare un parcheggio.
E quando finalmente parcheggiate…
Via.
Tutti in spiaggia.
A litigare con quello dell’ombrellone accanto che vi ruba i vostri cinquanta centimetri di ombra.
Che avete pure pagato.
Ma che ridere.
E quando finalmente vi vedo tutti belli incazzati…
È già ora di tornare a casa.
Vi siete divertiti?
E poi dite che sono un’oca io.
Invece di parlare a vanvera, ascoltatemi.
Fate come me.
Quando ho fame becco.
Quando sono felice apro le ali e faccio un balletto.
Quando voglio fare un bagno entro in acqua.
Se c’è troppa confusione cambio stagno.
È così semplice.
Siete proprio strani voi umani.
Predicate bene e razzolate male.
Poi però quella col cervello da oca sarei io.