Fingere
Il senso di questa parola è sintetizzato nel modo seguente da due, secondo me, tra i più autorevoli dizionari della lingua italiana.
Il Devoto – Oli, che riporta come significato: “simulare, apposta e per scopi di solito non lodevoli; inventare o supporre nell’ambito della fantasia o dell’immaginazione; plasmare, modellare, formare”.
Il Sabatini – Coletti, che dà come definizione: “immaginare, inventare qualcosa con la fantasia; simulare qualcosa, per farlo credere agli altri; voler sembrare, apparire in un modo diverso da ciò che si è”.
Nella nostra società tutto questo fa ormai parte del comportamento convenzionale e ricorrente di un numero sempre più elevato di persone, specie tra i giovani, un luogo comune, uno schema fisso, un cliché. E’ questo lo stereotipo di persona vincente proposto dalla pubblicità. Per cercare di far colpo, per affermarsi è importante apparire, mostrare di sé un’immagine falsata, molto diversa di quella reale; si ricorre sempre più spesso a ritocchi chirurgici per modellare questa o quell’altra parte del corpo, a lampade abbronzanti per cercare di assomigliare, il più possibile, alle persone di colore, i negri, che però riteniamo inferiori a noi più delle bestie.
Fingere, apparire! E’ questo il modus vivendi della nostra società.
Nella lingua napoletana non esiste un termine, una parola, che spieghi il significato di “fingere”; esiste, invece, un’espressione composta da due sole parole, due verbi: « fa’ vede’ » (far vedere) che racchiude, però, il senso di tutto quanto sopra esposto.
Nell’antica Grecia gli attori teatrali solevano indossare, durante le rappresentazioni, delle maschere con la doppia funzione: di caratterizzare il personaggio e di cassa di risonanza per amplificare la voce e rendere più udibili i dialoghi. Queste maschere, il più delle volte erano tutt’altro che belle e conferivano a ogni singolo attore e attrice un aspetto del tutto indifferente agli inutili canoni estetici di sorta. Il vero valore, sia artistico che personale, scaturiva esclusivamente dalla capacità, la bravura e tutte le altre qualità interiori dell’attore cosi che la maschera serviva a fare in modo che l’aspetto esteriore non influenzasse il giudizio nei suoi confronti, tanto in negativo quanto in positivo.
Chissà che la maschera, simbolo di finzione, nascondendo il volto, non fa’ vede’ il reale valore, delle cose e delle persone, esclusivamente ed essenzialmente interiore.
Fa' vede'? testo di Peppe51